In Emilia-Romagna siglata intesa per aumentare la presenza degli Operatori sociosanitari nelle strutture per persone anziane, non autosufficienti, con disabilità
Una firma che non ha precedenti, e che rappresenta il traguardo raggiunto dopo mesi di confronto e di lavoro svolto insieme: Regione Emilia-Romagna, tutti i gestori privati del settore e le organizzazioni sindacali Cgil e Cisl hanno sottoscritto un memorandum per aumentare stabilmente la presenza di Operatori socio sanitari (Oss) qualificati nei servizi dedicati alle persone anziane, non autosufficienti e con disabilità, che soffrono da tempo, e non solo sul territorio regionale, di una carenza cronica e strutturale.
Per farlo, l’intesa mette in campo strumenti specifici: grazie ai 5 milioni di euro resi disponibili dalla Regione, nel 2027 saranno avviati percorsi formativi gratuiti dedicati alle lavoratrici e ai lavoratori occupati nei servizi sociosanitari e assistenziali che intendono conseguire questa qualifica. Il percorso prevede 1.000 ore complessive, secondo il nuovo profilo nazionale: 550 ore di formazione e 450 di tirocinio. La formazione teorica comprende 225 ore a distanza e 225 in presenza, oltre a 100 ore di esercitazioni in presenza. Sono previste facilitazioni per favorire la partecipazione: corsi organizzati con modalità compatibili con l’attività lavorativa; possibilità di svolgere il 50% della formazione teorica, pari a 225 ore, a distanza; tirocini costruiti in collaborazione con i datori di lavoro, valorizzando anche l’esperienza maturata nei servizi.
I gestori si impegnano a favorire la conciliazione tra tempi di lavoro e formazione attraverso gli strumenti previsti dalla contrattazione, a partire dal pieno riconoscimento delle ore previste per la qualificazione del personale occupato fino alla gestione flessibile dell’orario di servizio, con particolare riferimento a permessi retribuiti e permessi non retribuiti. È inoltre previsto un contributo economico di 1.000 euro, riconosciuto dal datore di lavoro al momento dell’iscrizione, a fronte dell’impegno a restare in servizio per 24 mesi dopo il conseguimento della qualifica.
“Un patto tra istituzioni, imprese e sindacati per affrontare insieme, con strumenti concreti, chiari e condivisi, una delle principali sfide del nostro sistema sociosanitario– commenta l’assessora regionale al Welfare e Terzo settore, Isabella Conti-. Un’intesa senza precedenti, che giunge al termine di un confronto e di un lavoro complesso svolto insieme, di cui siamo particolarmente orgogliosi e per cui ringraziamo davvero tutti coloro che l’hanno reso possibile. La Regione investe risorse economiche importanti, i gestori privati si impegnano a sostenere i lavoratori durante il percorso formativo, le organizzazioni sindacali accompagnano un progetto che valorizza professionalità, occupazione e qualità dei servizi. Un segnale forte di responsabilità e visione comune rispetto ai bisogni crescenti della popolazione più fragile”.
“L’adesione unanime dei gestori privati e l’ampia partecipazione delle organizzazioni sindacali conferma la portata storica dell’intesa– aggiunge Conti-. In un contesto in cui la carenza di personale rappresenta una vera e propria emergenza, il memorandum individua risorse, strumenti e responsabilità condivise per costruire nuove competenze professionali, rafforzare il sistema di cura e garantire maggiore stabilità ai servizi. Un accordo che guarda al futuro e che punta a trasformare una criticità strutturale in un’opportunità di crescita per i lavoratori, per le imprese e per l’intero sistema di welfare regionale, assicurando una risposta più efficace ai bisogni assistenziali della popolazione emiliano-romagnola”.
Il memorandum
La premessa da cui nasce il ‘Memorandum per sostenere l’acquisizione della qualifica di Oss da parte di personale occupato in enti e aziende che erogano servizi per persone non autosufficienti e con disabilità”, è proprio la fotografia dell’evoluzione demografica, che vede un progressivo invecchiamento della popolazione e un aumento delle persone con disabilità ed anziane non autosufficienti. Uno scenario che ha spinto la Regione a intraprendere un percorso straordinario di investimenti aumentando progressivamente il Fondo regionale per la non autosufficienza, che nel 2026 sfiora i 594 milioni di euro, con risorse aggiuntive finalizzate al miglioramento della qualità nei Servizi accreditati e all’incremento degli interventi a favore dell’utenza. Obiettivi che devono scontare, però, la carenza sul mercato del lavoro di personale assistenziale qualificato e un’alta percentuale di abbandono della professione, che necessiterebbe di interventi di sistema anche a livello nazionale.
Per affrontare questa sfida, la Regione ha quindi promosso un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria dei soggetti gestori, con l’obiettivo comune di: incrementare la platea delle persone con qualifica Oss e permettere a lavoratori e lavoratrici non qualificati impiegati in enti/aziende di Servizi per persone non autosufficienti di acquisire tale qualifica; conciliare i tempi di lavoro/formazione per i partecipanti ai corsi; incentivarne l’interesse a partecipare, consolidando successivamente la continuità lavorativa nel settore. All’interno dell’assessorato regionale al Welfare e Terzo settore viene istituito un tavolo di monitoraggio con le parti sociali aderenti per verificare insieme l’applicazione delle misure individuate, valutare l’andamento dei corsi e la distribuzione territoriale dei partecipanti.
Oltre alla Regione Emilia-Romagna, in particolare l’assessorato al Welfare e Terzo settore, hanno firmato il memorandum, per le Organizzazioni sindacali Cgil ER e Cisl ER; per le associazioni di categoria degli enti/aziende gestori: Legacoop ER, Confcooperative Federsolidarietà ER, Agci imprese sociali ER, Anaste ER, Comitato regionale Aias ER, Anfass ER, Uneba ER, Aiop ER.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
Rapporto “Welfare, Italia” 2026: tra sfide demografiche, sostenibilità ed evoluzione dei servizi territoriali
In un contesto geopolitico e macroeconomico complesso e mutevole, il Rapporto 2026 del Think Tank “Welfare, Italia” (promosso dal Gruppo Unipol in collaborazione con TEHA Group) fornisce una fotografia accurata delle dinamiche che interessano la protezione sociale nel nostro Paese. Il documento analizza le quattro componenti fondamentali del welfare — Sanità, Politiche Sociali, Previdenza e Istruzione — evidenziando l’urgenza di passare da una logica assistenziale di gestione del presente a una visione di investimento preventivo e abilitante.
1. I numeri chiave e lo sbilanciamento del welfare pubblico
Nel 2024, la spesa pubblica complessiva nei quattro pilastri ha raggiunto i 700,9 miliardi di euro (con una stima di crescita a 715,2 miliardi per il 2026), assorbendo oltre il 63% della spesa pubblica totale.
Nel confronto con i Big-4 europei (Germania, Francia, Spagna) e la media dell’Eurozona, emerge tuttavia una strutturale sperequazione interna:
-
Prevalenza della Previdenza: Con il 16,3% del PIL destinato alla previdenza, l’Italia detiene il primato europeo per incidenza di questa voce, la quale assorbe oltre la metà dell’intera spesa di welfare.
-
Compressione di Sanità, Sociale e Istruzione: L’Italia registra incidenze sul PIL inferiori alla media Eurozona per quanto riguarda la Sanità (6,6% vs 7,5% Eurozona), le Politiche Sociali (4,8% vs 7,3%) e l’Istruzione (4,0% vs 4,6%).
-
Gestione del presente vs Costruzione del futuro: L’88% delle risorse pubbliche per il welfare è assorbito dalla gestione di bisogni già consolidati, mentre solo il 12% è destinato ad azioni “per il futuro” (prevenzione, istruzione, politiche per la famiglia, sostegno all’occupazione), collocando l’Italia al di sotto della media UE (15,4%).
2. Il nodo demografico: “Inverno demografico” e non autosufficienza
Il saldo naturale della popolazione italiana ha registrato nel 2025 un disavanzo di 297 mila unità (355 mila nascite a fronte di 652 mila decessi). Con il 24,7% di over 65 sul totale della popolazione, l’Italia si conferma il Paese più anziano d’Europa.
Entro il 2050, si stimano:
-
Una quota di over 65 pari al 34,6% della popolazione.
-
Un indice di dipendenza anziani che passerà da 39 a 64 over 65 ogni 100 persone in età lavorativa.
-
Una perdita potenziale di 6,8 milioni di persone in età lavorativa.
Questo scenario determina una forte pressione sui servizi di cura e assistenza (Long-Term Care), rendendo indispensabile il potenziamento dei servizi territoriali e domiciliari per la non autosufficienza.
3. Divari territoriali e ruolo del Terzo Settore e della componente privata
Il Welfare Italia Index 2026 — strumento di monitoraggio sintetico sviluppato dal Think Tank su 22 indicatori regionali — conferma il persistere di una forte polarizzazione Nord-Sud:
-
Disparità nei servizi: La disponibilità di posti nei servizi educativi per l’infanzia (0-2 anni) oscilla dai 40,4 posti per 100 bambini nel Centro e 37,9 nel Nord, ai soli 19,3 nel Mezzogiorno. Analoga sperequazione si registra nella spesa sociale pro-capite dei Comuni (185€ al Nord contro 111€ al Sud) e nella presenza di strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie.
-
Povertà ed esclusione: L’incidenza della povertà assoluta si attesta al 12,5% nel Mezzogiorno (contro l’8,8% al Nord). In regioni come Calabria, Sicilia e Campania, oltre il 40% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale.
In questo contesto, il welfare integrato privato e il Terzo Settore agiscono come infrastruttura fondamentale di coesione:
-
La filiera estesa del welfare: Coinvolge oltre 458 mila enti e imprese pubblici, privati e no-profit, occupando 5,1 milioni di lavoratori e 4,7 milioni di volontari, per un valore della produzione di circa 374 miliardi di euro.
-
Il Terzo Settore: Le oltre 368 mila istituzioni no-profit (di cui circa 35 mila operanti nell’assistenza sociale e 12 mila nella sanità) generano circa 100 miliardi di euro di valore della produzione, raggiungendo 14 milioni di cittadini. Il documento sottolinea il valore dell’amministrazione condivisa (co-programmazione e co-progettazione) per valorizzare queste realtà come partner strategici della P.A. e non come meri esecutori.
4. Le “Nuove Economie del Welfare”: Longevity Economy e Youth Economy
Il Rapporto analizza il cambiamento demografico non solo come fattore di costo, ma come opportunità di sviluppo per filiere dedicate:
-
Longevity Economy (Over 65): Genera in Italia 130,7 miliardi di euro di ricavi e 38,5 miliardi di Valore Aggiunto, impiegando circa 586 mila lavoratori. Raggruppa sia le prestazioni di welfare e salute (sanità, filiera farmaceutica, Long-Term Care, ausili), sia le attività legate ai consumi, all’autonomia e al tempo libero della popolazione senior.
-
Youth Economy (Under 35): Genera 114,9 miliardi di euro di ricavi e 40,7 miliardi di Valore Aggiunto, occupando oltre 653 mila lavoratori. Comprende la filiera della formazione e competenze, le politiche per il lavoro, le soluzioni per l’housing e l’autonomia abitativa, i servizi per la salute mentale e l’inclusione sociale.
5. Indicazioni di Policy e prospettive per le ASP
Alla luce delle evidenze del Rapporto 2026, la sostenibilità del sistema dei servizi richiede di accelerare l’attuazione di strategie integrate:
-
Strategia Nazionale per la Longevity Economy e la Long-Term Care: Strutturare coperture dedicate per la non autosufficienza (anche integrando risorse pubbliche, sanità integrativa e welfare aziendale) e consolidare reti territoriali e domiciliari capaci di ridurre i ricoveri impropri.
-
Strategia Nazionale per la Youth Economy e la Genitorialità: Sostenere la continuità lavorativa delle madri (azzerando il fenomeno del child penalty), potenziare la rete degli asili nido e favorire l’emancipazione dei giovani.
-
Piena attuazione dell’Amministrazione Condivisa: Passare da una logica di appalto al minor costo a modelli di partenariato stabile e di co-progettazione con gli Enti del Terzo Settore e le Aziende di Servizio alla Persona, per garantire capillarità, flessibilità e risposte adeguate ai contesti locali.
Per consultare il Rapporto completo clicca qui
In Emilia-Romagna il 45,9% dei bambini 0-3 frequenta gli asili nido: dalla Regione oltre 37 milioni di investimento (+55% rispetto al 2022), per sostenere quasi 7mila posti
In Emilia-Romagna, nell’anno educativo 2026-27, il 45,9% dei bambini e delle bambine tra 0 e 3 anni frequenta i servizi per la prima infanzia. La Regione supera così, con 4 anni di anticipo, il traguardo del 45% che l’Europa ha fissato per il 2030.
Nell’anno appena avviato, sono infatti 38.649 i bambini e le bambine sotto i tre anni che accedono a un nido o a un servizio educativo, pari appunto al 45,9% dei bambini in età.
Un risultato frutto della scelta di rendere prioritarie le politiche regionali per la prima infanzia, attraverso due leve decisive: ridurre, o azzerare, il costo dei servizi per le famiglie, e aumentare i posti disponibili. Una strategia sostenuta da un significativo investimento attraverso il programma regionale di fondi europei Fse+, passato dai 24 milioni di euro del 2022 ai 37 milioni e 187mila euro di quest’anno, con un incremento del 55%.
Delle risorse complessive, 29,7 milioni sono destinati all’abbattimento delle rette (di cui 13 milioni 621.608 specificamente ai Comuni montani e alle aree interne), e 7,4 milioni sono finalizzati all’ampliamento e al consolidamento dell’offerta per ridurre progressivamente le liste d’attesa.
Con il nuovo bando regionale sono stati sostenuti in questo anno educativo complessivamente 6.956 posti in 233 Comuni e Unioni, di cui: 5.564 con abbattimento delle rette, 924 nuovi posti, con un incremento del 27% rispetto allo scorso anno, e 468 posti consolidati. In particolare, 3.016 sono i posti sostenuti nei territori montani e aree interne, dove la misura ha permesso di garantire la gratuità del servizio per le famiglie con Isee fino a 40mila euro; nei restanti Comuni l’investimento ha comunque assicurato una significativa riduzione delle rette, per tutti i nuclei familiari con Isee fino a 26mila euro.
Numeri e risultati raggiunti sono stati illustrati oggi alla stampa, in Regione a Bologna, dall’assessora al Welfare, Politiche per l’infanzia e Scuola, Isabella Conti, e dall’assessore al Bilancio, Montagna e Aree Interne, Davide Baruffi.
“Il superamento, con largo anticipo, del traguardo europeo di copertura degli asili nido racconta bene la scelta della Regione di investire con continuità nei nidi come infrastruttura fondamentale per la crescita delle bambine e dei bambini, il sostegno alle famiglie e la qualità del futuro- spiegano Conti e Baruffi-. L’incremento degli investimenti e l’attenzione al doppio investimento, sull’abbattimento delle rette e sulla creazione di nuovi posti, rafforzano l’accesso ai servizi e garantiscono opportunità educative diffuse e di qualità per tutte e tutti i bambini, indipendentemente dal contesto territoriale e socioeconomico di provenienza. L’abbattimento delle rette nei Comuni montani e nelle aree interne ha consentito una forte diffusione dei servizi, rivelandosi strumento indispensabile per contrastare lo spopolamento, sostenere la permanenza delle famiglie e favorire nuovi arrivi. In Emilia-Romagna, dove l’educazione nella primissima infanzia è da sempre il pilastro di un modello sociale riconosciuto in tutta Europa, nessuna bambina e nessun bambino deve rinunciare al nido perché non c’è posto o perché è troppo caro”.
“È questa- proseguono gli assessori Conti e Baruffi– la direzione che ci siamo dati e su cui continueremo a investire. La nuova sfida ora è consolidare una rete educativa sempre più qualificata, flessibile, accessibile e integrata. Sappiamo ormai con certezza, grazie a numerose ricerche internazionali, che la frequentazione precoce dei servizi educativi ha effetti positivi duraturi sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale, promuove autonomia, autostima e capacità relazionali. Ed è per questo che, insieme agli enti territoriali, vogliamo garantire la più ampia partecipazione possibile, affinché ogni bambina e ogni bambino, a prescindere dal contesto di partenza, possa contare su pari opportunità di crescita e di futuro. Sostenendo al contempo la conciliazione tra vita e lavoro e l’occupazione femminile, con benefici che riguardano l’intera comunità”.
I dati, per provincia
Per il 2026, i 37,2 milioni destinati al sostegno dei servizi educativi accompagnano l’ampliamento dell’offerta in tutte le province emiliano-romagnole.
La Città Metropolitana di Bologna concentra il maggiore investimento, con 10 milioni e 45.134 euro, destinati alla creazione di 226 nuovi posti. Segue la provincia di Modena, con 5 milioni e 934.060 euro e 192 nuovi posti. Alla provincia di Reggio Emilia sono destinati 4 milioni e 41.576 euro per l’attivazione di 51 nuovi posti, mentre a Parma lo stanziamento raggiunge 3 milioni e 565.782 euro, con 96 nuovi posti. In provincia di Piacenza vengono investiti 1 milione e 625.184 euro, per 84 nuovi posti; a Ferrara sono destinati 3 milioni e 122.064 euro, con 54 nuovi posti. La provincia di Ravenna dispone di 2 milioni e 646.270 euro, a sostegno di 84 nuovi posti. In provincia di Forlì-Cesena lo stanziamento è di 3 milioni e 752.892 euro, con 56 nuovi posti, mentre alla provincia di Rimini sono destinati 2 milioni e 453.814 euro, per l’attivazione di 81 nuovi posti.
A queste risorse regionali si affiancano gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che stanno contribuendo alla realizzazione di nuovi servizi e all’ampliamento dell’offerta educativa sul territorio regionale, che oggi può contare su una rete di 1.291 servizi tra nidi pubblici, convenzionati e privati, distribuiti su tutto il territorio.
Il tasso di saturazione dell’88,4% conferma una domanda in costante crescita e un utilizzo pressoché pieno dei posti disponibili, rafforzando l’accesso ai servizi educativi per tutte le bambine e tutti i bambini, aldilà della condizione economica delle famiglie o del territorio di residenza.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
In Emilia-Romagna aumentano le risorse per la cura degli anziani e delle persone con disabilità gravi e gravissime: quasi 594 milioni di euro grazie al Fondo regionale per la non autosufficienza
Più cresce la domanda di assistenza per la non autosufficienza, più c’è bisogno di un’infrastruttura sociale solida, diffusa e capace di reggere il cambiamento.
Per questo lo stanziamento di quasi 594 milioni di euro del Fondo regionale per la non autosufficienza, approvato nel corso dell’ultima Giunta che si è svolta a Rimini, rafforza una direzione che guarda al cambiamento demografico e alla crescita dei bisogni senza rassegnarsi a subirli.
Le risorse stanziate dal Fondo 2026 ammontano esattamente a 593 milioni e 890mila euro, circa 30 milioni in più rispetto al 2025 e oltre 110 milioni in più rispetto al 2024. Sono destinate all’aumento dei posti accreditati e contrattualizzati nelle strutture residenziali per anziani, all’ampliamento dell’assistenza domiciliare, al rafforzamento dei servizi per le persone con disabilità e dei programmi integrati di dimissione protetta al domicilio.
Il programma prevede 426,93 milioni di euro per gli interventi rivolti alla popolazione anziana over 75 e 141,69 milioni per le persone con disabilità gravi e gravissime. A queste risorse si aggiungono 20,27 milioni di euro per i servizi che operano in situazioni disagiate, comprese le strutture di piccole dimensioni nelle zone montane, e 5 milioni di euro una tantum destinati ai servizi accreditati a gestione pubblica, a parziale copertura degli arretrati sostenuti nel 2026 a seguito del rinnovo del contratto nazionale del comparto Funzioni locali.
“L’investimento sul Fondo regionale per la non autosufficienza conferma e rafforza la nostra scelta di inserire la tenuta della nostra rete dei servizi sociali tra le priorità di questo mandato– sottolineano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale al Welfare e Terzo settore, Isabella Conti-. Le maggiori risorse stanziate devono aumentare la capacità di risposta del sistema di fronte al cambiamento. Per questo una parte dell’incremento sarà destinata allo sviluppo dei servizi con l’aumento dei posti accreditati e contrattualizzati nelle Cra, riducendo le differenze ancora presenti tra i diversi territori. Allo stesso tempo vogliamo investire sulla domiciliarità, perché residenzialità e assistenza a casa non sono alternative, ma parti della stessa rete. È una sfida importante perché significa costruire una presa in carico che non si interrompe quando una persona esce dall’ospedale, ma trova continuità nel territorio”.
“Una parte significativa dell’incremento– proseguono presidente e assessora– serve poi a garantire la sostenibilità del sistema dei servizi, accompagnando gli adeguamenti delle tariffe dei servizi sociosanitari accreditati e gli aggiornamenti della remunerazione legati anche ai rinnovi contrattuali. È una scelta importante perché la qualità del nostro welfare dipende innanzitutto dalle persone che ogni giorno lavorano nelle strutture e dalla possibilità, per chi le gestisce, di garantirne qualità e continuità. Le politiche per la non autosufficienza- concludono- non sono soltanto una voce di bilancio, ma l’infrastruttura fondamentale del nostro welfare”.
Dentro questa programmazione viene confermata anche l’attenzione alle persone con disabilità, per servizi modellati in base alle necessità e priorità individuate nei singoli Distretti. Una particolare attenzione, infine, è rivolta alle situazioni territoriali più fragili, comprese le strutture di piccole dimensioni nelle zone montane e disagiate, dove la sostenibilità di un servizio ha un valore che va oltre la prestazione.
Le risorse del Fondo – 593 milioni e 890mila euro – sono composte da 222,89 milioni di euro a valere sul Fondo sanitario regionale e 371 milioni di risorse aggiuntive regionali. Al Fondo Regionale per la non autosufficienza si affiancano inoltre ulteriori risorse provenienti dagli altri fondi nazionali e regionali destinati alla non autosufficienza, alla disabilità, al Dopo di noi e al sostegno dei caregiver familiari.
La distribuzione delle risorse alle Ausl
La dotazione viene ripartita tra le Aziende Usl del territorio regionale. Alla Romagna sono destinati 153,5 milioni di euro, a Bologna 121,1 milioni, a Modena 89,7 milioni, a Reggio Emilia 65,3 milioni, a Parma 57,7 milioni, a Ferrara 49,3 milioni, a Piacenza 39 milioni e a Imola 17,8 milioni.
La programmazione degli interventi viene ricondotta ai programmi distrettuali, affinché le risorse siano utilizzate sulla base dei bisogni dei territori e inserite nella programmazione dei Piani di zona per la salute e il benessere sociale
I risultati saranno monitorati dalla Regione sia per il 2026, sia lungo il triennio 2025-2027 in cui la programmazione del fondo è inserita, verificando in particolare l’evoluzione dei posti residenziali, dell’assistenza domiciliare, dei servizi per le persone con disabilità e l’effettiva definizione e operatività dei programmi integrati di dimissione protetta nei diversi ambiti distrettuali.ù
Fonte: Regione Emilia – Romagna
Presentazione del Bilancio Sociale Unitario delle Asp: rassegna stampa
Pubblichiamo gli articoli usciti in occasione della presentazione del Bilancio Sociale Unitario delle Asp che si è svolto lo scorso 1 ottobre a Bagnacavallo.
Quotidiani cartacei
’Persone che curano persone’ il Bilancio sociale unitario delle Asp dell’Emilia-Romagna – Il Resto del Carlino – Ravenna
Le Asp e le necessità socio-sanitarie sempre più complesse – Corriere Romagna
Siti web – quotidiani web
Asp Reggio Emilia – News
Asp dell’Emilia-Romagna, il bilancio sociale a Bagnacavallo: 50mila utenti e oltre 500 milioni di produzione – Ravenna Today
https://www.ravennatoday.it/cronaca/asp-emilia-romagna-bilancio-sociale-unitario-bagnacavallo.html
Bilancio Sociale delle ASP dell’Emilia-Romagna: fare rete per costruire il futuro del welfare – News Asp Eppi Manica Salvatori
’Persone che curano persone’ il Bilancio sociale unitario delle Asp dell’Emilia-Romagna – RestodelCarlino.it
https://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/persone-che-curano-persone-il-01bb65b6
Bagnacavallo, il sistema delle Asp vale oltre 525 milioni: al centro il lavoro di 6.561 persone – Ravenna Web Tv
A Bagnacavallo le Asp dell’Emilia-Romagna fanno il punto sul lavoro di cura: oltre 50mila utenti e 6.500 addetti – Ravenna Notizie
A Bagnacavallo le Asp dell’Emilia-Romagna fanno il punto sul lavoro di cura: oltre 50mila utenti e 6.500 addetti – Romagna Notizie
Presentato a Bagnacavallo il Bilancio Sociale Unitario 2025 delle ASP: “Le persone e il lavoro al centro del welfare dell’Emilia-Romagna”
Si è giovedì primo ottobre, nella Sala Oriani dell’ex convento di San Francesco a Bagnacavallo, la giornata dedicata alla terza edizione del Bilancio Sociale Unitario delle Asp dell’Emilia-Romagna, promossa da Cispel Emilia-Romagna-Coordinamento Asper e dedicata quest’anno al tema “Persone che curano persone”.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Bagnacavallo Matteo Giacomoni e la mattinata è stata coordinata da Emanuela Giangrandi, amministratrice unica dell’Asp dei Comuni della Bassa Romagna e coordinatrice Asper-Cispel Emilia-Romagna.
Un passaggio centrale è stato poi l’intervento di Isabella Conti, assessora regionale al Welfare, Terzo settore, Politiche per l’infanzia e Scuola.
Hanno contribuito al confronto anche Marilena Pillati per Anci Emilia-Romagna, Marco Bertuzzi, presidente di Cispel Emilia-Romagna, Elena Cagliari, direttrice dell’Asp Progetto Persona di Guastalla e coordinatrice del gruppo di lavoro Bsu, Alessandro Strada, direttore dell’Asp Cesena Valle Savio e dell’Asp del Forlivese, e Nadia Manni, direttrice dell’Asp Città delle Persone di Reggio Emilia.
Al centro dell’incontro ci sono stati il lavoro di cura, le professionalità che operano nelle Aziende pubbliche di servizi alla persona e le prospettive di un sistema chiamato a confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione, l’aumento della non autosufficienza e bisogni sociali e sociosanitari sempre più complessi.
Nel pomeriggio la giornata è proseguita con il primo Forum dei direttori e delle direttrici delle Asp dell’Emilia-Romagna.
La terza edizione del Bilancio Sociale Unitario restituisce una fotografia complessiva delle 33 Asp e delle due Ipab in fase di trasformazione dell’Emilia-Romagna, con oltre 50mila utenti serviti e più di 13mila unità di offerta.
Nel 2025 il valore della produzione ha superato i 525 milioni di euro, mentre i ricavi da attività hanno superato i 442 milioni di euro.
-
Presenza sul territorio: La provincia di Bologna registra il valore della produzione più elevato (171,5 milioni di euro), seguita da Reggio Emilia (86,9 milioni), Parma (58,2 milioni) e Modena (51,5 milioni).
-
Ambito di intervento: Le ASP si confermano il fulcro di un welfare integrato che risponde non solo agli anziani (attraverso Case Residenza Anziani, Centri Diurni e assistenza domiciliare), ma anche alle esigenze di minori e famiglie, persone con disabilità e situazioni di inclusione e nuove povertà.
Particolare attenzione è dedicata al capitale umano. Il personale dipendente e somministrato delle Asp conta complessivamente 6.561 persone e il Bilancio ne approfondisce composizione, competenze, condizioni di lavoro, formazione, ricambio generazionale e capacità del sistema di attrarre nuove professionalità.
Dei 6.561 dipendenti diretti del sistema ASP infatti:
-
3.482 sono Operatori Socio-Sanitari (OSS), colonna portante dei servizi di assistenza;
-
526 sono infermieri/e;
-
497 sono educatori ed educatrici;
-
274 sono assistenti sociali;
-
completano la squadra 202 Responsabili di Attività Assistenziali (RAA), 140 coordinatori/trici, 131 animatori/trici, oltre a terapisti della riabilitazione, psicologi, addetti ai servizi di supporto e personale amministrativo
«Quest’anno abbiamo scelto per il Bilancio Sociale Unitario il titolo “Persone che curano persone” perché mette a fuoco il cuore del lavoro delle Asp: una rete di servizi pubblici che prende forma ogni giorno attraverso professionalità diverse e risposte costruite sui bisogni dei territori – ha sottolineato Emanuela Giangrandi –. Il Bilancio ci consente di leggere insieme i dati delle 33 Asp e delle due Ipab in fase di trasformazione e di restituire una fotografia complessiva di una realtà che, se osservata in modo frammentato, sarebbe molto più difficile da comprendere. Dentro quei dati emerge anche la grande varietà delle Asp: ci sono aziende impegnate nella presa in carico sociale, altre maggiormente nell’assistenza residenziale, altre ancora in una pluralità di servizi costruiti in rapporto ai bisogni dei territori. È proprio questa capacità di dare risposte diverse, restando parte di un sistema pubblico, che rappresenta il valore delle Asp. Non basta conservare l’esistente: dobbiamo accompagnare il cambiamento e costruire un sistema di assistenza, cura e accudimento capace di rispondere ai bisogni dei prossimi anni. Il Bilancio serve anche a questo: rendere visibile ciò che facciamo, conoscerci meglio come sistema e mettere a disposizione delle istituzioni uno strumento di analisi utile per costruire insieme le risposte future».

«Abbiamo bisogno di investire come non mai sul lavoro della cura – ha osservato l’assessora regionale Isabella Conti –. La Regione ha rafforzato in modo importante le risorse per la non autosufficienza e sta lavorando per sostenere i servizi, la domiciliarità e i posti accreditati. Un altro fronte decisivo riguarda le condizioni di chi lavora nella cura: riconoscimento economico, rinnovi contrattuali, formazione e valorizzazione sociale delle professioni sono indispensabili per renderle sempre più attrattive. Abbiamo previsto anche risorse per la formazione degli operatori sociosanitari, perché se diciamo che questo lavoro è fondamentale dobbiamo essere conseguenti. Dobbiamo inoltre passare dall’ottica sanitaria della prestazione, anche nella domiciliarità, a un’ottica della relazione. Le Asp, per la loro vicinanza alle persone e ai bisogni concreti, rappresentano un osservatorio preziosissimo sulle fragilità e sui cambiamenti delle nostre comunità. La Regione continuerà a lavorare insieme a loro, sostenendo il sistema pubblico, investendo sulle professioni della cura e costruendo risposte sempre più adeguate ai nuovi bisogni».
Il prossimo appuntamento con la presentazione del Bilancio Sociale Unitario è previsto nel 2027 a Imola, come anticipato nel corso dei lavori.

Scarica il Bilancio Sociale 2025 e le slide presentate dai relatori.
Bilancio Sociale Unitario 2025
Giornata mondiale dell’Alzheimer, l’impegno dell’Emilia-Romagna per un fenomeno in continuo aumento
In una regione che invecchia sempre di più (oltre 1 persona su 4 ha più di 65 anni), cresce in Emilia-Romagna la platea di persone affette da demenze. Una prevalenza nella popolazione regionale pari a 25,2 casi di per mille abitanti, in aumento rispetto all’anno precedente, quando si era attestata a quota 23.
Un incremento legato anche alla maggiore capacità dei servizi sanitari e sociosanitari nell’intercettare le persone con demenza: l’Emilia-Romagna, infatti, è stata pioniera fin dal 1999 nella realizzazione di una rete che supporta i pazienti, le famiglie e i caregiver. In totale si stima che sul territorio regionale siano presenti circa 93.723 persone affette da demenza. Di queste, il 74%, oltre due terzi, sono intercettati e seguiti dai servizi sanitari e sociosanitari. Le classi d’età più rappresentate sono quelle tra i 75 e gli 89 anni e, soprattutto, oltre i 90 anni.
I dati aggiornati sono contenuti nella relazione sullo stato di avanzamento del progetto regionale demenze per il 2025, pubblicata sul sito SalutER in occasione della Giornata mondiale Alzheimer di lunedì 21 settembre. Nel report sono descritti anche gli ambiti prioritari di attività e di ricerca, con un particolare focus dedicato al contrasto allo stigma e al supporto alla domiciliarità.
“L’allungamento della vita e l’invecchiamento della popolazione sono conquiste straordinarie, ma ci chiedono di ripensare e rafforzare i nostri servizi, perché vivere più a lungo significhi anche poter contare su una rete di cura e di prossimità capace di accompagnare le persone fragili e chi gli sta vicino- sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. Queste patologie coinvolgono profondamente tutte le famiglie e, in particolare, i caregiver: vogliamo sostenerli e per questo stiamo lavorando a una presa in carico sempre più efficace, che comprenda la diagnosi precoce, la cura, la riabilitazione e l’assistenza domiciliare. In Emilia-Romagna abbiamo costruito negli anni una rete importante, ma non possiamo considerare questo un punto di arrivo: sanità e sociale devono lavorare sempre di più insieme, rafforzandola e sostenendola perché sia sempre più strutturata e capillare”.
Grazie al Fondo nazionale demenze 2024-26, la Regione Emilia-Romagna ha investito oltre 1,8 milioni di euro, sviluppando diverse linee progettuali tra cui il supporto agli interventi psicosociali per i pazienti e chi li assiste. Sono state coinvolte tutte le Aziende sanitarie regionali e tra i progetti sostenuti spiccano Caffè Alzheimer, i Meeting center, gli interventi di stimolazione cognitiva, le terapie occupazionali, le Comunità amiche. Fondamentale la collaborazione con gli Enti locali e soprattutto il volontario e il Terzo settore. Una novità che ha riguardato in particolare l’anno scorso è stata lo sviluppo del Welfare culturale, ha posto le basi di un progetto regionale che mette in contatto il mondo della cultura con i professionisti dei centri dedicati ai disturbi cognitivi e alle demenze per la fruizione del patrimonio artistico regionale.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
Il primo ottobre a Bagnacavallo il Bilancio sociale delle ASP dell’Emilia-Romagna
L’appuntamento di quest’anno, intitolato “Persone che curano persone”, intende mettere al centro una riflessione approfondita sul valore umano e professionale del lavoro di cura, ponendo l’accento sul ruolo fondamentale svolto dalle professioni socio-sanitarie all’interno delle comunità locali.
«Il Bilancio Sociale Unitario rappresenta una mappa fondamentale per leggere il valore generato dalle ASP sul territorio regionale», sottolinea Emanuela Giangrandi (nella foto) responsabile del Coordinamento ASPER – CISPEL Emilia-Romagna e amministratrice unica dell’ASP dei Comuni della Bassa Romagna. «Il titolo scelto per questa terza edizione, ‘Persone che curano persone’, richiama l’essenza stessa della nostra missione pubblica: la qualità dei servizi socio-sanitari e assistenziali passa prima di tutto attraverso le competenze, la dedizione e la dignità dei professionisti e degli operatori che ogni giorno si prendono cura dei nostri cittadini più vulnerabili. Valorizzare il loro lavoro significa garantire la sostenibilità e l’eccellenza del sistema di welfare dell’Emilia-Romagna».I dati e i contenuti del report saranno illustrati alle ore 10.20 da Elena Cagliari, direttrice dell’ASP Progetto Persona di Guastalla e Coordinatrice del gruppo di lavoro BSU. Successivamente, il programma darà spazio al tema conduttore dell’edizione con l’intervento di Alessandro Strada, direttore dell’ASP Cesena Valle Savio e dell’ASP del Forlivese, sul tema “Le prospettive del lavoro di cura” (ore 10.40), e con la relazione di Nadia Manni, direttrice dell’ASP Città delle Persone di Reggio Emilia, intitolata “Le ASP: aziende di persone” (ore 11.00).
Le conclusioni dei lavori della mattina saranno affidate alle ore 11.30 a Isabella Conti, assessora al Welfare, Terzo Settore, Politiche per l’infanzia e Scuola della Regione Emilia-Romagna.
L’iniziativa è promossa da CISPEL Emilia-Romagna – Coordinamento ASPER, con il patrocinio del Comune di Bagnacavallo.
• Data: Giovedì 1° ottobre 2026, ore 9.30
• Sede: Sala Oriani – Ex Convento di San Francesco, via Cadorna 14 – Bagnacavallo (Ra)
Invecchiare nell’Italia della longevità: il raddoppio delle fragilità interroga il sistema di welfare
L’Italia si conferma il Paese più vecchio d’Europa, ma dietro la retorica dell’invecchiamento attivo emerge una realtà complessa: in vent’anni la percezione della fragilità quotidiana tra gli over 65 è raddoppiata, passando dal 18,3% al 36,6%. Il nuovo rapporto Censis ridisegna i confini della terza età e lancia una sfida cruciale ai sistemi di protezione sociale locali e regionali.
Quasi 15 milioni di persone, pari al 25,1% della popolazione nazionale. È questo l’identikit numerico del “popolo dei longevi” in Italia oggi, un segmento destinato a crescere vertiginosamente fino a raggiungere il 34,6% del totale entro il 2050. Tuttavia, il dato più eclatante che emerge dall’ultimo rapporto del Censis, intitolato “Invecchiare nell’Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani”, non riguarda solo la quantità degli anni guadagnati, ma la profonda trasformazione della qualità della vita e dei bisogni assistenziali.
Il boom delle fragilità: autosufficienza in calo
I dati longitudinali offerti dal Censis mostrano una netta flessione nella percezione del proprio stato di autonomia. Se nel 2006 il 78,8% degli anziani si definiva “totalmente autosufficiente”, oggi tale quota è scesa al 62,0%. Di converso, cresce l’area della cosiddetta “vulnerabilità intermedia”: il 36,6% degli over 65 dichiara di aver bisogno di aiuto nella vita di tutti i giorni, pur non trovandosi in una condizione di totale non autosufficienza (che interessa l’1,4% del campione). Nel dettaglio, il 31,7% necessita di un supporto occasionale e il 4,9% sperimenta difficoltà frequenti nelle attività quotidiane.
Quando inizia la vecchiaia? La perdita dell’autonomia come vera soglia
Il Censis scardina i vecchi parametri anagrafici. La soglia dei 65 anni è ormai percepita come un mero dato burocratico. Per gli intervistati, la vecchiaia inizia mediamente a 76,7 anni. Ma a fare da vero spartiacque non è l’età cronologica, bensì la perdita dell’autosufficienza, indicata dal 69,4% come il vero segnale d’ingresso nella terza età. Seguono la perdita di amici e coetanei (24,9%) e del coniuge (22,3%), mentre eventi tradizionali come il pensionamento (8,0%) o la nascita dei nipoti (4,2%) hanno ormai un impatto psicologico marginale.
La solitudine e l’isolamento logistico
Un altro fronte critico per le politiche di welfare di prossimità è l’isolamento sociale. Il 62,3% degli anziani dichiara di sentirsi solo almeno occasionalmente (l’8,9% sperimenta questa condizione “sempre o spesso”). Attualmente il 29,5% degli over 65 vive in una famiglia unipersonale, una percentuale che si impenna al 37,0% tra gli over 75 e sfiora il 50% (49,9%) tra chi ha superato gli 85 anni. Un anziano su due, nelle fasce più avanzate, vive in totale solitudine domestica, privo del supporto di un caregiver convivente.
Il paradosso socio-economico: più ricchi ma più scoperti
Dal punto di vista economico, il rapporto delinea un quadro controintuitivo: gli anziani rappresentano oggi l’unica fascia generazionale con una ricchezza patrimoniale e reddituale in crescita negli ultimi vent’anni, a fronte del drammatico impoverimento degli under 35. Questa disponibilità si traduce in un welfare informale insostituibile: il 36,4% dei longevi sostiene economicamente figli e nipoti. Inoltre, 3,2 milioni di nonni si occupano regolarmente della cura dei bambini, colmando le storiche carenze degli asili nido pubblici.
Tuttavia, a questa solidità finanziaria fa da contraltare il progressivo arretramento della sanità e del welfare pubblico. La paura principale dell’82,8% degli anziani è proprio quella di dover dipendere dagli altri, superando di gran lunga il timore della morte (33,5%). Non conta tanto la durata della vita, quanto la sua qualità: solo il 16,5% degli italiani dichiara di essere interessato a vivere fino a 120 anni se questo comporta la perdita della propria autonomia.
Quale futuro per i servizi territoriali? La risposta di AspER
Le evidenze del Censis confermano la necessità di superare la dicotomia tra “invecchiamento attivo” e “gestione della non autosufficienza grave”. Esiste una vastissima area grigia di fragilità parziale che richiede un’infrastrutturazione sociale diffusa. Il potenziamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo di modelli di collaborative housing e la digitalizzazione dei servizi di prossimità diventano le uniche risposte sostenibili. Per il portale AspER e le aziende di servizio pubblico dell’Emilia-Romagna, questi dati rappresentano una vera e propria bussola strategica per co-progettare il welfare del futuro.
Per approfondire ulteriormente le dinamiche della presentazione istituzionale e ascoltare gli interventi degli esperti, è possibile seguire la sintesi visiva dell’evento direttamente nel Video della presentazione del Rapporto Censis, che illustra nel dettaglio i grafici e le proiezioni demografiche discussi a Roma.
L’Emilia-Romagna rafforza e rinnova il Par- Piano attuativo regionale per la popolazione anziana
Rafforzare e innovare le politiche per gli anziani garantendo equità, accesso ai servizi e qualità dell’assistenza, con particolare attenzione alla sanità territoriale.
L’Emilia-Romagna aggiorna e rilancia il Par – Piano Attuativo Regionale per la popolazione anziana. Venerdì 3 luglio in Regione, a Bologna, la firma delle due intese, formalizzate da una delibera di Giunta, da parte del presidente Michele de Pascale, gli assessori al Welfare e Politiche per la salute, Isabella Conti e Massimo Fabi e i rappresentanti dei sindacati dei pensionati: il segretario generale dello Spi Cgil Emilia-Romagna Enzo Santolini, la segretaria generale Fnp-Cisl Emilia-Romagna Gina Risi, Massimo Monti della Uil Pensionati, il coordinatore regionale del Cupla – Coordinamento Unitario Pensionati Lavoratori Autonomi Gian Lauro Rossi e i vice coordinatori Franco Bonini e Stefano Spisani.
Asse centrale del nuovo documento è la sanità territoriale, in particolare il rafforzamento delle cure territoriali primarie ed intermedie, in coerenza con gli interventi previsti dalla Missione 6 salute del Pnrr, e la gestione della cronicità con focus su assistenza primaria e continuità assistenziale; il potenziamento della domiciliarità; il rafforzamento dei servizi sociali e sanitari territoriali; il sostegno del caregiver riconosciuto come figura centrale.
“Il nuovo Par mette al centro la persona e punta sulla domiciliarità per migliorarne la qualità della vita e rendere sostenibile il sistema- sottolinea de Pascale-. Con questo documento la casa diventa il primo luogo di cura, anche grazie a risorse tra le più alte in Italia come i 570 milioni del Fondo per la non autosufficienza. Fare rete è la risposta migliore che possiamo dare alle famiglie. Ringrazio le organizzazioni sindacali per aver reso possibile questa firma e tutti coloro che hanno lavoro concretamente a un progetto che integra sempre più i servizi sanitari e sociali a beneficio delle cittadine e dei cittadini dell’Emilia-Romagna”.
“Cambiano i bisogni, l’età media si alza e la nostra diventa una popolazione sempre più longeva- aggiungono gli assessori al Welfare, Isabella Conti, e alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. Mutamenti che comportano un aumento delle cronicità, per cui occorre che la risposta all’aumento delle richieste sia organica e strutturale. Se la società cambia, occorre che le istituzioni siano in grado di offrire servizi sempre più innovativi ed efficaci. Con il nuovo Par stringiamo ancora di più il rapporto di confronto e collaborazione con il Terzo settore, anima del welfare regionale, per realizzare, insieme, interventi strutturati e mirati, a partire dalle persone più fragili”.
Le novità del Par
Una società sempre più segnata da cambiamenti demografici, in particolare dall’invecchiamento della popolazione, sociali ed economici richiede di aggiornare gli strumenti e le politiche per gli anziani. Per questo la Regione ha rimodulato i contenuti e gli obiettivi del Par, rafforzato il ruolo del tavolo di coordinamento e aggiornato i gruppi di lavoro. Un nuovo Piano che si inserisce in un aggiornamento delle politiche regionali per l’invecchiamento attivo e la tutela della fragilità.
Il Tavolo del Par è il principale strumento di confronto e progettazione multidisciplinare per le politiche rivolte agli anziani: analizza bisogni della popolazione anziana, elabora interventi e politiche integrate, monitora i risultati e partecipa alla programmazione regionale. Ora viene definito un ruolo più strutturato con monitoraggio periodico, relazioni biennali e un maggiore coinvolgimento delle istituzioni e del Terzo settore.
La casa diventa il cuore del sistema di cura, con dimissioni protette e assistenza integrata; la figura del medico di medicina generale evolve in referente stabile per la cronicità e, in particolare, gestione terapie complesse, continuità assistenziale, presa in carico integrata.
Anche il caregiver, figura riconosciuta dalla legge regionale 2/2014, diventa più centrale: viene inserito in una rete più ampia (servizi sanitari e sociali, assistenti familiari, professionisti territoriali) e viene confermato il suo ruolo indispensabile all’interno del nuovo modello basato sulla domiciliarità.
Il documento sottolinea come, nell’ottica della promozione del benessere della popolazione anziana, risulti opportuno perseguire politiche di invecchiamento attivo, sostenendo tutte le misure di prevenzione della salute e di promozione dell’attività fisica, della corretta alimentazione, del benessere psicologico e, più in generale, dell’attenzione alla salubrità degli stili di vita.
Infine, per il Par il digitale è considerata una leva strutturale proseguendo le iniziative, già portate avanti negli scorsi anni, per aumentare le competenze digitali che danno l’opportunità anche alla popolazione anziana di conoscere ed utilizzare le tecnologie più innovative e i mezzi di comunicazione on line, in modo da ridurre il divario generazionale delle abilità informatiche.
Fonte: Regione Emilia – Romagna







