L’Intelligenza Artificiale entra in CRA: il 30 giugno a Milano Marittima la presentazione del progetto “Ancelia”
L’innovazione tecnologica e l’Intelligenza Artificiale si mettono al servizio della cura e dell’assistenza degli anziani. Martedì 30 giugno 2026, la splendida cornice del Centro Congressi di Milano Marittima (Via Jelenia Gora, 2) ospiterà il convegno “Tecnologia Amica: L’IA nella cura dell’anziano”.
L’evento, organizzato dall’ASP Ravenna, Cervia e Russi , nasce con l’importante sostegno di CISPEL Emilia-Romagna , del Comune di Cervia , della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Al centro del dibattito ci sarà la presentazione del progetto Ancelia, un sistema basato sull’IA applicato sperimentalmente presso la CRA “F. Busignani” di Cervia.
Il Programma della Giornata
I lavori, moderati da Fabiola Gardelli, Presidente di ASP Ravenna, Cervia e Russi, si articoleranno in tre momenti principali:
1. Apertura e Saluti Istituzionali (Ore 09:30)
La mattinata si aprirà con i saluti delle autorità e dei partner sostenitori:
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Mirko Boschetti – Sindaco del Comune di Cervia
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Mirella Falconi Mazzotti – Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna
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Ethel Frasinetti – Direttrice Generale Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
2. Interventi Tecnici e Scenari Futuri (Ore 10:00)
Spazio all’approfondimento scientifico e all’evoluzione dei modelli di cura:
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L’evoluzione clinica: il Prof. Fulvio Lauretani (Direttore U.O. Medicina Interna 1 ad indirizzo Invecchiamento e Fragilità del Presidio Ospedaliero di Ravenna – AUSL Romagna) approfondirà il ruolo delle nuove tecnologie in risposta ai bisogni del paziente fragile.
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L’assistenza di domani: Guido Magrin (Co-founder & CEO di TeiaCare, l’azienda sviluppatrice di Ancelia) illustrerà come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando il lavoro quotidiano di cura.
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Innovazione e territorio: Roberta Mazzoni (Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Ravenna) farà il punto sullo sviluppo tecnologico nei servizi dedicati alla terza età a livello locale.
3. Testimonianze dal campo ed Esperienze Concrete (Ore 11:00)
La terza sessione darà voce a chi ha già implementato e vissuto la tecnologia all’interno delle strutture:
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L’esperienza di Cervia: Marilena Bellato (Coordinatrice della CRA “F. Busignani”) racconterà l’impatto sul campo dell’utilizzo di Ancelia da parte del personale assistenziale.
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Un anno di dati: Costante Emaldi (Responsabile Governo clinico ASSCOR) presenterà i risultati, i dati e le prospettive future dopo un anno di sperimentazione di Ancelia presso la CRA S. Chiara.
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La sfida delle ASP: L’intervento di Emanuela Giangrandi (Coordinatrice ASPER – CONFSERVIZI CISPEL) focalizzerà l’attenzione sul ruolo strategico che le Aziende Pubbliche ai Servizi alla Persona devono assumere di fronte all’avvento delle nuove tecnologie.
Dibattito e Networking
A seguire, a partire dalle ore 12:00, sarà dato spazio alle domande dal pubblico e al dibattito. La chiusura dei lavori è prevista per le 12:30 e sarà seguita da un aperitivo conviviale , un’importante opportunità di networking e confronto informale tra professionisti del settore, amministratori e partner tecnologici.
Come partecipare L’appuntamento è per martedì 30 giugno 2026 alle ore 09:30 presso il Centro Congressi di Milano Marittima. Un evento chiave per chiunque si occupi di welfare, servizi alla persona e innovazione socio-sanitaria in Emilia-Romagna.
Italia 2026, l’esplosione della povertà strutturale: «Sempre più poveri, sempre più a lungo»
Di fronte a una crisi che ha smesso di essere emergenza per farsi sistema, l’ultimo Report della Caritas scatta la fotografia drammatica di un Paese sospinto dalla morsa della cronicità, dall’erosione dei salari e dall’isolamento sociale. Oltre 282 mila le famiglie assistite: mai così tante.
ROMA – Non è più una parentesi. Non è l’onda lunga di uno shock congiunturale da assorbire. Nell’Italia del 2026 la povertà ha cambiato natura, radicandosi fino a mutare in una condizione di «strutturale normalità». L’allarme arriva dal Quarto Report Statistico Nazionale di Caritas Italiana, presentato a metà giugno e significativamente intitolato “Sempre più poveri, sempre più a lungo”.
I numeri raccolti dai centri d’ascolto lungo tutta la penisola descrivono un record storico: nel 2025 la rete Caritas ha incrociato e supportato 282.539 famiglie, registrando un aumento del 48% rispetto a un decennio fa (2015). Una mole di richieste che copre ormai il 12% dell’intera platea di persone in povertà assoluta stimata dall’Istat (circa 5,7 milioni di cittadini, quasi un residente su dieci). Ma a preoccupare l’organismo pastorale non è solo il dato quantitativo: è la cronicizzazione del disagio.
La gabbia della povertà cronica
Il vero elemento di rottura rispetto al passato è il fattore tempo. La povertà in Italia è diventata una trappola a lungo termine da cui è quasi impossibile uscire. Oltre un assistito su quattro (28,1%) è infatti in carico alla rete dei servizi Caritas da almeno cinque anni. Diminuiscono i “nuovi profili” di povertà temporanea, mentre si solidifica un blocco sociale di esclusi storici e intermittenti, incapaci di ritrovare l’autonomia economica a causa di un ascensore sociale totalmente bloccato.
«La povertà non appare più come una condizione transitoria legata a crisi circoscritte, ma come una realtà che tende a protrarsi nel tempo», osserva don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. Una vulnerabilità che logora i percorsi educativi, la stabilità psicofisica e la possibilità stessa di progettare un futuro.
Il paradosso del “lavoro povero”
Crolla definitivamente uno dei grandi miti della stabilità sociale novecentesca: l’idea che avere un’occupazione basti a proteggersi dall’indigenza. Il Report evidenzia che il 24% delle persone che si rivolgono alla Caritas possiede un lavoro. Un dato che esplode letteralmente nelle fasce d’età centrali e più produttive: tra i 35 e i 44 anni la percentuale di lavoratori poveri sale al 31,7%, attestandosi al 31% nella fascia tra i 45 e i 54 anni.
I bassi salari, il part-time involontario e la precarietà contrattuale — combinati con un’inflazione che morde il potere d’acquisto, trainata soprattutto dai costi energetici — rendono lo stipendio insufficiente a coprire i bisogni primari. Il ceto medio si assottiglia, e una platea sempre più vasta di famiglie, pur mostrando un ISEE familiare medio in leggera salita (passato da 4.315 a 4.974 euro), scivola nell’area della vulnerabilità. Un incremento che la Caritas interpreta non come un segnale di arricchimento, bensì come lo specchio dell’allargamento della fragilità a fasce precedentemente protette.
Solitudine e vulnerabilità sanitaria: i nuovi volti del disagio
Accanto alle privazioni materiali, il rapporto accende i riflettori su una devastante povertà relazionale. Quasi un assistito su tre vive in solitudine. L’isolamento sociale aggrava e amplifica la marginalità: tra le persone sole, ben il 59,9% sperimenta forme di povertà multipla (economica, abitativa, culturale). Cresce inoltre in modo marcato il peso degli anziani over 65, privi di reti familiari di supporto.
A questo quadro si salda l’emergenza sanitaria, che colpisce il 16,1% dei beneficiari. Chi soffre di problemi di salute si trova spesso schiacciato da un effetto accumulo: quasi sei individui su dieci sommano tre o più bisogni concomitanti, e la quota drammaticamente sale al 78,7% laddove sia presente una sofferenza mentale, evidenziando le difficoltà d’accesso a un Servizio Sanitario Nazionale sempre più in affanno.
La casa come emergenza primaria
La questione abitativa si conferma uno degli snodi più delicati. Se i dati Istat evidenziano come la grave deprivazione della casa interessi il 6,6% della popolazione generale e la povertà energetica il 9,1%, all’interno dell’universo Caritas queste percentuali si moltiplicano, trasformando le mura domestiche da luogo di protezione a fonte primaria di indebitamento e instabilità.
L’appello alle istituzioni: oltre la propaganda
L’analisi Caritas si traduce inevitabilmente in un forte richiamo alla responsabilità politica e sociale, ponendosi come un severo bagno di realtà rispetto alle narrazioni improntate al facile ottimismo. Di fronte alla rimodulazione degli strumenti di contrasto alla povertà, dal mondo sindacale e dal terzo settore si solleva la richiesta di dare un’impronta universalistica alle misure di sostegno (come l’Assegno di Inclusione – ADI) e di finanziare interventi territoriali complementari.
«La carità è anche atto di giustizia, oltre che gesto di prossimità», ricorda don Marco Pagniello. Per evitare che l’Italia si divida stabilmente in due, la sfida del welfare non può più essere delegata alla straordinarietà dei presidi parrocchiali o del volontariato. Richiede alleanze, riforme strutturali e una strategia di lungo periodo capace di aggredire le cause profonde di una povertà complessa, cronica e, purtroppo, sempre più normale.
Firmato il protocollo d’intesa per la realizzazione della nuova Casa della Comunità di Voltana
Lunedì 15 giugno 2026, a Ravenna presso la Direzione Generale dell’Ausl Romagna, è stato sottoscritto il protocollo d’intesa per la realizzazione della nuova Casa della Comunità (CdC) di Voltana.
I servizi della CdC di Voltana sono attualmente collocati all’interno di una porzione della struttura, di proprietà dell’Azienda dei Servizi alla Persona (ASP) dei Comuni della Bassa Romagna, che ospita la comunità alloggio “Silvagni”.
L’ASP ha proposto di investire proprie risorse per realizzare una nuova struttura, nel parco adiacente, autonoma e più funzionale alle esigenze del futuro sviluppo dei servizi della CdC.
Questa nuova sede diventerà sempre di più il punto di riferimento per l’assistenza sociosanitaria alle frazioni nord di Lugo, in piena integrazione all’attività della nuova CdC di Lugo, che verrà completata entro l’estate.
Il progetto è funzionale anche allo sviluppo delle attività della comunità alloggio; infatti nei locali che verranno liberati è intenzione dell’ASP ampliare i posti letto della struttura, per migliorare la risposta ai bisogni della popolazione anziana del Distretto di Lugo.
Il protocollo, sottoscritto dal Direttore Generale Tiziano Carradori, dalla Sindaca di Lugo Elena Zannoni e dall’Amministratrice Unica dell’ASP Bassa Romagna Emanuela Giangrandi, prevede che, una volta realizzata la nuova struttura, verranno trasferiti qui tutti i servizi potenziati della CdC; i nuovo locali più spaziosi e funzionali consentiranno, infatti, di integrare gli attuali servizi presenti (Medici di Medicina Generale, Ambulatorio prelievi, Ambulatorio infermieristico/patologia cronica) con l’ambulatorio degli Infermieri di Famiglia e Comunità, l’ambulatorio specialistico e un locale che potrebbe ospitare un ulteriore MMG o altre attività come quella psicologica.
La nuova struttura, di circa 300 mq, sarà realizzata su un unico piano e comporterà un investimento per l’ASP Bassa Romagna di oltre 950mila euro.
Si prevede di avviare il cantiere dopo l’estate 2026; la durata stimata per il lavori è di 12/18 mesi.
“A Voltana diversi anni fa è stato attivato il primo Infermiere di Famiglia e Comunità dell’Ausl Romagna – sottolinea il Direttore Generale, Tiziano Carradori – e oggi, con questo nuovo importante investimento, si da continuità a quel percorso di innovazione dell’assistenza sanitaria che vuole i territori sempre più protagonisti”.
“Il progetto della nuova Casa della Comunità di Voltana rappresenta un importante potenziamento dell’assistenza sociosanitaria territoriale del Comune di Lugo. – sono le parole della Sindaca di Lugo Elena Zannoni – Insieme alla Casa della Comunità nel quartiere Lugo Sud, e in forte integrazione con essa, rappresenterà il punto di riferimento per i principali bisogni di salute dei cittadini lughesi, garantendo risposte integrate grazie all’impegno delle equipe multiprofessionali presenti in queste strutture”.
“ Si tratta di un investimento – aggiunge l’ Amministratrice Unica dell’ASP Bassa Romagna Emanuela Giangrandi – voluto dai soci dell’Azienda per perseguire un duplice obiettivo: migliorare la rete dei servizi sociosanitari a servizio delle frazioni nord del Comune di Lugo e potenziare l’assistenza agli anziani della Bassa Romagna grazie ai nuovi posti letto della comunità alloggio che verranno realizzati”.
Alla firma del protocollo d’intesa erano presenti anche la Direttrice del Distretto Sanitario di Lugo, Federica Boschi e la Presidente della Consulta di Voltana, Valeria Monti.
Fonte: Ausl Romagna
Infanzia e adolescenza. Dagli Stati generali di Rimini una spinta alla nuova legge regionale sulla natalità
Generare non significa soltanto far nascere un figlio, ma creare le condizioni perché una nuova vita possa trovare intorno a sé una comunità capace di accoglierla, sostenerla e accompagnarla nel tempo.
È da questa consapevolezza, emersa con forza durante la seconda edizione degli Stati generali dell’Infanzia e dell’adolescenza – che si sono conclusi oggi a Rimini – che arriva una nuova spinta alla legge sulla natalità che la Giunta della Regione Emilia-Romagna sta costruendo insieme all’intergruppo assembleare.
Per tre giorni a Rimini istituzioni, studiosi, operatori sociali, educatori e professionisti si sono confrontati sul tema “Generare: nascere figli, crescere genitori” mettendo al centro una domanda che riguarda il futuro dell’intera società: come restituire ai giovani la possibilità concreta di scegliere di costruire una famiglia?
La risposta emersa durante gli Stati generali, che si sono aperti mercoledì 10 giugno con l’intervento del presidente Michele de Pascale, è chiara: contrastare la denatalità significa prima di tutto ricostruire comunità.
“Non è il desiderio di avere figli a mancare. A mancare, troppo spesso, sono le condizioni per poterli accogliere e crescere senza sentirsi soli” ha più volte sottolineato l’assessora a Scuola, Welfare e Politiche per l’Infanzia, Isabella Conti, nel ringraziare tutti i relatori e le relatrici con cui c’è stata grande condivisione e approfondimento. “Ridurre quella distanza- ha affermato- è una responsabilità politica. Servizi educativi accessibili, sostegno alla genitorialità, conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, politiche abitative e comunità inclusive: è da qui che passa la libertà di scegliere. Il compito delle istituzioni è rendere possibile ciò che le persone desiderano davvero”.
L’assessora ha quindi rilanciato il percorso della nuova legge regionale sulla natalità, sull’infanzia e sulla genitorialità.
“Non sarà una legge simbolica- ha ribadito Conti– ma uno strumento concreto capace di mettere in relazione welfare, servizi educativi, salute, scuola, conciliazione vita-lavoro e sostegno alle famiglie. Abbiamo il dovere urgente di ricostruire la comunità. Nessun nucleo familiare può o deve essere un’isola. È da qui che passa la possibilità di contrastare la denatalità e costruire un futuro più forte per l’Emilia-Romagna. Ora è il tempo di agire, insieme a tante e tanti che stanno contribuendo”.
Gli Stati generali di Rimini: alcuni degli interventi
Le giornate riminesi di incontri, dialoghi, lectio magistralis e dibattiti hanno coinvolto alcune delle voci più autorevoli del panorama italiano, insieme a professionisti che ogni giorno lavorano accanto alle famiglie per contrastare l’isolamento e promuovere benessere psicologico e sociale.
Centrale è stato l’intervento di Alessandro Rosina che ha richiamato l’attenzione sul divario tra desiderio e realtà: oltre l’80% dei giovani – ha sottolineato il demografo – immagina di avere figli, ma molti incontrano ostacoli che impediscono di trasformare questo progetto in una scelta concreta.
Da questa considerazione si sono generate quasi tutte le riflessioni, tra cui quelle di autorevoli ospiti internazionali come Anna Rotkirch, professoressa di ricerca in Finlandia, che ha ribadito come “il futuro non si ‘decide’, ma si rende possibile: creando le condizioni sociali, economiche e relazionali perché il desiderio di generare possa trovare spazio”.
“L’essere umano è cresciuto come specie cooperativa, in cui la sopravvivenza e lo sviluppo dei bambini dipendono da reti di cura più ampie del solo legame madre-figlio” ha ribadito, in un collegamento dall’America, Sarah Blaffer Hrdy, professoressa emerita di Antropologia alla University of California, Davis.
Nella sua lectio magistralis, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini ha sottolineato come “serva una comunità di adulti responsabili che sappia guardare al mondo dei bambini e dei ragazzi con occhi nuovi, capace di generare benessere psicologico e relazionale”.
“Tutto ciò che genera relazioni, ascolto e sostegno reciproco rafforza il tessuto della società”, il monito della sociologa Chiara Saraceno.
Si è affrontato poi il tema delle famiglie plurali con la scrittrice Espérance Hakuzwimana e con lo psicoterapeuta e psicanalista Gian Marco Ciavolino: “Le famiglie contemporanee non sono più riconducibili a un unico modello: si moltiplicano le esperienze, si intrecciano culture, lingue, storie migratorie e percorsi affettivi che ridefiniscono continuamente cosa significhi essere famiglia”.
L’attesa lectio dello psicoterapeuta Alberto Pellai ha evidenziato ancora una volta come dietro al disagio adolescenziale spesso si nasconda una domanda profonda: “chi c’è per me?”. Le nuove sfide educative tra fragilità crescenti e il bisogno di presenza autentica.
La sociologa Sara Nanetti ha messo in luce come le diverse forme di genitorialità non si sviluppano mai in isolamento, ma siano sempre inserite in contesti sociali, economici e culturali che possono sostenerle oppure renderle più fragili. Famiglia, scuola, servizi e comunità costruiscono insieme lo spazio entro cui diventare ed essere genitori oggi.
Sferzante e incisiva la riflessione della giornalista e scrittrice Concita De Gregorio: “Il tema non è dare figli alla patria. Il tema è dare una patria ai figli”.
I video di tutti gli interventi integrali dei relatori saranno disponibili a breve all’indirizzo https://www.regione.emilia-romagna.it/eventi/generare
Fonte: Regione Emilia – Romagna
L’Emilia-Romagna punta alla domiciliarità: per i caregiver investimento da oltre 5 milioni di euro
Potenziare la platea dei caregiver in regione, garantendo maggiori tutele a questa figura che ricopre un ruolo centrale nel sistema di welfare emiliano-romagnolo. L’Emilia-Romagna vuole sostenere queste figure tanto che nel 2025 ha stanziato oltre 5 milioni di euro a loro sostegno.
È quanto è emerso dall’informativa che l’assessora al Welfare Isabella Conti ha svolto nel corso della commissione politiche per la salute presieduta da Gian Carlo Muzzarelli.
Alla luce delle parole di Conti maggioranza e opposizione concordano sul chiedere maggiori tutele per la figura del caregiver, considerata come figura centrale nel sistema di welfare regionale. Opinioni diverse, invece, sulla proposta di legge nazionale avanzata dal Governo: il centrodestra la sostiene, il centrosinistra ne sottolinea i potenziali limiti.
La relazione dell’assessora
“La popolazione emiliano-romagnola sta invecchiando, è quindi fondamentale interrogarsi sulla tenuta del sistema: i caregiver familiari, contribuiscono a garantire la funzionalità della macchina regionale del welfare”, spiega l’assessora al Welfare Isabella Conti che a riprova dell’impegno della Regione ricorda come “l’Emilia-Romagna è stata la prima Regione a riconoscere formalmente la figura del caregiver con una legge del 2014 e nel 2024 abbiamo poi istituito un fondo dedicato al loro sostegno grazia al quale nel 2025 abbiamo investito 3 milioni di euro sul fondo regionale caregiver, che si aggiungono ai 2,3 milioni di risorse nazionali”. Conti è molto critica sulla nuova legge nazionale sui caregiver, in fase di approvazione: “Ci fa fare dei passi indietro: è sbagliato l’obbligo della residenza, così come quello della parentela con l’assistito, è un errore, poi, prevedere vincoli sulle ore di assistenza. In Italia i caregiver arrivano a 8 milioni (in gran parte donne), di cui il 40% presta cura quotidiana all’assistito, 24 ore su 24”.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
Il pacchetto sociale della Commissione europea: al centro la nuova Strategia contro la povertà
Il 6 maggio 2026 la Commissione europea ha presentato la prima Strategia europea contro la povertà, inserita all’interno di un più ampio pacchetto volto a rafforzare il pilastro sociale dell’Unione europea. Dopo aver concentrato i primi mesi del proprio mandato sulla competitività industriale e sul rafforzamento della difesa europea, la Commissione guidata da Ursula von der Leyen torna ora a mettere al centro la dimensione sociale dell’integrazione europea.
Nella comunicazione che accompagna la strategia, la Commissione rivolge l’attenzione alla povertà intesa non soltanto come una condizione economica, ma come una vera e propria violazione della dignità umana e dei diritti fondamentali. Le cause della povertà vengono infatti identificate in una pluralità di fattori strutturali, tra cui disoccupazione e precarietà lavorativa, aumento del costo della vita e del costo dell’energia, crisi abitativa e accesso insufficiente ai servizi pubblici, discriminazioni legate al genere, alla disabilità o all’origine etnica e fragilità familiari e disuguaglianze territoriali. A questi elementi si aggiungono le conseguenze delle recenti crisi geopolitiche e climatiche, che hanno aggravato il costo di beni essenziali come cibo, energia e abitazione. Proprio per affrontare le molteplici dimensioni della povertà, la Commissione ha accompagnato la Strategia con tre iniziative complementari: una proposta di raccomandazione del Consiglio sulla lotta all’esclusione abitativa; una comunicazione dedicata al contrasto del ciclo di povertà infantile; una comunicazione volta a rafforzare la Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità fino al 2030.
Le priorità della strategia dell’UE contro la povertà
Tre le priorità individuate dalla Commissione europea:
- Contrastare la povertà lungo tutto l’arco della vita: la Commissione propone una serie di interventi mirati alle diverse fasce d’età, con particolare attenzione all’infanzia, ai giovani, alle persone in età lavorativa e agli anziani. Tra le misure principali figurano una raccomandazione per migliorare l’efficacia dei sistemi di sostegno economico destinati ai bambini e alle famiglie vulnerabili, oltre al rafforzamento del coordinamento tra la Garanzia europea per l’infanzia e la Garanzia per i giovani, così da evitare che la povertà infantile si traduca automaticamente in esclusione sociale durante l’età adulta. Sul fronte del lavoro, la Commissione annuncia consultazioni con le parti sociali sull’inclusione nel mercato occupazionale e sull’uguaglianza di genere, ribadendo il ruolo centrale del lavoro nella prevenzione della povertà. A ciò si aggiunge una futura raccomandazione europea contro la “in-work poverty”, il fenomeno della povertà lavorativa. Per quanto riguarda la popolazione anziana, Bruxelles prevede la pubblicazione di rapporti sull’adeguatezza delle pensioni e sulla protezione sociale nella terza età.
- Agire sulle dimensioni trasversali che aggravano le condizioni di vulnerabilità: Tra le iniziative più rilevanti vi è l’aggiornamento del Quadro europeo volontario per la qualità dei servizi sociali, l’adozione di un “Pacchetto Istruzione” e il futuro “European Care Deal”. Quest’ultimo dovrebbe affrontare questioni centrali come il lavoro di cura informale, i servizi per l’infanzia, l’assistenza a lungo termine e la qualità dei servizi sociali.
- Governance e finanziamenti: la Commissione intende includere la lotta alla povertà in modo più strutturato all’interno del Semestre europeo, rafforzando il coinvolgimento della società civile e delle persone direttamente colpite dall’esclusione sociale. A livello nazionale, la Commissione europea invita gli Stati membri a nominare dei coordinatori nazionali per assicurare un coordinamento trasversale tra ministeri. Nel 2026 verrà inoltre siglato un Piano d’azione congiunto con il Comitato europeo delle Regioni, accompagnato dal lancio di un “EU Social Inclusion Award”. Sul piano economico, la proposta della Commissione europea per il QFP 2028-2034 prevede che almeno il 14% dei Piani di partenariato nazionali e regionali sia destinato a obiettivi sociali. L’esecutivo europeo intende inoltre mobilitare ulteriori risorse attraverso una nuova Coalizione contro la povertà che coinvolgerà imprese e organizzazioni filantropiche, oltre a sviluppare nuovi indicatori sociali per monitorare l’impatto del costo della vita e della vulnerabilità economica.
Da sapere: i numeri della crisi sociale in UE
La povertà nell’Unione europea è un fenomeno multidimensionale, che non riguarda solo il reddito ma anche condizioni di vita, lavoro e accesso ai servizi essenziali.
- Circa 93 milioni di persone nell’UE (una persona su cinque) sono a rischio povertà o esclusione sociale.
- Quasi 19,3 milioni di bambini vivono in condizioni di fragilità economica (circa un minore su quattro).
- Oltre il 31% delle famiglie a basso reddito è sovraccaricato dai costi dell’abitazione.
- Circa 1 milione di persone vive in condizioni di esclusione abitativa estrema o senza una dimora stabile.
- La povertà lavorativa (“in-work poverty”) colpisce oltre l’8% dei lavoratori europei.
Per approfondire i dati sulla povertà e sull’esclusione sociale nell’Unione europea è possibile consultare il sito di Eurostat.
La povertà come violazione dei diritti umani: le iniziative complementari previste dalla Commissione europea
La proposta contro l’esclusione abitativa
Tra le azioni più significative del pacchetto vi è la proposta di raccomandazione del Consiglio sulla lotta all’esclusione abitativa, che riconosce il diritto alla casa come componente essenziale della dignità umana e del Pilastro europeo dei diritti sociali. Gli Stati membri sono invitati a sviluppare strategie integrate ispirate al modello “Housing First”, che prevede l’accesso immediato a un alloggio stabile accompagnato da servizi sociali e sanitari personalizzati. Particolare attenzione è dedicata alla prevenzione degli sfratti, alla mediazione per morosità, ai sistemi di allerta precoce e alla protezione delle persone in uscita da istituti, carceri o strutture di cura senza una soluzione abitativa adeguata.
Rompere il ciclo della povertà infantile
La comunicazione sul rafforzamento della Garanzia europea per l’infanzia punta invece a contrastare la trasmissione intergenerazionale della povertà. La Commissione propone di migliorare l’accesso a servizi essenziali come istruzione, assistenza sanitaria, mense scolastiche, attività sportive e culturali, alloggi adeguati e servizi per la prima infanzia, considerati strumenti fondamentali per interrompere il ciclo della marginalità sociale. Tra le novità più rilevanti spicca il lancio di un programma pilota per l’istituzione di una “Carta Europea della Garanzia per l’Infanzia”. Questo nuovo strumento, che si baserà sul portafoglio europeo di identità digitale, ha l’obiettivo di facilitare l’accesso ai servizi in modo semplice, coordinato e, soprattutto, non stigmatizzante per i minori in difficoltà.
Rafforzare la strategia europea per i diritti delle persone con disabilità
La Commissione ha inoltre annunciato il rafforzamento della Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità fino al 2030, riconoscendo che le persone con disabilità continuano a essere esposte a un rischio di povertà significativamente superiore alla media europea. Tra le misure previste vi sono la piena attuazione e digitalizzazione della Carta europea della disabilità e del Contrassegno di parcheggio, per garantire il riconoscimento reciproco dei diritti tra Stati membri e maggiore libertà di movimento nell’UE. È previsto anche il potenziamento dell’accessibilità dei trasporti ferroviari, marittimi e aerei, per uniformare gli standard a livello europeo, oltre a iniziative per rendere più inclusive le democrazie, migliorando l’accessibilità dei processi elettorali e della partecipazione politica in vista delle elezioni europee del 2029.
Il pacchetto sociale della Commissione rappresenta un passaggio politico significativo nel rafforzamento del Pilastro europeo dei diritti sociali, ridefinendo la povertà non solo come condizione economica ma come violazione della dignità e dei diritti fondamentali. Resta tuttavia decisiva la capacità degli Stati membri di tradurre questi obiettivi in misure concrete, affinché l’impegno di sradicare la povertà entro il 2050 diventi effettivamente credibile a livello europeo.
Fonte: ART-ER
‘Generare: nascere figli, crescere genitori’, in scena a Rimini dal 10 al 12 giugno la seconda edizione degli Stati generali dell’infanzia e dell’adolescenza
Gli Stati generali dell’infanzia, dell’adolescenza tornano come laboratorio permanente di idee e politiche pubbliche, mettendo al centro, quest’anno, il tema della natalità come responsabilità collettiva e scelta politica, culturale e sociale decisiva per il futuro della nostra regione e del Paese.
Dopo la prima edizione, lo scorso anno a Bologna, il ‘format’ 2026 promosso dalla Regione, si sposta a Rimini dal 10 al 12 giugno. Il programma della nuova edizione dal titolo ‘Generare: nascere figli, crescere genitori’, è stato presentato oggi a Bologna, nel corso di una conferenza stampa, dall’assessora a Scuola, Welfare e Politiche per l’infanzia Isabella Conti.
Educazione, adolescenza, servizi per l’infanzia, pari opportunità, lavoro femminile, salute, welfare di prossimità, trasformazioni sociali e nuove forme della genitorialità.
I grandi temi che attraversano la vita delle famiglie saranno affrontati nel consueto format di tre giorni, con incontri, dialoghi, lectio magistralis e dibattiti che coinvolgeranno alcune tra le voci più autorevoli del panorama italiano e internazionale: da Concita De Gregorio a Chiara Saraceno, dalla lectio magistralis dello psicoterapeuta Matteo Lancini agli interventi del demografo Alessandro Rosina, fino al contributo internazionale dell’antropologa Sarah Blaffer Hrdy dell’Università della California che interverranno insieme a professionisti, educatori ed operatori che ogni giorno lavorano a fianco di famiglie, bambini e adolescenti, rappresentanti istituzionali e decisori pubblici.
“Il tema affrontato nell’edizione di quest’anno nasce dalla convinzione che parlare di infanzia significa parlare di futuro– dichiara Isabella Conti-. Abbiamo scelto un titolo che ha una direzione politica precisa: parlare di natalità non è qualcosa di astratto, ma qualcosa che incide sulla qualità della vita delle persone, sulle possibilità concrete che diamo ai giovani di costruire una famiglia e di crescere dei figli senza sentirsi soli. Oggi non basta interrogarsi sul calo delle nascite, bisogna chiedersi che tipo di società stiamo costruendo attorno alle bambine e ai bambini, alle madri, ai padri, alle famiglie. Questa edizione degli Stati Generali si collega direttamente al percorso della nuova legge regionale che stiamo costruendo sul sostegno alla natalità, all’infanzia e alla genitorialità ascoltando esperti, amministratori, servizi, scuole, operatori, famiglie e ragazze e ragazzi. Non una legge simbolica, ma un intervento capace di mettere insieme welfare, servizi educativi, conciliazione vita-lavoro, salute, scuola e comunità”.
“Anche il programma della tre giorni- spiega Conti– è stato costruito con questa idea: non affrontare i temi in modo ideologico o astratto, ma partendo dalla vita concreta delle persone. Gli ospiti, molto diversi tra loro per professionalità e tipo di approccio, consentiranno di restituire un ampio sguardo multidisciplinare. L’idea che attraversa tutti gli interventi è che una bambina o un bambino non crescono da soli, ma dentro relazioni, servizi, scuole, città, famiglie e comunità. E allora anche le politiche pubbliche devono imparare ad accompagnarli, sostenerli, per creare fiducia”.
La Regione arriva a questo appuntamento forte di un riconoscimento significativo: il primo posto nella classifica nazionale delle regioni più “mother friendly” del Rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, realizzato da Save the Children in collaborazione con Istat.
“Un riconoscimento che ci rende orgogliosi perché racconta un lavoro profondo, coerente e condiviso che abbiamo portato avanti negli anni– conclude l’assessora-, ma che non vuole nascondere le difficoltà quotidiane delle famiglie che ancora resistono anche qui, in Emilia-Romagna. Viviamo in una società attraversata da cambiamenti rapidissimi che rischiano di far percepire la genitorialità come una corsa a ostacoli, schiacciata tra precarietà lavorativa, carichi familiari squilibrati e paura di dover rinunciare a parti di sé. Difendere la maternità, sostenere i genitori, investire nell’infanzia, occuparsi dei disagi dell’adolescenza e delle sfide delle nuove generazioni significa anche decidere quale società vogliamo essere domani. Ed è una società che vogliamo costruire insieme alle persone e ai territori, trovando risposte ai nuovi bisogni e alle nuove esigenze”.
IL PROGRAMMA
Mercoledì 10 giugno
L’apertura ufficiale della tre giorni è prevista alle ore 15 nella Sala Ressi del Teatro Galli con il presidente della Regione, Michele de Pascale, e la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Maria Roccella (in collegamento), chiamati a discutere del tema “La nascita è di tutti, ripensare il nascere come responsabilità condivisa”. Sulla stessa questione interverranno anche le coordinatrici dell’intergruppo regionale sulla questione demografica, Ludovica Carla Ferrari ed Elena Ugolini, dopo i saluti in apertura del sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, e della vicesindaca, Chiara Bellini.
L’assessora regionale Isabella Conti, promotrice dell’evento, introdurrà i lavori della giornata che apriranno con l’intervento della studiosa di architettura Florencia Andreola sul rapporto tra infanzia e spazio urbano e della giornalista e scrittrice Concita De Gregorio, sullo sguardo dell’infanzia verso il mondo adulto.
Uno dei momenti centrali sarà poi la lectio dello psicologo Matteo Lancini su cosa significa essere genitori oggi e come riportare il tema della genitorialità dentro una dimensione pubblica e comunitaria.
Giovedì 11 giugno
La seconda giornata, che si svolgerà al cinema Fulgor, sarà dedicata maggiormente al tema demografico e alle politiche che possono davvero creare fiducia nel futuro. Interverranno studiosi di livello internazionale come il demografo Alessandro Rosina e la ricercatrice Anna Rotkirch (in collegamento dalla Finlandia), che aiuteranno a capire cosa accade nei Paesi che riescono a sostenere le famiglie e la natalità.
Nel corso della sessione pomeridiana, si parlerà anche di capitale umano, salute nei primi mille giorni di vita, sostegno alla maternità e alla paternità, con professionisti ed esperti che lavorano ogni giorno sul campo e, in apertura, i saluti dell’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi. “Chi si prende cura dei padri?”. È questo l’interrogativo su cui si concentrerà poi l’intervento della psicologa Maria Stella Epifanio che affronta il tema di come superare stereotipi e redistribuire la cura.
Venerdì 12 giugno
La terza giornata, che ritorna come ambientazione nella sala Ressi del teatro Galli, sarà dedicata alle trasformazioni delle famiglie e al mondo degli adolescenti. Si parlerà di famiglie plurali con la scrittrice Espérance Hakuzwimana e lo psicoterapeuta Gianmarco Ciavolino e di fragilità educative, di adolescenti in cerca di adulti, con voci autorevoli come quelle della sociologa Chiara Saraceno e dello psicoterapeuta Alberto Pellai.
Significativa la presenza, nel corso delle tre giornate, di interlocutori istituzionali quali il direttore regionale Inps Emilia-Romagna, Francesco Ricci, la garante per l’Infanzia e l’adolescenza Regione, Claudia Giudici, il presidente Giovani imprenditori di Confindustria Emilia-Romagna, Leonardo Figna, e Federica Venturelli, assessore del Comune di Modena, in rappresentanza di Anci Emilia-Romagna.
Eventi collaterali
Oltre che nei talk diurni, gli Stati Generali si svilupperanno anche fuori dai luoghi istituzionali tradizionali, coinvolgendo teatri, cinema e spazi pubblici della città di Rimini con due grandi appuntamenti animati serali aperti alla cittadinanza.
All’Arena Francesca da Rimini il 10 giugno Matteo Bussola e Federico Taddia proporranno “Padri eterni”, una riflessione sul ruolo dei padri e sulle relazioni familiari oggi.
L’11 giugno saranno di scena le esilaranti Mammadimerda, fondatrici e performer di un blog di grande successo che celebra il ‘non farcela’ come stile di vita, sul tema “Le pari opportunità si costruiscono a scuola”.
A queste due serate, si aggiunge la serata conclusiva del 12 giugno al Teatro Galli, “Diritti minori”, realizzata in collaborazione con il Festival Mare di Libri, con Alessia Canducci, Paola Caridi, Fabio Geda e Kento, dedicata ai diritti dei bambini e degli adolescenti attraverso parole, letture e testimonianze.
Il programma completo e i materiali della manifestazione sono disponibili all’indirizzo https://www.regione.emilia-romagna.it/eventi/generarea cui saranno aggiunti, a evento concluso, anche i video di tutti gli interventi integrali dei relatori presenti.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
Minori nelle strutture residenziali: rinnovato il protocollo d’intesa per rafforzarne la tutela, migliorare la qualità del sistema di accoglienza e potenziare il coordinamento tra istituzioni
Rafforzare la tutela delle persone di minore età accolte nelle strutture residenziali del territorio, migliorare la qualità del sistema di accoglienza e potenziare il coordinamento tra istituzioni.
A questi obiettivi guarda il rinnovo del Protocollo d’intesa sottoscritto dalla Regione Emilia‑Romagna assieme ai principali soggetti impegnati nella tutela dei minori sul territorio: Procura della Repubblica di Bologna presso il Tribunale per i Minorenni dell’Emilia-Romagna, Tribunale per i Minorenni dell’Emilia‑Romagna, Centro per la Giustizia Minorile per l’Emilia-Romagna e le Marche, Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) Emilia‑Romagna.
Il protocollo, firmato da tutti i sottoscrittori in viale Aldo Moro a Bologna nella sede dell’assessorato alle Politiche per l’infanzia e l’adolescenza, consolida e prolunga di altri 5 anni la collaborazione avviata nel 2020 su impulso della Procura presso il Tribunale per i Minorenni, puntando a rendere ancora più efficace il sistema integrato di vigilanza e monitoraggio delle strutture che ospitano minori e giovani adulti. Presenti l’assessora regionale alle Politiche per l’infanzia e l’adolescenza, Isabella Conti, il procuratore capo della Procura presso il Tribunale per i Minorenni Giuseppe Di Giorgio, la presidente del Tribunale per i Minorenni Gabriella Tomai, la garante regionale per l’Infanzia e l’adolescenza Claudia Giudici, per Anci la coordinatrice del settore Welfare, sociosanitario e benessere urbano, Marilena Pillati, e per il Centro di Giustizia minorile il direttore Nicola Palmiero.
Due le premesse fondamentali su cui si basa l’accordo, esplicitate nel documento: da un lato, il minore necessita di un contesto di accoglienza, educativo e di cura il più possibile aderente a un modello relazionale/familiare funzionale al suo benessere psicofisico e dall’altro, questo sistema risulta tanto più efficace quanto più è supportato da un’azione integrata e da strumenti che consentono, nel rispetto dei diversi mandati istituzionali, un proficuo scambio d’informazioni anche attraverso l’utilizzo di una piattaforma informativa comune resa disponibile dalla Regione, con accessi differenziati a seconda dei compiti dei singoli Enti e nel pieno rispetto della normativa sulla privacy consente la mappatura delle strutture e il monitoraggio continuo dei flussi di accoglienza.
“Questa sottoscrizione– sottolinea l’assessora Conti– non rappresenta solo un atto formale, ma un impegno concreto da parte di tutte le realtà istituzionali coinvolte a lavorare per un obiettivo comune, di fondamentale importanza: la tutela delle persone di minore età accolte nelle comunità, che richiede responsabilità condivisa, trasparenza e strumenti sempre più efficaci. Grazie al sistema informativo comune e al lavoro sinergico si punta a una conoscenza aggiornata del sistema, a garantire controlli ancora più puntuali e, soprattutto, percorsi di accoglienza di qualità per bambini, bambine, ragazzi e ragazze che vivono spesso situazioni di grande difficoltà e fragilità”.
“Il nostro impegno- prosegue Conti– è duplice: da un lato rafforzare la vigilanza e la capacità di intervento, dall’altro sostenere e valorizzare le realtà che ogni giorno lavorano per offrire ai minori contesti educativi adeguati, sicuri e capaci di accompagnarli quotidianamente nel loro percorso di crescita”.
Con la sottoscrizione dell’intesa – che prevede momenti di verifica periodica per adeguare le azioni alle esigenze emergenti – la Regione Emilia-Romagna rinnova il proprio impegno a facilitare il coordinamento e il supporto al sistema di tutela ed accoglienza dei minori e delle loro famiglie, anche attraverso la definizione e l’aggiornamento della piattaforma informativa dedicata; il proprio ruolo di coordinamento e supporto al sistema, impegnandosi in particolare a mettere a disposizione e aggiornare la piattaforma informatica dedicata, garantendo assistenza e adeguamento costanti; promuovere analisi approfondite dei dati raccolti, anche attraverso gruppi di lavoro interistituzionali, promuovere verso gli Enti gestori delle Comunità e i Coordinamenti regionali delle comunità educative, mamma-bambino, case-famiglia e comunità famigliari, l’informazione e la formazione relativa all’adozione dei sistemi informatici, fornendo il supporto necessario e prevedendo momenti di verifica.
Il nuovo sistema informativo
Da anni in Emilia-Romagna è attiva una stretta collaborazione tra tutti gli Enti coinvolti per qualificare il sistema di cura e accoglienza per le persone di minore età e la Regione, alla sottoscrizione della prima intesa nel 2020, aveva accolto la richiesta fatta dalla Procura presso il Tribunale per i Minorenni di collaborare per definire un sistema di monitoraggio delle strutture e dei flussi di accoglienza. Quest’esigenza, dettata inizialmente dagli obblighi semestrali di verifica che la Procura ha per legge, si è tradotta in un percorso più articolato che ha visto la partecipazione anche del Tribunale per i Minorenni, dell’Ufficio della Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, di Anci e del Centro di Giustizia Minorile. Oggi la sinergia si concretizza nell’utilizzo di un sistema informativo comune, alimentato dagli Enti gestori delle comunità che accolgono anche persone di minore età, accessibile nel pieno rispetto della riservatezza dei dati personali e delle funzioni di ciascun Ente coinvolto.
Fonte: Regione Emilia – Romagna








