Invecchiare nell’Italia della longevità: il raddoppio delle fragilità interroga il sistema di welfare

L’Italia si conferma il Paese più vecchio d’Europa, ma dietro la retorica dell’invecchiamento attivo emerge una realtà complessa: in vent’anni la percezione della fragilità quotidiana tra gli over 65 è raddoppiata, passando dal 18,3% al 36,6%. Il nuovo rapporto Censis ridisegna i confini della terza età e lancia una sfida cruciale ai sistemi di protezione sociale locali e regionali.

Quasi 15 milioni di persone, pari al 25,1% della popolazione nazionale. È questo l’identikit numerico del “popolo dei longevi” in Italia oggi, un segmento destinato a crescere vertiginosamente fino a raggiungere il 34,6% del totale entro il 2050. Tuttavia, il dato più eclatante che emerge dall’ultimo rapporto del Censis, intitolato “Invecchiare nell’Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani”, non riguarda solo la quantità degli anni guadagnati, ma la profonda trasformazione della qualità della vita e dei bisogni assistenziali.

Il boom delle fragilità: autosufficienza in calo

I dati longitudinali offerti dal Censis mostrano una netta flessione nella percezione del proprio stato di autonomia. Se nel 2006 il 78,8% degli anziani si definiva “totalmente autosufficiente”, oggi tale quota è scesa al 62,0%. Di converso, cresce l’area della cosiddetta “vulnerabilità intermedia”: il 36,6% degli over 65 dichiara di aver bisogno di aiuto nella vita di tutti i giorni, pur non trovandosi in una condizione di totale non autosufficienza (che interessa l’1,4% del campione). Nel dettaglio, il 31,7% necessita di un supporto occasionale e il 4,9% sperimenta difficoltà frequenti nelle attività quotidiane.

Quando inizia la vecchiaia? La perdita dell’autonomia come vera soglia

Il Censis scardina i vecchi parametri anagrafici. La soglia dei 65 anni è ormai percepita come un mero dato burocratico. Per gli intervistati, la vecchiaia inizia mediamente a 76,7 anni. Ma a fare da vero spartiacque non è l’età cronologica, bensì la perdita dell’autosufficienza, indicata dal 69,4% come il vero segnale d’ingresso nella terza età. Seguono la perdita di amici e coetanei (24,9%) e del coniuge (22,3%), mentre eventi tradizionali come il pensionamento (8,0%) o la nascita dei nipoti (4,2%) hanno ormai un impatto psicologico marginale.

La solitudine e l’isolamento logistico

Un altro fronte critico per le politiche di welfare di prossimità è l’isolamento sociale. Il 62,3% degli anziani dichiara di sentirsi solo almeno occasionalmente (l’8,9% sperimenta questa condizione “sempre o spesso”). Attualmente il 29,5% degli over 65 vive in una famiglia unipersonale, una percentuale che si impenna al 37,0% tra gli over 75 e sfiora il 50% (49,9%) tra chi ha superato gli 85 anni. Un anziano su due, nelle fasce più avanzate, vive in totale solitudine domestica, privo del supporto di un caregiver convivente.

Il paradosso socio-economico: più ricchi ma più scoperti

Dal punto di vista economico, il rapporto delinea un quadro controintuitivo: gli anziani rappresentano oggi l’unica fascia generazionale con una ricchezza patrimoniale e reddituale in crescita negli ultimi vent’anni, a fronte del drammatico impoverimento degli under 35. Questa disponibilità si traduce in un welfare informale insostituibile: il 36,4% dei longevi sostiene economicamente figli e nipoti. Inoltre, 3,2 milioni di nonni si occupano regolarmente della cura dei bambini, colmando le storiche carenze degli asili nido pubblici.

Tuttavia, a questa solidità finanziaria fa da contraltare il progressivo arretramento della sanità e del welfare pubblico. La paura principale dell’82,8% degli anziani è proprio quella di dover dipendere dagli altri, superando di gran lunga il timore della morte (33,5%). Non conta tanto la durata della vita, quanto la sua qualità: solo il 16,5% degli italiani dichiara di essere interessato a vivere fino a 120 anni se questo comporta la perdita della propria autonomia.

Quale futuro per i servizi territoriali? La risposta di AspER

Le evidenze del Censis confermano la necessità di superare la dicotomia tra “invecchiamento attivo” e “gestione della non autosufficienza grave”. Esiste una vastissima area grigia di fragilità parziale che richiede un’infrastrutturazione sociale diffusa. Il potenziamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo di modelli di collaborative housing e la digitalizzazione dei servizi di prossimità diventano le uniche risposte sostenibili. Per il portale AspER e le aziende di servizio pubblico dell’Emilia-Romagna, questi dati rappresentano una vera e propria bussola strategica per co-progettare il welfare del futuro.

Per approfondire ulteriormente le dinamiche della presentazione istituzionale e ascoltare gli interventi degli esperti, è possibile seguire la sintesi visiva dell’evento direttamente nel Video della presentazione del Rapporto Censis, che illustra nel dettaglio i grafici e le proiezioni demografiche discussi a Roma.

 


L’Emilia-Romagna rafforza e rinnova il Par- Piano attuativo regionale per la popolazione anziana

Rafforzare e innovare le politiche per gli anziani garantendo equità, accesso ai servizi e qualità dell’assistenza, con particolare attenzione alla sanità territoriale.

L’Emilia-Romagna aggiorna e rilancia il Par Piano Attuativo Regionale per la popolazione anziana. Venerdì 3 luglio in Regione, a Bologna, la firma delle due intese, formalizzate da una delibera di Giunta, da parte del presidente Michele de Pascale, gli assessori al Welfare e Politiche per la salute, Isabella Conti e Massimo Fabi e i rappresentanti dei sindacati dei pensionati: il segretario generale dello Spi Cgil Emilia-Romagna Enzo Santolini, la segretaria generale Fnp-Cisl Emilia-Romagna Gina Risi, Massimo Monti della Uil Pensionati, il coordinatore regionale del Cupla – Coordinamento Unitario Pensionati Lavoratori Autonomi Gian Lauro Rossi e i vice coordinatori Franco Bonini e Stefano Spisani.

Asse centrale del nuovo documento è la sanità territoriale, in particolare il rafforzamento delle cure territoriali primarie ed intermedie, in coerenza con gli interventi previsti dalla Missione 6 salute del Pnrr, e la gestione della cronicità con focus su assistenza primaria e continuità assistenziale; il potenziamento della domiciliarità; il rafforzamento dei servizi sociali e sanitari territoriali; il sostegno del caregiver riconosciuto come figura centrale.

“Il nuovo Par mette al centro la persona e punta sulla domiciliarità per migliorarne la qualità della vita e rendere sostenibile il sistema- sottolinea de Pascale-. Con questo documento la casa diventa il primo luogo di cura, anche grazie a risorse tra le più alte in Italia come i 570 milioni del Fondo per la non autosufficienza. Fare rete è la risposta migliore che possiamo dare alle famiglie. Ringrazio le organizzazioni sindacali per aver reso possibile questa firma e tutti coloro che hanno lavoro concretamente a un progetto che integra sempre più i servizi sanitari e sociali a beneficio delle cittadine e dei cittadini dell’Emilia-Romagna”.

“Cambiano i bisogni, l’età media si alza e la nostra diventa una popolazione sempre più longeva- aggiungono gli assessori al Welfare, Isabella Conti, e alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. Mutamenti che comportano un aumento delle cronicità, per cui occorre che la risposta all’aumento delle richieste sia organica e strutturale. Se la società cambia, occorre che le istituzioni siano in grado di offrire servizi sempre più innovativi ed efficaci. Con il nuovo Par stringiamo ancora di più il rapporto di confronto e collaborazione con il Terzo settore, anima del welfare regionale, per realizzare, insieme, interventi strutturati e mirati, a partire dalle persone più fragili”.

Le novità del Par

Una società sempre più segnata da cambiamenti demografici, in particolare dall’invecchiamento della popolazione, sociali ed economici richiede di aggiornare gli strumenti e le politiche per gli anziani. Per questo la Regione ha rimodulato i contenuti e gli obiettivi del Par, rafforzato il ruolo del tavolo di coordinamento e aggiornato i gruppi di lavoro. Un nuovo Piano che si inserisce in un aggiornamento delle politiche regionali per l’invecchiamento attivo e la tutela della fragilità.

Il Tavolo del Par è il principale strumento di confronto e progettazione multidisciplinare per le politiche rivolte agli anziani: analizza bisogni della popolazione anziana, elabora interventi e politiche integrate, monitora i risultati e partecipa alla programmazione regionale. Ora viene definito un ruolo più strutturato con monitoraggio periodico, relazioni biennali e un maggiore coinvolgimento delle istituzioni e del Terzo settore.

La casa diventa il cuore del sistema di cura, con dimissioni protette e assistenza integrata; la figura del medico di medicina generale evolve in referente stabile per la cronicità e, in particolare, gestione terapie complesse, continuità assistenziale, presa in carico integrata.

Anche il caregiver, figura riconosciuta dalla legge regionale 2/2014, diventa più centrale: viene inserito in una rete più ampia (servizi sanitari e sociali, assistenti familiari, professionisti territoriali) e viene confermato il suo ruolo indispensabile all’interno del nuovo modello basato sulla domiciliarità.

Il documento sottolinea come, nell’ottica della promozione del benessere della popolazione anziana, risulti opportuno perseguire politiche di invecchiamento attivo, sostenendo tutte le misure di prevenzione della salute e di promozione dell’attività fisica, della corretta alimentazione, del benessere psicologico e, più in generale, dell’attenzione alla salubrità degli stili di vita.

Infine, per il Par il digitale è considerata una leva strutturale proseguendo le iniziative, già portate avanti negli scorsi anni, per aumentare le competenze digitali che danno l’opportunità anche alla popolazione anziana di conoscere ed utilizzare le tecnologie più innovative e i mezzi di comunicazione on line, in modo da ridurre il divario generazionale delle abilità informatiche.

Fonte: Regione Emilia – Romagna


Infanzia e adolescenza. Dagli Stati generali di Rimini una spinta alla nuova legge regionale sulla natalità

Generare non significa soltanto far nascere un figlio, ma creare le condizioni perché una nuova vita possa trovare intorno a sé una comunità capace di accoglierla, sostenerla e accompagnarla nel tempo.

È da questa consapevolezza, emersa con forza durante la seconda edizione degli Stati generali dell’Infanzia e dell’adolescenza – che si sono conclusi oggi a Rimini – che arriva una nuova spinta alla legge sulla natalità che la Giunta della Regione Emilia-Romagna sta costruendo insieme all’intergruppo assembleare.

Per tre giorni a Rimini istituzioni, studiosi, operatori sociali, educatori e professionisti si sono confrontati sul tema “Generare: nascere figli, crescere genitori mettendo al centro una domanda che riguarda il futuro dell’intera società: come restituire ai giovani la possibilità concreta di scegliere di costruire una famiglia?

La risposta emersa durante gli Stati generali, che si sono aperti mercoledì 10 giugno con l’intervento del presidente Michele de Pascale, è chiara: contrastare la denatalità significa prima di tutto ricostruire comunità.

“Non è il desiderio di avere figli a mancare. A mancare, troppo spesso, sono le condizioni per poterli accogliere e crescere senza sentirsi soli” ha più volte sottolineato l’assessora a Scuola, Welfare e Politiche per l’Infanzia, Isabella Conti, nel ringraziare tutti i relatori e le relatrici con cui c’è stata grande condivisione e approfondimento. “Ridurre quella distanza- ha affermato- è una responsabilità politica. Servizi educativi accessibili, sostegno alla genitorialità, conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, politiche abitative e comunità inclusive: è da qui che passa la libertà di scegliere. Il compito delle istituzioni è rendere possibile ciò che le persone desiderano davvero”.

L’assessora ha quindi rilanciato il percorso della nuova legge regionale sulla natalità, sull’infanzia e sulla genitorialità.

“Non sarà una legge simbolica- ha ribadito Conti– ma uno strumento concreto capace di mettere in relazione welfare, servizi educativi, salute, scuola, conciliazione vita-lavoro e sostegno alle famiglie. Abbiamo il dovere urgente di ricostruire la comunità. Nessun nucleo familiare può o deve essere un’isola. È da qui che passa la possibilità di contrastare la denatalità e costruire un futuro più forte per l’Emilia-Romagna. Ora è il tempo di agire, insieme a tante e tanti che stanno contribuendo”.

Gli Stati generali di Rimini: alcuni degli interventi

Le giornate riminesi di incontri, dialoghi, lectio magistralis e dibattiti hanno coinvolto alcune delle voci più autorevoli del panorama italiano, insieme a professionisti che ogni giorno lavorano accanto alle famiglie per contrastare l’isolamento e promuovere benessere psicologico e sociale.

Centrale è stato l’intervento di Alessandro Rosina che ha richiamato l’attenzione sul divario tra desiderio e realtà: oltre l’80% dei giovani – ha sottolineato il demografo – immagina di avere figli, ma molti incontrano ostacoli che impediscono di trasformare questo progetto in una scelta concreta.

Da questa considerazione si sono generate quasi tutte le riflessioni, tra cui quelle di autorevoli ospiti internazionali come Anna Rotkirch, professoressa di ricerca in Finlandia, che ha ribadito come “il futuro non si ‘decide’, ma si rende possibile: creando le condizioni sociali, economiche e relazionali perché il desiderio di generare possa trovare spazio”.

“L’essere umano è cresciuto come specie cooperativa, in cui la sopravvivenza e lo sviluppo dei bambini dipendono da reti di cura più ampie del solo legame madre-figlio” ha ribadito, in un collegamento dall’America, Sarah Blaffer Hrdy, professoressa emerita di Antropologia alla University of California, Davis.

Nella sua lectio magistralis, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini ha sottolineato come “serva una comunità di adulti responsabili che sappia guardare al mondo dei bambini e dei ragazzi con occhi nuovi, capace di generare benessere psicologico e relazionale”.

“Tutto ciò che genera relazioni, ascolto e sostegno reciproco rafforza il tessuto della società”, il monito della sociologa Chiara Saraceno.

Si è affrontato poi il tema delle famiglie plurali con la scrittrice Espérance Hakuzwimana e con lo psicoterapeuta e psicanalista Gian Marco Ciavolino: “Le famiglie contemporanee non sono più riconducibili a un unico modello: si moltiplicano le esperienze, si intrecciano culture, lingue, storie migratorie e percorsi affettivi che ridefiniscono continuamente cosa significhi essere famiglia”.

L’attesa lectio dello psicoterapeuta Alberto Pellai ha evidenziato ancora una volta come dietro al disagio adolescenziale spesso si nasconda una domanda profonda: “chi c’è per me?”. Le nuove sfide educative tra fragilità crescenti e il bisogno di presenza autentica.

La sociologa Sara Nanetti ha messo in luce come le diverse forme di genitorialità non si sviluppano mai in isolamento, ma siano sempre inserite in contesti sociali, economici e culturali che possono sostenerle oppure renderle più fragili. Famiglia, scuola, servizi e comunità costruiscono insieme lo spazio entro cui diventare ed essere genitori oggi.

Sferzante e incisiva la riflessione della giornalista e scrittrice Concita De Gregorio: “Il tema non è dare figli alla patria. Il tema è dare una patria ai figli”.

I video di tutti gli interventi integrali dei relatori saranno disponibili a breve all’indirizzo https://www.regione.emilia-romagna.it/eventi/generare

Fonte: Regione Emilia – Romagna


L’Emilia-Romagna punta alla domiciliarità: per i caregiver investimento da oltre 5 milioni di euro

Potenziare la platea dei caregiver in regione, garantendo maggiori tutele a questa figura che ricopre un ruolo centrale nel sistema di welfare emiliano-romagnolo. L’Emilia-Romagna vuole sostenere queste figure tanto che nel 2025 ha stanziato oltre 5 milioni di euro a loro sostegno.

È quanto è emerso dall’informativa che l’assessora al Welfare Isabella Conti ha svolto nel corso della commissione politiche per la salute presieduta da Gian Carlo Muzzarelli.

Alla luce delle parole di Conti maggioranza e opposizione concordano sul chiedere maggiori tutele per la figura del caregiver, considerata come figura centrale nel sistema di welfare regionale. Opinioni diverse, invece, sulla proposta di legge nazionale avanzata dal Governo: il centrodestra la sostiene, il centrosinistra ne sottolinea i potenziali limiti.

La relazione dell’assessora

“La popolazione emiliano-romagnola sta invecchiando, è quindi fondamentale interrogarsi sulla tenuta del sistema: i caregiver familiari, contribuiscono a garantire la funzionalità della macchina regionale del welfare”, spiega l’assessora al Welfare Isabella Conti che a riprova dell’impegno della Regione ricorda come “l’Emilia-Romagna è stata la prima Regione a riconoscere formalmente la figura del caregiver con una legge del 2014 e nel 2024 abbiamo poi istituito un fondo dedicato al loro sostegno grazia al quale nel 2025 abbiamo investito 3 milioni di euro sul fondo regionale caregiver, che si aggiungono ai 2,3 milioni di risorse nazionali”. Conti è molto critica sulla nuova legge nazionale sui caregiver, in fase di approvazione: “Ci fa fare dei passi indietro: è sbagliato l’obbligo della residenza, così come quello della parentela con l’assistito, è un errore, poi, prevedere vincoli sulle ore di assistenza. In Italia i caregiver arrivano a 8 milioni (in gran parte donne), di cui il 40% presta cura quotidiana all’assistito, 24 ore su 24”.

Fonte: Regione Emilia – Romagna


Il pacchetto sociale della Commissione europea: al centro la nuova Strategia contro la povertà

Il 6 maggio 2026 la Commissione europea ha presentato la prima Strategia europea contro la povertà, inserita all’interno di un più ampio pacchetto volto a rafforzare il pilastro sociale dell’Unione europea. Dopo aver concentrato i primi mesi del proprio mandato sulla competitività industriale e sul rafforzamento della difesa europea, la Commissione guidata da Ursula von der Leyen torna ora a mettere al centro la dimensione sociale dell’integrazione europea.

Nella comunicazione che accompagna la strategia, la Commissione rivolge l’attenzione alla povertà intesa non soltanto come una condizione economica, ma come una vera e propria violazione della dignità umana e dei diritti fondamentali. Le cause della povertà vengono infatti identificate in una pluralità di fattori strutturali, tra cui disoccupazione e precarietà lavorativa, aumento del costo della vita e del costo dell’energia, crisi abitativa e accesso insufficiente ai servizi pubblici, discriminazioni legate al genere, alla disabilità o all’origine etnica e fragilità familiari e disuguaglianze territoriali. A questi elementi si aggiungono le conseguenze delle recenti crisi geopolitiche e climatiche, che hanno aggravato il costo di beni essenziali come cibo, energia e abitazione. Proprio per affrontare le molteplici dimensioni della povertà, la Commissione ha accompagnato la Strategia con tre iniziative complementari: una proposta di raccomandazione del Consiglio sulla lotta all’esclusione abitativa; una comunicazione dedicata al contrasto del ciclo di povertà infantile; una comunicazione volta a rafforzare la Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità fino al 2030.

 

Le priorità della strategia dell’UE contro la povertà

Tre le priorità individuate dalla Commissione europea:

  1. Contrastare la povertà lungo tutto l’arco della vita: la Commissione propone una serie di interventi mirati alle diverse fasce d’età, con particolare attenzione all’infanzia, ai giovani, alle persone in età lavorativa e agli anziani. Tra le misure principali figurano una raccomandazione per migliorare l’efficacia dei sistemi di sostegno economico destinati ai bambini e alle famiglie vulnerabili, oltre al rafforzamento del coordinamento tra la Garanzia europea per l’infanzia e la Garanzia per i giovani, così da evitare che la povertà infantile si traduca automaticamente in esclusione sociale durante l’età adulta. Sul fronte del lavoro, la Commissione annuncia consultazioni con le parti sociali sull’inclusione nel mercato occupazionale e sull’uguaglianza di genere, ribadendo il ruolo centrale del lavoro nella prevenzione della povertà. A ciò si aggiunge una futura raccomandazione europea contro la “in-work poverty”, il fenomeno della povertà lavorativa. Per quanto riguarda la popolazione anziana, Bruxelles prevede la pubblicazione di rapporti sull’adeguatezza delle pensioni e sulla protezione sociale nella terza età.
  2. Agire sulle dimensioni trasversali che aggravano le condizioni di vulnerabilità: Tra le iniziative più rilevanti vi è l’aggiornamento del Quadro europeo volontario per la qualità dei servizi sociali, l’adozione di un “Pacchetto Istruzione” e il futuro “European Care Deal”. Quest’ultimo dovrebbe affrontare questioni centrali come il lavoro di cura informale, i servizi per l’infanzia, l’assistenza a lungo termine e la qualità dei servizi sociali.
  3. Governance e finanziamenti: la Commissione intende includere la lotta alla povertà in modo più strutturato all’interno del Semestre europeo, rafforzando il coinvolgimento della società civile e delle persone direttamente colpite dall’esclusione sociale. A livello nazionale, la Commissione europea invita gli Stati membri a nominare dei coordinatori nazionali per assicurare un coordinamento trasversale tra ministeri. Nel 2026 verrà inoltre siglato un Piano d’azione congiunto con il Comitato europeo delle Regioni, accompagnato dal lancio di un “EU Social Inclusion Award”. Sul piano economico, la proposta della Commissione europea per il QFP 2028-2034 prevede che almeno il 14% dei Piani di partenariato nazionali e regionali sia destinato a obiettivi sociali. L’esecutivo europeo intende inoltre mobilitare ulteriori risorse attraverso una nuova Coalizione contro la povertà che coinvolgerà imprese e organizzazioni filantropiche, oltre a sviluppare nuovi indicatori sociali per monitorare l’impatto del costo della vita e della vulnerabilità economica.

Da sapere: i numeri della crisi sociale in UE

La povertà nell’Unione europea è un fenomeno multidimensionale, che non riguarda solo il reddito ma anche condizioni di vita, lavoro e accesso ai servizi essenziali.

  • Circa 93 milioni di persone nell’UE (una persona su cinque) sono a rischio povertà o esclusione sociale.
  • Quasi 19,3 milioni di bambini vivono in condizioni di fragilità economica (circa un minore su quattro).
  • Oltre il 31% delle famiglie a basso reddito è sovraccaricato dai costi dell’abitazione.
  • Circa 1 milione di persone vive in condizioni di esclusione abitativa estrema o senza una dimora stabile.
  • La povertà lavorativa (“in-work poverty”) colpisce oltre l’8% dei lavoratori europei.

Per approfondire i dati sulla povertà e sull’esclusione sociale nell’Unione europea è possibile consultare il sito di Eurostat.

La povertà come violazione dei diritti umani: le iniziative complementari previste dalla Commissione europea

La proposta contro l’esclusione abitativa

Tra le azioni più significative del pacchetto vi è la proposta di raccomandazione del Consiglio sulla lotta all’esclusione abitativa, che riconosce il diritto alla casa come componente essenziale della dignità umana e del Pilastro europeo dei diritti sociali. Gli Stati membri sono invitati a sviluppare strategie integrate ispirate al modello “Housing First”, che prevede l’accesso immediato a un alloggio stabile accompagnato da servizi sociali e sanitari personalizzati. Particolare attenzione è dedicata alla prevenzione degli sfratti, alla mediazione per morosità, ai sistemi di allerta precoce e alla protezione delle persone in uscita da istituti, carceri o strutture di cura senza una soluzione abitativa adeguata.

Rompere il ciclo della povertà infantile

La comunicazione sul rafforzamento della Garanzia europea per l’infanzia punta invece a contrastare la trasmissione intergenerazionale della povertà. La Commissione propone di migliorare l’accesso a servizi essenziali come istruzione, assistenza sanitaria, mense scolastiche, attività sportive e culturali, alloggi adeguati e servizi per la prima infanzia, considerati strumenti fondamentali per interrompere il ciclo della marginalità sociale. Tra le novità più rilevanti spicca il lancio di un programma pilota per l’istituzione di una “Carta Europea della Garanzia per l’Infanzia”. Questo nuovo strumento, che si baserà sul portafoglio europeo di identità digitale, ha l’obiettivo di facilitare l’accesso ai servizi in modo semplice, coordinato e, soprattutto, non stigmatizzante per i minori in difficoltà.

Rafforzare la strategia europea per i diritti delle persone con disabilità

La Commissione ha inoltre annunciato il rafforzamento della Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità fino al 2030, riconoscendo che le persone con disabilità continuano a essere esposte a un rischio di povertà significativamente superiore alla media europea. Tra le misure previste vi sono la piena attuazione e digitalizzazione della Carta europea della disabilità e del Contrassegno di parcheggio, per garantire il riconoscimento reciproco dei diritti tra Stati membri e maggiore libertà di movimento nell’UE. È previsto anche il potenziamento dell’accessibilità dei trasporti ferroviari, marittimi e aerei, per uniformare gli standard a livello europeo, oltre a iniziative per rendere più inclusive le democrazie, migliorando l’accessibilità dei processi elettorali e della partecipazione politica in vista delle elezioni europee del 2029.

 

Il pacchetto sociale della Commissione rappresenta un passaggio politico significativo nel rafforzamento del Pilastro europeo dei diritti sociali, ridefinendo la povertà non solo come condizione economica ma come violazione della dignità e dei diritti fondamentali. Resta tuttavia decisiva la capacità degli Stati membri di tradurre questi obiettivi in misure concrete, affinché l’impegno di sradicare la povertà entro il 2050 diventi effettivamente credibile a livello europeo.

Fonte: ART-ER


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