In Emilia-Romagna il 45,9% dei bambini 0-3 frequenta gli asili nido: dalla Regione oltre 37 milioni di investimento (+55% rispetto al 2022), per sostenere quasi 7mila posti

In Emilia-Romagna, nell’anno educativo 2026-27, il 45,9% dei bambini e delle bambine tra 0 e 3 anni frequenta i servizi per la prima infanzia. La Regione supera così, con 4 anni di anticipo, il traguardo del 45% che l’Europa ha fissato per il 2030.

Nell’anno appena avviato, sono infatti 38.649 i bambini e le bambine sotto i tre anni che accedono a un nido o a un servizio educativo, pari appunto al 45,9% dei bambini in età.

Un risultato frutto della scelta di rendere prioritarie le politiche regionali per la prima infanzia, attraverso due leve decisive: ridurre, o azzerare, il costo dei servizi per le famiglie, e aumentare i posti disponibili. Una strategia sostenuta da un significativo investimento attraverso il programma regionale di fondi europei Fse+, passato dai 24 milioni di euro del 2022 ai 37 milioni e 187mila euro di quest’anno, con un incremento del 55%.

Delle risorse complessive, 29,7 milioni sono destinati all’abbattimento delle rette (di cui 13 milioni 621.608 specificamente ai Comuni montani e alle aree interne), e 7,4 milioni sono finalizzati all’ampliamento e al consolidamento dell’offerta per ridurre progressivamente le liste d’attesa.

Con il nuovo bando regionale sono stati sostenuti in questo anno educativo complessivamente 6.956 posti in 233 Comuni e Unioni, di cui: 5.564 con abbattimento delle rette, 924 nuovi posti, con un incremento del 27% rispetto allo scorso anno, e 468 posti consolidati. In particolare, 3.016 sono i posti sostenuti nei territori montani e aree interne, dove la misura ha permesso di garantire la gratuità del servizio per le famiglie con Isee fino a 40mila euro; nei restanti Comuni l’investimento ha comunque assicurato una significativa riduzione delle rette, per tutti i nuclei familiari con Isee fino a 26mila euro.

Numeri e risultati raggiunti sono stati illustrati oggi alla stampa, in Regione a Bologna, dall’assessora al Welfare, Politiche per l’infanzia e Scuola, Isabella Conti, e dall’assessore al Bilancio, Montagna e Aree Interne, Davide Baruffi.

“Il superamento, con largo anticipo, del traguardo europeo di copertura degli asili nido racconta bene la scelta della Regione di investire con continuità nei nidi come infrastruttura fondamentale per la crescita delle bambine e dei bambini, il sostegno alle famiglie e la qualità del futuro- spiegano Conti e Baruffi-. L’incremento degli investimenti e l’attenzione al doppio investimento, sull’abbattimento delle rette e sulla creazione di nuovi posti, rafforzano l’accesso ai servizi e garantiscono opportunità educative diffuse e di qualità per tutte e tutti i bambini, indipendentemente dal contesto territoriale e socioeconomico di provenienza. L’abbattimento delle rette nei Comuni montani e nelle aree interne ha consentito una forte diffusione dei servizi, rivelandosi strumento indispensabile per contrastare lo spopolamento, sostenere la permanenza delle famiglie e favorire nuovi arrivi. In Emilia-Romagna, dove l’educazione nella primissima infanzia è da sempre il pilastro di un modello sociale riconosciuto in tutta Europa, nessuna bambina e nessun bambino deve rinunciare al nido perché non c’è posto o perché è troppo caro”.

“È questa- proseguono gli assessori Conti e Baruffi– la direzione che ci siamo dati e su cui continueremo a investire. La nuova sfida ora è consolidare una rete educativa sempre più qualificata, flessibile, accessibile e integrata. Sappiamo ormai con certezza, grazie a numerose ricerche internazionali, che la frequentazione precoce dei servizi educativi ha effetti positivi duraturi sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale, promuove autonomia, autostima e capacità relazionali. Ed è per questo che, insieme agli enti territoriali, vogliamo garantire la più ampia partecipazione possibile, affinché ogni bambina e ogni bambino, a prescindere dal contesto di partenza, possa contare su pari opportunità di crescita e di futuro. Sostenendo al contempo la conciliazione tra vita e lavoro e l’occupazione femminile, con benefici che riguardano l’intera comunità”.

I dati, per provincia

Per il 2026, i 37,2 milioni destinati al sostegno dei servizi educativi accompagnano l’ampliamento dell’offerta in tutte le province emiliano-romagnole.

La Città Metropolitana di Bologna concentra il maggiore investimento, con 10 milioni e 45.134 euro, destinati alla creazione di 226 nuovi posti. Segue la provincia di Modena, con 5 milioni e 934.060 euro e 192 nuovi posti. Alla provincia di Reggio Emilia sono destinati 4 milioni e 41.576 euro per l’attivazione di 51 nuovi posti, mentre a Parma lo stanziamento raggiunge 3 milioni e 565.782 euro, con 96 nuovi posti. In provincia di Piacenza vengono investiti 1 milione e 625.184 euro, per 84 nuovi posti; a Ferrara sono destinati 3 milioni e 122.064 euro, con 54 nuovi posti. La provincia di Ravenna dispone di 2 milioni e 646.270 euro, a sostegno di 84 nuovi posti. In provincia di Forlì-Cesena lo stanziamento è di 3 milioni e 752.892 euro, con 56 nuovi posti, mentre alla provincia di Rimini sono destinati 2 milioni e 453.814 euro, per l’attivazione di 81 nuovi posti.

A queste risorse regionali si affiancano gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che stanno contribuendo alla realizzazione di nuovi servizi e all’ampliamento dell’offerta educativa sul territorio regionale, che oggi può contare su una rete di 1.291 servizi tra nidi pubblici, convenzionati e privati, distribuiti su tutto il territorio.

Il tasso di saturazione dell’88,4% conferma una domanda in costante crescita e un utilizzo pressoché pieno dei posti disponibili, rafforzando l’accesso ai servizi educativi per tutte le bambine e tutti i bambini, aldilà della condizione economica delle famiglie o del territorio di residenza.

Fonte: Regione Emilia – Romagna


In Emilia-Romagna aumentano le risorse per la cura degli anziani e delle persone con disabilità gravi e gravissime: quasi 594 milioni di euro grazie al Fondo regionale per la non autosufficienza

Più cresce la domanda di assistenza per la non autosufficienza, più c’è bisogno di un’infrastruttura sociale solida, diffusa e capace di reggere il cambiamento.

Per questo lo stanziamento di quasi 594 milioni di euro del Fondo regionale per la non autosufficienza, approvato nel corso dell’ultima Giunta che si è svolta a Rimini, rafforza una direzione che guarda al cambiamento demografico e alla crescita dei bisogni senza rassegnarsi a subirli.

Le risorse stanziate dal Fondo 2026 ammontano esattamente a 593 milioni e 890mila euro, circa 30 milioni in più rispetto al 2025 e oltre 110 milioni in più rispetto al 2024. Sono destinate all’aumento dei posti accreditati e contrattualizzati nelle strutture residenziali per anziani, all’ampliamento dell’assistenza domiciliare, al rafforzamento dei servizi per le persone con disabilità e dei programmi integrati di dimissione protetta al domicilio.

Il programma prevede 426,93 milioni di euro per gli interventi rivolti alla popolazione anziana over 75 e 141,69 milioni per le persone con disabilità gravi e gravissime. A queste risorse si aggiungono 20,27 milioni di euro per i servizi che operano in situazioni disagiate, comprese le strutture di piccole dimensioni nelle zone montane, e 5 milioni di euro una tantum destinati ai servizi accreditati a gestione pubblica, a parziale copertura degli arretrati sostenuti nel 2026 a seguito del rinnovo del contratto nazionale del comparto Funzioni locali.

“L’investimento sul Fondo regionale per la non autosufficienza conferma e rafforza la nostra scelta di inserire la tenuta della nostra rete dei servizi sociali tra le priorità di questo mandato– sottolineano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale al Welfare e Terzo settore, Isabella Conti-. Le maggiori risorse stanziate devono aumentare la capacità di risposta del sistema di fronte al cambiamento. Per questo una parte dell’incremento sarà destinata allo sviluppo dei servizi con l’aumento dei posti accreditati e contrattualizzati nelle Cra, riducendo le differenze ancora presenti tra i diversi territori. Allo stesso tempo vogliamo investire sulla domiciliarità, perché residenzialità e assistenza a casa non sono alternative, ma parti della stessa rete. È una sfida importante perché significa costruire una presa in carico che non si interrompe quando una persona esce dall’ospedale, ma trova continuità nel territorio”.

“Una parte significativa dell’incremento– proseguono presidente e assessora– serve poi a garantire la sostenibilità del sistema dei servizi, accompagnando gli adeguamenti delle tariffe dei servizi sociosanitari accreditati e gli aggiornamenti della remunerazione legati anche ai rinnovi contrattuali. È una scelta importante perché la qualità del nostro welfare dipende innanzitutto dalle persone che ogni giorno lavorano nelle strutture e dalla possibilità, per chi le gestisce, di garantirne qualità e continuità. Le politiche per la non autosufficienza- concludono- non sono soltanto una voce di bilancio, ma l’infrastruttura fondamentale del nostro welfare”.

Dentro questa programmazione viene confermata anche l’attenzione alle persone con disabilità, per servizi modellati in base alle necessità e priorità individuate nei singoli Distretti. Una particolare attenzione, infine, è rivolta alle situazioni territoriali più fragili, comprese le strutture di piccole dimensioni nelle zone montane e disagiate, dove la sostenibilità di un servizio ha un valore che va oltre la prestazione.

Le risorse del Fondo – 593 milioni e 890mila euro – sono composte da 222,89 milioni di euro a valere sul Fondo sanitario regionale e 371 milioni di risorse aggiuntive regionali. Al Fondo Regionale per la non autosufficienza si affiancano inoltre ulteriori risorse provenienti dagli altri fondi nazionali e regionali destinati alla non autosufficienza, alla disabilità, al Dopo di noi e al sostegno dei caregiver familiari.

La distribuzione delle risorse alle Ausl

La dotazione viene ripartita tra le Aziende Usl del territorio regionale. Alla Romagna sono destinati 153,5 milioni di euro, a Bologna 121,1 milioni, a Modena 89,7 milioni, a Reggio Emilia 65,3 milioni, a Parma 57,7 milioni, a Ferrara 49,3 milioni, a Piacenza 39 milioni e a Imola 17,8 milioni.

La programmazione degli interventi viene ricondotta ai programmi distrettuali, affinché le risorse siano utilizzate sulla base dei bisogni dei territori e inserite nella programmazione dei Piani di zona per la salute e il benessere sociale

I risultati saranno monitorati dalla Regione sia per il 2026, sia lungo il triennio 2025-2027 in cui la programmazione del fondo è inserita, verificando in particolare l’evoluzione dei posti residenziali, dell’assistenza domiciliare, dei servizi per le persone con disabilità e l’effettiva definizione e operatività dei programmi integrati di dimissione protetta nei diversi ambiti distrettuali.ù

Fonte: Regione Emilia – Romagna


Ottobre, mese dell’affido Asp del Delta Ferrarese e Asp Eppi Manica lanciano il podcast “Nessuno cresce da solo”

Ottobre, mese dedicato all’affido, diventa per ASP del Delta Ferrarese, ASP Eppi Manica Salvatori l’occasione per riportare al centro un tema che attraversa quotidianamente il lavoro dei servizi: sostenere la crescita di bambini e ragazzi significa anche sostenere gli adulti che se ne prendono cura e costruire attorno alle famiglie relazioni capaci di accompagnarle nei momenti di maggiore fragilità. È in questa cornice che nasce “Nessuno cresce da solo”, la serie podcast dedicata al supporto alla genitorialità.

Una serie, avviata con le risorse PNRR nell’ambito della Missione 5.2 che ha stanziato risorse per il sostegno alla genitorialità, la tutela dei minori e la prevenzione della vulnerabilà, per affrontare alcuni dei passaggi più delicati della relazione tra adulti e figli: il tema delle regole e dei confini, il rapporto con il digitale, l’adolescenza, il ritiro, il bisogno di ascolto e la costruzione di relazioni che possano sostenere famiglie e ragazzi nelle diverse fasi della crescita.

L’affido familiare si inserisce pienamente in questa prospettiva, non soltanto come misura di tutela, ma come percorso che mette in relazione bambini e ragazzi, famiglie d’origine, famiglie affidatarie, servizi e territorio. “Il mese dell’affido – spiegano Angela Petrucciani, direttore di ASP del Delta Ferrarese, e Cristiano Benetti, direttore di ASP Eppi Manica Salvatori – ci ricorda che accompagnare la crescita di un bambino o di un ragazzo significa costruire intorno a lui relazioni affidabili e capaci di durare nel tempo. Il lavoro dei servizi non consiste soltanto nell’intervenire quando emerge una difficoltà, ma nel creare condizioni perché le famiglie possano trovare ascolto, strumenti e sostegno. ‘Nessuno cresce da solo’ nasce proprio da questa idea: raccontare la genitorialità come un’esperienza che può essere sostenuta e condivisa dalla comunità”.

La scelta del podcast nasce dalla volontà di affrontare temi complessi attraverso un linguaggio accessibile e vicino alla vita quotidiana delle famiglie. La voce permette di mettere in dialogo esperienze, competenze e punti di vista differenti, senza trasformare il racconto in una lezione o in una comunicazione esclusivamente istituzionale. Il podcast diventa così uno spazio di ascolto e approfondimento, capace di restituire la dimensione relazionale del lavoro sociale e di avvicinare anche chi normalmente non entra in contatto diretto con i servizi. La serie si inserisce inoltre in un lavoro più ampio di prevenzione delle fragilità familiari e di promozione di contesti di crescita positivi, nel quale famiglie, servizi e comunità sono chiamati a costruire insieme opportunità, relazioni e strumenti di sostegno. Alle tre puntate ora già disponibili se ne aggiungeranno altre per mettere al centro le attività dei servizi, rendere fruibile la circolazione delle idee e permettere, tramite l’ascolto, di veicolare utili strumenti alla collettività.

La serie è disponibile su Spotify e Spreaker.


Via Raimondi 41: nuovi appartamenti per l’housing temporaneo in un edificio ASP

Comune e ASP Città di Bologna ampliano la rete cittadina dell’housing temporaneo rivolta a persone adulte a rischio di emarginazione, nell’ambito dei servizi di accoglienza assicurati dal Contratto di servizio. Con la riqualificazione e l’apertura dell’immobile di proprietà di ASP in Via Raimondi 41, che mette a disposizione altri 20 posti letto, la dotazione complessiva dell’accoglienza cittadina raggiunge 42 alloggi (di cui 9 di
proprietà del Comune di Bologna, 13 di proprietà di ASP e 20 di proprietà privata) per un totale di 76 posti letto.

Il modello, già consolidato nel welfare bolognese e ora ulteriormente sviluppato grazie alle risorse PNRR, punta su un’accoglienza diffusa in piccoli nuclei abitativi e in contesti domestici. Questo approccio rappresenta un’alternativa concreta alle strutture collettive di grandi dimensioni, pensata per accompagnare le persone in condizione di fragilità verso una reale autonomia.

Il progetto di housing temporaneo: dagli appartamenti diffusi alla nuova struttura

L’apertura dell’immobile di via Raimondi rientra nel progetto di housing temporaneo avviato da Comune e ASP nell’agosto 2025, nell’ambito della Missione 5 “Inclusione e coesione” del PNRR, Componente 2, Sub-investimento 1.3.1 “Housing First”, rivolto a persone adulte con fragilità e prive di un alloggio adeguato, ma in possesso di risorse personali e di un livello di autonomia compatibili con la coabitazione. Il finanziamento PNRR ammonta complessivamente a 710.000 euro, di cui 500.000 euro per i lavori di ristrutturazione e 210.000 euro per la gestione complessiva del progetto. A queste risorse si è aggiunto il contributo diretto di ASP per ulteriori 495.000 euro, portando l’investimento totale per la riqualificazione dell’immobile a 995.000 euro. Nella prima fase, avviata ad agosto 2025, il finanziamento PNRR ha consentito di attivare tempestivamente un’accoglienza temporanea tramite sei appartamenti diffusi di proprietà di ASP, cinque in zona Barca e uno in zona Saffi, per una capienza complessiva di 24 persone.

Attualmente vi trovano ospitalità 23 persone, 20 uomini e 3 donne, con esperienze di vita in strada o precedenti percorsi di accoglienza.

Parallelamente, i fondi PNRR sono serviti anche a finanziare la ristrutturazione della palazzina di via Raimondi 41, consolidando e strutturando stabilmente la rete di accoglienza temporanea già attivata con i primi sei appartamenti.

Via Raimondi 41: la riqualificazione e i nuovi spazi

L’edificio di via Raimondi, di proprietà di ASP, è una palazzina risalente alla prima metà del secolo scorso che si sviluppa su tre piani, con due appartamenti per piano, per un totale di sei unità immobiliari di circa 75 metri quadrati ciascuna, composte da cucina abitabile, due camere doppie e un bagno, oltre alle cantine e ad alcuni locali di servizio al piano interrato. I lavori, coordinati dal Servizio Patrimonio di ASP e realizzati entro i termini previsti dal PNRR, hanno riguardato il rifacimento degli impianti e delle principali finiture, la riqualificazione integrale di cucine e bagni, la sostituzione di infissi, porte e persiane e vari interventi sulle parti comuni, sulla struttura e sugli spazi esterni.  Dal 5 ottobre i primi sette ospiti hanno già iniziato il loro percorso all’interno della struttura.

L’accompagnamento all’autonomia abitativa

Il servizio nel condominio di via Raimondi 41 è gestito da ASP Città di Bologna attraverso il Consorzio L’Arcolaio, con un’équipe composta da una coordinatrice operativa, tutor abitativi e una figura di mediazione di comunità. I tutor accompagnano le persone nel proprio percorso, definendo e rinnovando un patto individuale di adesione. Offrono supporto nella ricerca di lavoro e di una casa, nelle pratiche amministrative e nell’accesso ai servizi del territorio, oltre a intervenire sulla convivenza e sulla cura degli alloggi. In tutti gli alloggi, le persone accolte contribuiscono alle spese di ospitalità in base alla propria fascia ISEE, attraverso un contributo mensile graduato in relazione alla capacità economica individuale, cui si aggiunge una quota fissa per le utenze. La permanenza nell’housing temporaneo è regolata attraverso assegnazioni della durata di sei mesi, rinnovabili nell’ambito del percorso individuale. La durata ordinaria dell’accoglienza è prevista fino a due anni; in situazioni eccezionali, sulla base della regolamentazione comunale dell’housing temporaneo, il percorso può essere prolungato fino a un massimo di sei anni.

Il modello favorisce la gestione autonoma della quotidianità, la corresponsabilità nella cura degli spazi e una convivenza equilibrata, sostenendo il passaggio verso una soluzione abitativa stabile e una maggiore integrazione nella comunità.

Lavoro e accesso alla casa: le condizioni per l’autonomia

Il lavoro e l’autonomia economica rappresentano un traguardo fondamentale, ma oggi non sono più sufficienti a garantire l’accesso a un’abitazione. Trovare una casa sul libero mercato o accedere all’edilizia residenziale pubblica è diventato estremamente difficile, persino per chi possiede un reddito regolare e una buona autonomia personale. Lo confermano i dati dei primi mesi di attività nei sei appartamenti diffusi del progetto: tra le 23 persone accolte, 15 hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato e altre 4 lavorano a tempo determinato. Di queste, 8 risultano inserite nelle graduatorie ERP, mentre le restanti 13 non hanno i requisiti per accedervi o sono in attesa. Nonostante la stabilità lavorativa, queste persone si trovano in una situazione di forte vulnerabilità in quanto non dispongono delle garanzie economiche rigidamente richieste dai proprietari privati o non possiedono i requisiti per l’edilizia pubblica. Questo scenario dimostra quanto sia cruciale il lavoro di accompagnamento e l’offerta di alloggi diffusi dedicati, strumenti indispensabili per colmare il divario tra l’autonomia economica delle persone e le difficoltà reali di un mercato immobiliare sempre più accessibile con difficoltà.

Il contributo del lascito Tamburini e Brini

L’acquisto degli arredi destinati ai sei appartamenti diffusi già attivi e ai sei appartamenti di via Raimondi 41 è stato finanziato grazie al lascito ereditario delle signore Cecilia Tamburini e Iole Brini ad ASP Città di Bologna, curato dall’architetta Paola Piazzi. Per ricordare e valorizzare il loro gesto generoso, all’interno del condominio è stata apposta una targa commemorativa.


Presentazione del Bilancio Sociale Unitario delle Asp: rassegna stampa

Pubblichiamo gli articoli usciti in occasione della presentazione del Bilancio Sociale Unitario delle Asp che si è svolto lo scorso 1 ottobre a Bagnacavallo.

 

Quotidiani cartacei

’Persone che curano persone’ il Bilancio sociale unitario delle Asp dell’Emilia-Romagna – Il Resto del Carlino – Ravenna

Resto del Carlino_31026

Le Asp e le necessità socio-sanitarie sempre più complesse – Corriere Romagna

CorriereRomagna_31026

 

Siti web – quotidiani web

Asp Reggio Emilia – News 

https://www.asp.re.it/2026/10/presentato-a-bagnacavallo-il-bilancio-sociale-unitario-2025-delle-asp-le-persone-e-il-lavoro-al-centro-del-welfare-dellemilia-romagna/ 

Asp dell’Emilia-Romagna, il bilancio sociale a Bagnacavallo: 50mila utenti e oltre 500 milioni di produzione – Ravenna Today 
https://www.ravennatoday.it/cronaca/asp-emilia-romagna-bilancio-sociale-unitario-bagnacavallo.html

Bilancio Sociale delle ASP dell’Emilia-Romagna: fare rete per costruire il futuro del welfare – News Asp Eppi Manica Salvatori 

https://www.aspems.it/bilancio-sociale-delle-asp-dellemilia-romagna-fare-rete-per-costruire-il-futuro-del-welfare/ 

’Persone che curano persone’ il Bilancio sociale unitario delle Asp dell’Emilia-Romagna – RestodelCarlino.it 

https://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/persone-che-curano-persone-il-01bb65b6 

Bagnacavallo, il sistema delle Asp vale oltre 525 milioni: al centro il lavoro di 6.561 persone – Ravenna Web Tv 

https://www.ravennawebtv.it/bagnacavallo-il-sistema-delle-asp-vale-oltre-525-milioni-al-centro-il-lavoro-di-6-561-persone/ 

A Bagnacavallo le Asp dell’Emilia-Romagna fanno il punto sul lavoro di cura: oltre 50mila utenti e 6.500 addetti – Ravenna Notizie 

https://www.ravennanotizie.it/2026/10/01/a-bagnacavallo-le-asp-dellemilia-romagna-fanno-il-punto-sul-lavoro-di-cura-oltre-50mila-utenti-e-6-500-addetti/623278/ 

A Bagnacavallo le Asp dell’Emilia-Romagna fanno il punto sul lavoro di cura: oltre 50mila utenti e 6.500 addetti – Romagna Notizie 

https://www.romagnanotizie.net/2026/10/01/a-bagnacavallo-le-asp-dellemilia-romagna-fanno-il-punto-sul-lavoro-di-cura-oltre-50mila-utenti-e-6-500-addetti/154685/ 


Al Centro Servizi Giovanni XXIII di ASP Bologna 20 nuovi appartamenti protetti per anziani grazie ai fondi PNRR

L’intervento garantisce autonomia, sicurezza e monitoraggio tecnologico avanzato. L’investimento PNRR – Missione 5 ammonta a oltre 2,4 milioni di euro totali. Già assegnati tutti i 20 appartamenti, che portano a 39 quelli disponibili nel Centro Servizi e a 122 quelli gestiti da ASP a Bologna.

Una casa propria, con una cucina e un bagno autonomi, la possibilità di continuare a vivere secondo le proprie abitudini e, allo stesso tempo, la sicurezza di avere assistenza e servizi a disposizione. È questo il modello degli appartamenti protetti per anziani autosufficienti, rafforzato con la realizzazione di ulteriori 20 alloggi inaugurati al Centro Servizi Giovanni XXIII di ASP Città di Bologna, in viale Roma 21.

L’intervento rientra nell’ambito di un progetto per la promozione dell’autonomia e della permanenza delle persone anziane nel proprio contesto di vita, promosso dal Comune di Bologna – Dipartimento Welfare e finanziato complessivamente con oltre 2,4 milioni di euro di fondi PNRR nell’ambito della Missione 5, dedicata a inclusione sociale e coesione. Di questi, 2,3 milioni sono stati destinati alla riqualificazione degli immobili e ulteriori 100mila euro all’acquisto di dispositivi tecnologici innovativi per aumentare la sicurezza e consentire il monitoraggio a distanza, destinati ai 20 ospiti dei nuovi alloggi e ad altri 80 residenti in appartamenti protetti di ASP già esistenti a Bologna. Attraverso 60mila euro è stato infine ulteriormente potenziato il sistema integrato dei servizi di assistenza domiciliare, previsti nei progetti individualizzati delle persone inserite negli appartamenti protetti, sostenuto prevalentemente con le risorse del Fondo Regionale per la Non Autosufficienza governato da Ausl e Comune di Bologna.
A queste risorse si affianca l’impegno diretto di ASP, che ha aggiunto 200mila euro per la realizzazione degli appartamenti e 247 mila euro per gli arredi.

Gli alloggi, destinati a persone over 65 anni, sono stati realizzati al secondo piano del Blocco A del Centro, recuperando spazi che in precedenza ospitavano gli uffici del Servizio Patrimonio di ASP e i locali di una scuola materna. I lavori, coordinati da ASP e realizzati dal Consorzio Integra, si sono conclusi nei tempi previsti e gli appartamenti sono stati consegnati nel giugno di quest’anno, entro i termini previsti dal PNRR.
Sono stati assegnati a persone anziane in condizioni di fragilità individuate dai Servizi Sociali del Comune di Bologna e a cittadini che avevano presentato richiesta di ingresso direttamente ad ASP. Ogni appartamento è dotato di cucina completa di elettrodomestici, con piano cottura a induzione, frigorifero, lavastoviglie e lavasciuga, bagno autonomo, impianto di climatizzazione e serrande elettrificate. Accanto agli appartamenti è stata inoltre realizzata una sala multifunzionale, che sarà a disposizione dell’intero Centro Servizi per attività e momenti di incontro.

Vivere in autonomia, con una rete intorno

L’alloggio protetto nasce proprio per tenere insieme due esigenze: il mantenimento dell’autonomia della persona e la sicurezza di vivere in un contesto abitativo protetto.
Si tratta di una soluzione rivolta ad anziani autosufficienti che possono continuare a vivere autonomamente, mantenendo le proprie relazioni familiari e amicali, le abitudini e gli interessi, ma con una rete di servizi e di supporto facilmente accessibile.
Per chi risiede negli alloggi sono garantiti, tra gli altri, supervisione diurna, sistema di chiamata di emergenza, monitoraggio sanitario di base, attività di animazione e supporto del segretariato sociale. Due operatori seguono specificatamente gli ospiti degli appartamenti, mentre la presenza 24 ore su 24 degli infermieri del Centro Servizi assicura un intervento anche in emergenza in qualsiasi momento.

Con i nuovi alloggi, gli appartamenti protetti presenti al Giovanni XXIII passano da 19 a 39, mentre diventano 122 quelli complessivamente gestiti da ASP sul territorio di Bologna.
In questo contesto di forte innovazione si inserisce anche l’acquisto dei 100 dispositivi tecnologici di telemonitoraggio, destinati agli ospiti degli appartamenti protetti di ASP. I nuovi dispositivi sono stati accolti favorevolmente dai nuovi ospiti e sono attualmente in una fase di raccolta di informazioni per l’apprendimento delle abitudini di vita. Comprendono un braccialetto indossabile con SIM e geolocalizzazione, capace
di rilevare diversi parametri e segnalare anche eventuali cadute, e un sensore ambientale per il monitoraggio ad esempio dei movimenti all’interno dell’appartamento, dell’apertura e chiusura delle porte dei diversi ambienti, della temperatura e dell’umidità.
I dati possono essere consultati dagli operatori attraverso un’app, con l’obiettivo di cogliere tempestivamente eventuali cambiamenti che possano richiedere attenzione.

Un Centro Servizi che cambia

I nuovi appartamenti sono parte di un percorso più ampio di trasformazione del Centro Servizi Giovanni XXIII, che negli ultimi anni è stato interessato da importanti investimenti.
Nel giugno 2025 si sono conclusi i lavori di riqualificazione energetica finanziati dal POR-FESR, per un valore di 1,2 milioni di euro, ai quali ASP ha aggiunto 650 mila euro. Sono stati realizzati interventi di cappottatura e coibentazione, isolamento termico di alcune superfici e solai, relamping, sistemazione dei parapetti e un impianto fotovoltaico in copertura con una potenza di picco di 150 kW.
E il percorso proseguirà nei prossimi anni con un progetto che ASP si è aggiudicata nell’ambito di un bando europeo Horizon 2020, che prevede un finanziamento complessivo di circa 700 mila euro. L’obiettivo è rigenerare le aree verdi del Centro Servizi e valorizzarne il rapporto con il quartiere.

Il progetto partirà da un percorso partecipato che coinvolgerà gli ospiti, i residenti e altri soggetti del territorio e porterà alla riqualificazione di parte del parco, con nuovi arredi e sedute accessibili, percorsi verdi e spazi dedicati al gioco dei bambini e all’attività fisica degli anziani. Aziende e agenzie affiancheranno ASP nella realizzazione degli interventi. A livello europeo, quello di ASP è uno dei due progetti di questa tipologia
finanziati nell’ambito del programma.Il Centro Servizi Giovanni XXIII riunisce oggi cinque diverse tipologie di servizi: gli appartamenti protetti, la comunità alloggio, la casa di riposo, la Casa Residenza per Anziani non autosufficienti e il centro diurno specializzato nelle demenze. Una presenza articolata che permette di rispondere a esigenze assistenziali differenti, all’interno di uno stesso contesto e con una particolare attenzione alla continuità delle relazioni e della vita quotidiana. Nel 2025 sono stati complessivamente 365 gli anziani ospiti presso le strutture residenziali e semiresidenziali del Centro. A questi si aggiungono 56 anziani che vivono al loro domicilio e che hanno partecipato al Centro d’Incontro Margherita e 273 presenze dal territorio alle diverse attività proposte dal progetto Centri Servizi Aperti 2025.

Scarica qui il testo del comunicato stampa

Ascolta l’intervista della sig.ra Anna: https://youtu.be/l8pkLVrXndY?si=ysVsX_GQBktSwvLv

Scarica le slide presentate in occasione della conferenza stampa


Presentato a Bagnacavallo il Bilancio Sociale Unitario 2025 delle ASP: “Le persone e il lavoro al centro del welfare dell’Emilia-Romagna”

 

Si è  giovedì primo ottobre, nella Sala Oriani dell’ex convento di San Francesco a Bagnacavallo, la giornata dedicata alla terza edizione del Bilancio Sociale Unitario delle Asp dell’Emilia-Romagna, promossa da Cispel Emilia-Romagna-Coordinamento Asper e dedicata quest’anno al tema “Persone che curano persone”.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Bagnacavallo Matteo Giacomoni e la mattinata è stata coordinata da Emanuela Giangrandi, amministratrice unica dell’Asp dei Comuni della Bassa Romagna e coordinatrice Asper-Cispel Emilia-Romagna.
Un passaggio centrale è stato poi l’intervento di Isabella Conti, assessora regionale al Welfare, Terzo settore, Politiche per l’infanzia e Scuola.
Hanno contribuito al confronto anche Marilena Pillati per Anci Emilia-Romagna, Marco Bertuzzi, presidente di Cispel Emilia-Romagna, Elena Cagliari, direttrice dell’Asp Progetto Persona di Guastalla e coordinatrice del gruppo di lavoro Bsu, Alessandro Strada, direttore dell’Asp Cesena Valle Savio e dell’Asp del Forlivese, e Nadia Manni, direttrice dell’Asp Città delle Persone di Reggio Emilia.
Al centro dell’incontro ci sono stati il lavoro di cura, le professionalità che operano nelle Aziende pubbliche di servizi alla persona e le prospettive di un sistema chiamato a confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione, l’aumento della non autosufficienza e bisogni sociali e sociosanitari sempre più complessi.
Nel pomeriggio la giornata è proseguita con il primo Forum dei direttori e delle direttrici delle Asp dell’Emilia-Romagna.
La terza edizione del Bilancio Sociale Unitario restituisce una fotografia complessiva delle 33 Asp e delle due Ipab in fase di trasformazione dell’Emilia-Romagna, con oltre 50mila utenti serviti e più di 13mila unità di offerta.

Nel 2025 il valore della produzione ha superato i 525 milioni di euro, mentre i ricavi da attività hanno superato i 442 milioni di euro.

  • Presenza sul territorio: La provincia di Bologna registra il valore della produzione più elevato (171,5 milioni di euro), seguita da Reggio Emilia (86,9 milioni), Parma (58,2 milioni) e Modena (51,5 milioni).

  • Ambito di intervento: Le ASP si confermano il fulcro di un welfare integrato che risponde non solo agli anziani (attraverso Case Residenza Anziani, Centri Diurni e assistenza domiciliare), ma anche alle esigenze di minori e famiglie, persone con disabilità e situazioni di inclusione e nuove povertà.

Particolare attenzione è dedicata al capitale umano. Il personale dipendente e somministrato delle Asp conta complessivamente 6.561 persone e il Bilancio ne approfondisce composizione, competenze, condizioni di lavoro, formazione, ricambio generazionale e capacità del sistema di attrarre nuove professionalità.

Dei 6.561 dipendenti diretti del sistema ASP infatti:

  • 3.482 sono Operatori Socio-Sanitari (OSS), colonna portante dei servizi di assistenza;

  • 526 sono infermieri/e;

  • 497 sono educatori ed educatrici;

  • 274 sono assistenti sociali;

  • completano la squadra 202 Responsabili di Attività Assistenziali (RAA), 140 coordinatori/trici, 131 animatori/trici, oltre a terapisti della riabilitazione, psicologi, addetti ai servizi di supporto e personale amministrativo

 

«Quest’anno abbiamo scelto per il Bilancio Sociale Unitario il titolo “Persone che curano persone” perché mette a fuoco il cuore del lavoro delle Asp: una rete di servizi pubblici che prende forma ogni giorno attraverso professionalità diverse e risposte costruite sui bisogni dei territori – ha sottolineato Emanuela Giangrandi –. Il Bilancio ci consente di leggere insieme i dati delle 33 Asp e delle due Ipab in fase di trasformazione e di restituire una fotografia complessiva di una realtà che, se osservata in modo frammentato, sarebbe molto più difficile da comprendere. Dentro quei dati emerge anche la grande varietà delle Asp: ci sono aziende impegnate nella presa in carico sociale, altre maggiormente nell’assistenza residenziale, altre ancora in una pluralità di servizi costruiti in rapporto ai bisogni dei territori. È proprio questa capacità di dare risposte diverse, restando parte di un sistema pubblico, che rappresenta il valore delle Asp. Non basta conservare l’esistente: dobbiamo accompagnare il cambiamento e costruire un sistema di assistenza, cura e accudimento capace di rispondere ai bisogni dei prossimi anni. Il Bilancio serve anche a questo: rendere visibile ciò che facciamo, conoscerci meglio come sistema e mettere a disposizione delle istituzioni uno strumento di analisi utile per costruire insieme le risposte future».

 


«Abbiamo bisogno di investire come non mai sul lavoro della cura – ha osservato l’assessora regionale Isabella Conti –. La Regione ha rafforzato in modo importante le risorse per la non autosufficienza e sta lavorando per sostenere i servizi, la domiciliarità e i posti accreditati. Un altro fronte decisivo riguarda le condizioni di chi lavora nella cura: riconoscimento economico, rinnovi contrattuali, formazione e valorizzazione sociale delle professioni sono indispensabili per renderle sempre più attrattive. Abbiamo previsto anche risorse per la formazione degli operatori sociosanitari, perché se diciamo che questo lavoro è fondamentale dobbiamo essere conseguenti. Dobbiamo inoltre passare dall’ottica sanitaria della prestazione, anche nella domiciliarità, a un’ottica della relazione. Le Asp, per la loro vicinanza alle persone e ai bisogni concreti, rappresentano un osservatorio preziosissimo sulle fragilità e sui cambiamenti delle nostre comunità. La Regione continuerà a lavorare insieme a loro, sostenendo il sistema pubblico, investendo sulle professioni della cura e costruendo risposte sempre più adeguate ai nuovi bisogni».
Il prossimo appuntamento con la presentazione del Bilancio Sociale Unitario è previsto nel 2027 a Imola, come anticipato nel corso dei lavori.

Scarica il Bilancio Sociale 2025 e le slide presentate dai relatori.

Bilancio Sociale Unitario 2025

Intervento N. Manni

Intervento E. Cagliari

Intervento A. Strada


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