In Emilia-Romagna siglata intesa per aumentare la presenza degli Operatori sociosanitari nelle strutture per persone anziane, non autosufficienti, con disabilità
Una firma che non ha precedenti, e che rappresenta il traguardo raggiunto dopo mesi di confronto e di lavoro svolto insieme: Regione Emilia-Romagna, tutti i gestori privati del settore e le organizzazioni sindacali Cgil e Cisl hanno sottoscritto un memorandum per aumentare stabilmente la presenza di Operatori socio sanitari (Oss) qualificati nei servizi dedicati alle persone anziane, non autosufficienti e con disabilità, che soffrono da tempo, e non solo sul territorio regionale, di una carenza cronica e strutturale.
Per farlo, l’intesa mette in campo strumenti specifici: grazie ai 5 milioni di euro resi disponibili dalla Regione, nel 2027 saranno avviati percorsi formativi gratuiti dedicati alle lavoratrici e ai lavoratori occupati nei servizi sociosanitari e assistenziali che intendono conseguire questa qualifica. Il percorso prevede 1.000 ore complessive, secondo il nuovo profilo nazionale: 550 ore di formazione e 450 di tirocinio. La formazione teorica comprende 225 ore a distanza e 225 in presenza, oltre a 100 ore di esercitazioni in presenza. Sono previste facilitazioni per favorire la partecipazione: corsi organizzati con modalità compatibili con l’attività lavorativa; possibilità di svolgere il 50% della formazione teorica, pari a 225 ore, a distanza; tirocini costruiti in collaborazione con i datori di lavoro, valorizzando anche l’esperienza maturata nei servizi.
I gestori si impegnano a favorire la conciliazione tra tempi di lavoro e formazione attraverso gli strumenti previsti dalla contrattazione, a partire dal pieno riconoscimento delle ore previste per la qualificazione del personale occupato fino alla gestione flessibile dell’orario di servizio, con particolare riferimento a permessi retribuiti e permessi non retribuiti. È inoltre previsto un contributo economico di 1.000 euro, riconosciuto dal datore di lavoro al momento dell’iscrizione, a fronte dell’impegno a restare in servizio per 24 mesi dopo il conseguimento della qualifica.
“Un patto tra istituzioni, imprese e sindacati per affrontare insieme, con strumenti concreti, chiari e condivisi, una delle principali sfide del nostro sistema sociosanitario– commenta l’assessora regionale al Welfare e Terzo settore, Isabella Conti-. Un’intesa senza precedenti, che giunge al termine di un confronto e di un lavoro complesso svolto insieme, di cui siamo particolarmente orgogliosi e per cui ringraziamo davvero tutti coloro che l’hanno reso possibile. La Regione investe risorse economiche importanti, i gestori privati si impegnano a sostenere i lavoratori durante il percorso formativo, le organizzazioni sindacali accompagnano un progetto che valorizza professionalità, occupazione e qualità dei servizi. Un segnale forte di responsabilità e visione comune rispetto ai bisogni crescenti della popolazione più fragile”.
“L’adesione unanime dei gestori privati e l’ampia partecipazione delle organizzazioni sindacali conferma la portata storica dell’intesa– aggiunge Conti-. In un contesto in cui la carenza di personale rappresenta una vera e propria emergenza, il memorandum individua risorse, strumenti e responsabilità condivise per costruire nuove competenze professionali, rafforzare il sistema di cura e garantire maggiore stabilità ai servizi. Un accordo che guarda al futuro e che punta a trasformare una criticità strutturale in un’opportunità di crescita per i lavoratori, per le imprese e per l’intero sistema di welfare regionale, assicurando una risposta più efficace ai bisogni assistenziali della popolazione emiliano-romagnola”.
Il memorandum
La premessa da cui nasce il ‘Memorandum per sostenere l’acquisizione della qualifica di Oss da parte di personale occupato in enti e aziende che erogano servizi per persone non autosufficienti e con disabilità”, è proprio la fotografia dell’evoluzione demografica, che vede un progressivo invecchiamento della popolazione e un aumento delle persone con disabilità ed anziane non autosufficienti. Uno scenario che ha spinto la Regione a intraprendere un percorso straordinario di investimenti aumentando progressivamente il Fondo regionale per la non autosufficienza, che nel 2026 sfiora i 594 milioni di euro, con risorse aggiuntive finalizzate al miglioramento della qualità nei Servizi accreditati e all’incremento degli interventi a favore dell’utenza. Obiettivi che devono scontare, però, la carenza sul mercato del lavoro di personale assistenziale qualificato e un’alta percentuale di abbandono della professione, che necessiterebbe di interventi di sistema anche a livello nazionale.
Per affrontare questa sfida, la Regione ha quindi promosso un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria dei soggetti gestori, con l’obiettivo comune di: incrementare la platea delle persone con qualifica Oss e permettere a lavoratori e lavoratrici non qualificati impiegati in enti/aziende di Servizi per persone non autosufficienti di acquisire tale qualifica; conciliare i tempi di lavoro/formazione per i partecipanti ai corsi; incentivarne l’interesse a partecipare, consolidando successivamente la continuità lavorativa nel settore. All’interno dell’assessorato regionale al Welfare e Terzo settore viene istituito un tavolo di monitoraggio con le parti sociali aderenti per verificare insieme l’applicazione delle misure individuate, valutare l’andamento dei corsi e la distribuzione territoriale dei partecipanti.
Oltre alla Regione Emilia-Romagna, in particolare l’assessorato al Welfare e Terzo settore, hanno firmato il memorandum, per le Organizzazioni sindacali Cgil ER e Cisl ER; per le associazioni di categoria degli enti/aziende gestori: Legacoop ER, Confcooperative Federsolidarietà ER, Agci imprese sociali ER, Anaste ER, Comitato regionale Aias ER, Anfass ER, Uneba ER, Aiop ER.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
In Emilia-Romagna il 45,9% dei bambini 0-3 frequenta gli asili nido: dalla Regione oltre 37 milioni di investimento (+55% rispetto al 2022), per sostenere quasi 7mila posti
In Emilia-Romagna, nell’anno educativo 2026-27, il 45,9% dei bambini e delle bambine tra 0 e 3 anni frequenta i servizi per la prima infanzia. La Regione supera così, con 4 anni di anticipo, il traguardo del 45% che l’Europa ha fissato per il 2030.
Nell’anno appena avviato, sono infatti 38.649 i bambini e le bambine sotto i tre anni che accedono a un nido o a un servizio educativo, pari appunto al 45,9% dei bambini in età.
Un risultato frutto della scelta di rendere prioritarie le politiche regionali per la prima infanzia, attraverso due leve decisive: ridurre, o azzerare, il costo dei servizi per le famiglie, e aumentare i posti disponibili. Una strategia sostenuta da un significativo investimento attraverso il programma regionale di fondi europei Fse+, passato dai 24 milioni di euro del 2022 ai 37 milioni e 187mila euro di quest’anno, con un incremento del 55%.
Delle risorse complessive, 29,7 milioni sono destinati all’abbattimento delle rette (di cui 13 milioni 621.608 specificamente ai Comuni montani e alle aree interne), e 7,4 milioni sono finalizzati all’ampliamento e al consolidamento dell’offerta per ridurre progressivamente le liste d’attesa.
Con il nuovo bando regionale sono stati sostenuti in questo anno educativo complessivamente 6.956 posti in 233 Comuni e Unioni, di cui: 5.564 con abbattimento delle rette, 924 nuovi posti, con un incremento del 27% rispetto allo scorso anno, e 468 posti consolidati. In particolare, 3.016 sono i posti sostenuti nei territori montani e aree interne, dove la misura ha permesso di garantire la gratuità del servizio per le famiglie con Isee fino a 40mila euro; nei restanti Comuni l’investimento ha comunque assicurato una significativa riduzione delle rette, per tutti i nuclei familiari con Isee fino a 26mila euro.
Numeri e risultati raggiunti sono stati illustrati oggi alla stampa, in Regione a Bologna, dall’assessora al Welfare, Politiche per l’infanzia e Scuola, Isabella Conti, e dall’assessore al Bilancio, Montagna e Aree Interne, Davide Baruffi.
“Il superamento, con largo anticipo, del traguardo europeo di copertura degli asili nido racconta bene la scelta della Regione di investire con continuità nei nidi come infrastruttura fondamentale per la crescita delle bambine e dei bambini, il sostegno alle famiglie e la qualità del futuro- spiegano Conti e Baruffi-. L’incremento degli investimenti e l’attenzione al doppio investimento, sull’abbattimento delle rette e sulla creazione di nuovi posti, rafforzano l’accesso ai servizi e garantiscono opportunità educative diffuse e di qualità per tutte e tutti i bambini, indipendentemente dal contesto territoriale e socioeconomico di provenienza. L’abbattimento delle rette nei Comuni montani e nelle aree interne ha consentito una forte diffusione dei servizi, rivelandosi strumento indispensabile per contrastare lo spopolamento, sostenere la permanenza delle famiglie e favorire nuovi arrivi. In Emilia-Romagna, dove l’educazione nella primissima infanzia è da sempre il pilastro di un modello sociale riconosciuto in tutta Europa, nessuna bambina e nessun bambino deve rinunciare al nido perché non c’è posto o perché è troppo caro”.
“È questa- proseguono gli assessori Conti e Baruffi– la direzione che ci siamo dati e su cui continueremo a investire. La nuova sfida ora è consolidare una rete educativa sempre più qualificata, flessibile, accessibile e integrata. Sappiamo ormai con certezza, grazie a numerose ricerche internazionali, che la frequentazione precoce dei servizi educativi ha effetti positivi duraturi sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale, promuove autonomia, autostima e capacità relazionali. Ed è per questo che, insieme agli enti territoriali, vogliamo garantire la più ampia partecipazione possibile, affinché ogni bambina e ogni bambino, a prescindere dal contesto di partenza, possa contare su pari opportunità di crescita e di futuro. Sostenendo al contempo la conciliazione tra vita e lavoro e l’occupazione femminile, con benefici che riguardano l’intera comunità”.
I dati, per provincia
Per il 2026, i 37,2 milioni destinati al sostegno dei servizi educativi accompagnano l’ampliamento dell’offerta in tutte le province emiliano-romagnole.
La Città Metropolitana di Bologna concentra il maggiore investimento, con 10 milioni e 45.134 euro, destinati alla creazione di 226 nuovi posti. Segue la provincia di Modena, con 5 milioni e 934.060 euro e 192 nuovi posti. Alla provincia di Reggio Emilia sono destinati 4 milioni e 41.576 euro per l’attivazione di 51 nuovi posti, mentre a Parma lo stanziamento raggiunge 3 milioni e 565.782 euro, con 96 nuovi posti. In provincia di Piacenza vengono investiti 1 milione e 625.184 euro, per 84 nuovi posti; a Ferrara sono destinati 3 milioni e 122.064 euro, con 54 nuovi posti. La provincia di Ravenna dispone di 2 milioni e 646.270 euro, a sostegno di 84 nuovi posti. In provincia di Forlì-Cesena lo stanziamento è di 3 milioni e 752.892 euro, con 56 nuovi posti, mentre alla provincia di Rimini sono destinati 2 milioni e 453.814 euro, per l’attivazione di 81 nuovi posti.
A queste risorse regionali si affiancano gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che stanno contribuendo alla realizzazione di nuovi servizi e all’ampliamento dell’offerta educativa sul territorio regionale, che oggi può contare su una rete di 1.291 servizi tra nidi pubblici, convenzionati e privati, distribuiti su tutto il territorio.
Il tasso di saturazione dell’88,4% conferma una domanda in costante crescita e un utilizzo pressoché pieno dei posti disponibili, rafforzando l’accesso ai servizi educativi per tutte le bambine e tutti i bambini, aldilà della condizione economica delle famiglie o del territorio di residenza.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
In Emilia-Romagna aumentano le risorse per la cura degli anziani e delle persone con disabilità gravi e gravissime: quasi 594 milioni di euro grazie al Fondo regionale per la non autosufficienza
Più cresce la domanda di assistenza per la non autosufficienza, più c’è bisogno di un’infrastruttura sociale solida, diffusa e capace di reggere il cambiamento.
Per questo lo stanziamento di quasi 594 milioni di euro del Fondo regionale per la non autosufficienza, approvato nel corso dell’ultima Giunta che si è svolta a Rimini, rafforza una direzione che guarda al cambiamento demografico e alla crescita dei bisogni senza rassegnarsi a subirli.
Le risorse stanziate dal Fondo 2026 ammontano esattamente a 593 milioni e 890mila euro, circa 30 milioni in più rispetto al 2025 e oltre 110 milioni in più rispetto al 2024. Sono destinate all’aumento dei posti accreditati e contrattualizzati nelle strutture residenziali per anziani, all’ampliamento dell’assistenza domiciliare, al rafforzamento dei servizi per le persone con disabilità e dei programmi integrati di dimissione protetta al domicilio.
Il programma prevede 426,93 milioni di euro per gli interventi rivolti alla popolazione anziana over 75 e 141,69 milioni per le persone con disabilità gravi e gravissime. A queste risorse si aggiungono 20,27 milioni di euro per i servizi che operano in situazioni disagiate, comprese le strutture di piccole dimensioni nelle zone montane, e 5 milioni di euro una tantum destinati ai servizi accreditati a gestione pubblica, a parziale copertura degli arretrati sostenuti nel 2026 a seguito del rinnovo del contratto nazionale del comparto Funzioni locali.
“L’investimento sul Fondo regionale per la non autosufficienza conferma e rafforza la nostra scelta di inserire la tenuta della nostra rete dei servizi sociali tra le priorità di questo mandato– sottolineano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale al Welfare e Terzo settore, Isabella Conti-. Le maggiori risorse stanziate devono aumentare la capacità di risposta del sistema di fronte al cambiamento. Per questo una parte dell’incremento sarà destinata allo sviluppo dei servizi con l’aumento dei posti accreditati e contrattualizzati nelle Cra, riducendo le differenze ancora presenti tra i diversi territori. Allo stesso tempo vogliamo investire sulla domiciliarità, perché residenzialità e assistenza a casa non sono alternative, ma parti della stessa rete. È una sfida importante perché significa costruire una presa in carico che non si interrompe quando una persona esce dall’ospedale, ma trova continuità nel territorio”.
“Una parte significativa dell’incremento– proseguono presidente e assessora– serve poi a garantire la sostenibilità del sistema dei servizi, accompagnando gli adeguamenti delle tariffe dei servizi sociosanitari accreditati e gli aggiornamenti della remunerazione legati anche ai rinnovi contrattuali. È una scelta importante perché la qualità del nostro welfare dipende innanzitutto dalle persone che ogni giorno lavorano nelle strutture e dalla possibilità, per chi le gestisce, di garantirne qualità e continuità. Le politiche per la non autosufficienza- concludono- non sono soltanto una voce di bilancio, ma l’infrastruttura fondamentale del nostro welfare”.
Dentro questa programmazione viene confermata anche l’attenzione alle persone con disabilità, per servizi modellati in base alle necessità e priorità individuate nei singoli Distretti. Una particolare attenzione, infine, è rivolta alle situazioni territoriali più fragili, comprese le strutture di piccole dimensioni nelle zone montane e disagiate, dove la sostenibilità di un servizio ha un valore che va oltre la prestazione.
Le risorse del Fondo – 593 milioni e 890mila euro – sono composte da 222,89 milioni di euro a valere sul Fondo sanitario regionale e 371 milioni di risorse aggiuntive regionali. Al Fondo Regionale per la non autosufficienza si affiancano inoltre ulteriori risorse provenienti dagli altri fondi nazionali e regionali destinati alla non autosufficienza, alla disabilità, al Dopo di noi e al sostegno dei caregiver familiari.
La distribuzione delle risorse alle Ausl
La dotazione viene ripartita tra le Aziende Usl del territorio regionale. Alla Romagna sono destinati 153,5 milioni di euro, a Bologna 121,1 milioni, a Modena 89,7 milioni, a Reggio Emilia 65,3 milioni, a Parma 57,7 milioni, a Ferrara 49,3 milioni, a Piacenza 39 milioni e a Imola 17,8 milioni.
La programmazione degli interventi viene ricondotta ai programmi distrettuali, affinché le risorse siano utilizzate sulla base dei bisogni dei territori e inserite nella programmazione dei Piani di zona per la salute e il benessere sociale
I risultati saranno monitorati dalla Regione sia per il 2026, sia lungo il triennio 2025-2027 in cui la programmazione del fondo è inserita, verificando in particolare l’evoluzione dei posti residenziali, dell’assistenza domiciliare, dei servizi per le persone con disabilità e l’effettiva definizione e operatività dei programmi integrati di dimissione protetta nei diversi ambiti distrettuali.ù
Fonte: Regione Emilia – Romagna
Giornata mondiale dell’Alzheimer, l’impegno dell’Emilia-Romagna per un fenomeno in continuo aumento
In una regione che invecchia sempre di più (oltre 1 persona su 4 ha più di 65 anni), cresce in Emilia-Romagna la platea di persone affette da demenze. Una prevalenza nella popolazione regionale pari a 25,2 casi di per mille abitanti, in aumento rispetto all’anno precedente, quando si era attestata a quota 23.
Un incremento legato anche alla maggiore capacità dei servizi sanitari e sociosanitari nell’intercettare le persone con demenza: l’Emilia-Romagna, infatti, è stata pioniera fin dal 1999 nella realizzazione di una rete che supporta i pazienti, le famiglie e i caregiver. In totale si stima che sul territorio regionale siano presenti circa 93.723 persone affette da demenza. Di queste, il 74%, oltre due terzi, sono intercettati e seguiti dai servizi sanitari e sociosanitari. Le classi d’età più rappresentate sono quelle tra i 75 e gli 89 anni e, soprattutto, oltre i 90 anni.
I dati aggiornati sono contenuti nella relazione sullo stato di avanzamento del progetto regionale demenze per il 2025, pubblicata sul sito SalutER in occasione della Giornata mondiale Alzheimer di lunedì 21 settembre. Nel report sono descritti anche gli ambiti prioritari di attività e di ricerca, con un particolare focus dedicato al contrasto allo stigma e al supporto alla domiciliarità.
“L’allungamento della vita e l’invecchiamento della popolazione sono conquiste straordinarie, ma ci chiedono di ripensare e rafforzare i nostri servizi, perché vivere più a lungo significhi anche poter contare su una rete di cura e di prossimità capace di accompagnare le persone fragili e chi gli sta vicino- sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. Queste patologie coinvolgono profondamente tutte le famiglie e, in particolare, i caregiver: vogliamo sostenerli e per questo stiamo lavorando a una presa in carico sempre più efficace, che comprenda la diagnosi precoce, la cura, la riabilitazione e l’assistenza domiciliare. In Emilia-Romagna abbiamo costruito negli anni una rete importante, ma non possiamo considerare questo un punto di arrivo: sanità e sociale devono lavorare sempre di più insieme, rafforzandola e sostenendola perché sia sempre più strutturata e capillare”.
Grazie al Fondo nazionale demenze 2024-26, la Regione Emilia-Romagna ha investito oltre 1,8 milioni di euro, sviluppando diverse linee progettuali tra cui il supporto agli interventi psicosociali per i pazienti e chi li assiste. Sono state coinvolte tutte le Aziende sanitarie regionali e tra i progetti sostenuti spiccano Caffè Alzheimer, i Meeting center, gli interventi di stimolazione cognitiva, le terapie occupazionali, le Comunità amiche. Fondamentale la collaborazione con gli Enti locali e soprattutto il volontario e il Terzo settore. Una novità che ha riguardato in particolare l’anno scorso è stata lo sviluppo del Welfare culturale, ha posto le basi di un progetto regionale che mette in contatto il mondo della cultura con i professionisti dei centri dedicati ai disturbi cognitivi e alle demenze per la fruizione del patrimonio artistico regionale.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
L’Emilia-Romagna rafforza e rinnova il Par- Piano attuativo regionale per la popolazione anziana
Rafforzare e innovare le politiche per gli anziani garantendo equità, accesso ai servizi e qualità dell’assistenza, con particolare attenzione alla sanità territoriale.
L’Emilia-Romagna aggiorna e rilancia il Par – Piano Attuativo Regionale per la popolazione anziana. Venerdì 3 luglio in Regione, a Bologna, la firma delle due intese, formalizzate da una delibera di Giunta, da parte del presidente Michele de Pascale, gli assessori al Welfare e Politiche per la salute, Isabella Conti e Massimo Fabi e i rappresentanti dei sindacati dei pensionati: il segretario generale dello Spi Cgil Emilia-Romagna Enzo Santolini, la segretaria generale Fnp-Cisl Emilia-Romagna Gina Risi, Massimo Monti della Uil Pensionati, il coordinatore regionale del Cupla – Coordinamento Unitario Pensionati Lavoratori Autonomi Gian Lauro Rossi e i vice coordinatori Franco Bonini e Stefano Spisani.
Asse centrale del nuovo documento è la sanità territoriale, in particolare il rafforzamento delle cure territoriali primarie ed intermedie, in coerenza con gli interventi previsti dalla Missione 6 salute del Pnrr, e la gestione della cronicità con focus su assistenza primaria e continuità assistenziale; il potenziamento della domiciliarità; il rafforzamento dei servizi sociali e sanitari territoriali; il sostegno del caregiver riconosciuto come figura centrale.
“Il nuovo Par mette al centro la persona e punta sulla domiciliarità per migliorarne la qualità della vita e rendere sostenibile il sistema- sottolinea de Pascale-. Con questo documento la casa diventa il primo luogo di cura, anche grazie a risorse tra le più alte in Italia come i 570 milioni del Fondo per la non autosufficienza. Fare rete è la risposta migliore che possiamo dare alle famiglie. Ringrazio le organizzazioni sindacali per aver reso possibile questa firma e tutti coloro che hanno lavoro concretamente a un progetto che integra sempre più i servizi sanitari e sociali a beneficio delle cittadine e dei cittadini dell’Emilia-Romagna”.
“Cambiano i bisogni, l’età media si alza e la nostra diventa una popolazione sempre più longeva- aggiungono gli assessori al Welfare, Isabella Conti, e alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. Mutamenti che comportano un aumento delle cronicità, per cui occorre che la risposta all’aumento delle richieste sia organica e strutturale. Se la società cambia, occorre che le istituzioni siano in grado di offrire servizi sempre più innovativi ed efficaci. Con il nuovo Par stringiamo ancora di più il rapporto di confronto e collaborazione con il Terzo settore, anima del welfare regionale, per realizzare, insieme, interventi strutturati e mirati, a partire dalle persone più fragili”.
Le novità del Par
Una società sempre più segnata da cambiamenti demografici, in particolare dall’invecchiamento della popolazione, sociali ed economici richiede di aggiornare gli strumenti e le politiche per gli anziani. Per questo la Regione ha rimodulato i contenuti e gli obiettivi del Par, rafforzato il ruolo del tavolo di coordinamento e aggiornato i gruppi di lavoro. Un nuovo Piano che si inserisce in un aggiornamento delle politiche regionali per l’invecchiamento attivo e la tutela della fragilità.
Il Tavolo del Par è il principale strumento di confronto e progettazione multidisciplinare per le politiche rivolte agli anziani: analizza bisogni della popolazione anziana, elabora interventi e politiche integrate, monitora i risultati e partecipa alla programmazione regionale. Ora viene definito un ruolo più strutturato con monitoraggio periodico, relazioni biennali e un maggiore coinvolgimento delle istituzioni e del Terzo settore.
La casa diventa il cuore del sistema di cura, con dimissioni protette e assistenza integrata; la figura del medico di medicina generale evolve in referente stabile per la cronicità e, in particolare, gestione terapie complesse, continuità assistenziale, presa in carico integrata.
Anche il caregiver, figura riconosciuta dalla legge regionale 2/2014, diventa più centrale: viene inserito in una rete più ampia (servizi sanitari e sociali, assistenti familiari, professionisti territoriali) e viene confermato il suo ruolo indispensabile all’interno del nuovo modello basato sulla domiciliarità.
Il documento sottolinea come, nell’ottica della promozione del benessere della popolazione anziana, risulti opportuno perseguire politiche di invecchiamento attivo, sostenendo tutte le misure di prevenzione della salute e di promozione dell’attività fisica, della corretta alimentazione, del benessere psicologico e, più in generale, dell’attenzione alla salubrità degli stili di vita.
Infine, per il Par il digitale è considerata una leva strutturale proseguendo le iniziative, già portate avanti negli scorsi anni, per aumentare le competenze digitali che danno l’opportunità anche alla popolazione anziana di conoscere ed utilizzare le tecnologie più innovative e i mezzi di comunicazione on line, in modo da ridurre il divario generazionale delle abilità informatiche.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
Infanzia e adolescenza. Dagli Stati generali di Rimini una spinta alla nuova legge regionale sulla natalità
Generare non significa soltanto far nascere un figlio, ma creare le condizioni perché una nuova vita possa trovare intorno a sé una comunità capace di accoglierla, sostenerla e accompagnarla nel tempo.
È da questa consapevolezza, emersa con forza durante la seconda edizione degli Stati generali dell’Infanzia e dell’adolescenza – che si sono conclusi oggi a Rimini – che arriva una nuova spinta alla legge sulla natalità che la Giunta della Regione Emilia-Romagna sta costruendo insieme all’intergruppo assembleare.
Per tre giorni a Rimini istituzioni, studiosi, operatori sociali, educatori e professionisti si sono confrontati sul tema “Generare: nascere figli, crescere genitori” mettendo al centro una domanda che riguarda il futuro dell’intera società: come restituire ai giovani la possibilità concreta di scegliere di costruire una famiglia?
La risposta emersa durante gli Stati generali, che si sono aperti mercoledì 10 giugno con l’intervento del presidente Michele de Pascale, è chiara: contrastare la denatalità significa prima di tutto ricostruire comunità.
“Non è il desiderio di avere figli a mancare. A mancare, troppo spesso, sono le condizioni per poterli accogliere e crescere senza sentirsi soli” ha più volte sottolineato l’assessora a Scuola, Welfare e Politiche per l’Infanzia, Isabella Conti, nel ringraziare tutti i relatori e le relatrici con cui c’è stata grande condivisione e approfondimento. “Ridurre quella distanza- ha affermato- è una responsabilità politica. Servizi educativi accessibili, sostegno alla genitorialità, conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, politiche abitative e comunità inclusive: è da qui che passa la libertà di scegliere. Il compito delle istituzioni è rendere possibile ciò che le persone desiderano davvero”.
L’assessora ha quindi rilanciato il percorso della nuova legge regionale sulla natalità, sull’infanzia e sulla genitorialità.
“Non sarà una legge simbolica- ha ribadito Conti– ma uno strumento concreto capace di mettere in relazione welfare, servizi educativi, salute, scuola, conciliazione vita-lavoro e sostegno alle famiglie. Abbiamo il dovere urgente di ricostruire la comunità. Nessun nucleo familiare può o deve essere un’isola. È da qui che passa la possibilità di contrastare la denatalità e costruire un futuro più forte per l’Emilia-Romagna. Ora è il tempo di agire, insieme a tante e tanti che stanno contribuendo”.
Gli Stati generali di Rimini: alcuni degli interventi
Le giornate riminesi di incontri, dialoghi, lectio magistralis e dibattiti hanno coinvolto alcune delle voci più autorevoli del panorama italiano, insieme a professionisti che ogni giorno lavorano accanto alle famiglie per contrastare l’isolamento e promuovere benessere psicologico e sociale.
Centrale è stato l’intervento di Alessandro Rosina che ha richiamato l’attenzione sul divario tra desiderio e realtà: oltre l’80% dei giovani – ha sottolineato il demografo – immagina di avere figli, ma molti incontrano ostacoli che impediscono di trasformare questo progetto in una scelta concreta.
Da questa considerazione si sono generate quasi tutte le riflessioni, tra cui quelle di autorevoli ospiti internazionali come Anna Rotkirch, professoressa di ricerca in Finlandia, che ha ribadito come “il futuro non si ‘decide’, ma si rende possibile: creando le condizioni sociali, economiche e relazionali perché il desiderio di generare possa trovare spazio”.
“L’essere umano è cresciuto come specie cooperativa, in cui la sopravvivenza e lo sviluppo dei bambini dipendono da reti di cura più ampie del solo legame madre-figlio” ha ribadito, in un collegamento dall’America, Sarah Blaffer Hrdy, professoressa emerita di Antropologia alla University of California, Davis.
Nella sua lectio magistralis, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini ha sottolineato come “serva una comunità di adulti responsabili che sappia guardare al mondo dei bambini e dei ragazzi con occhi nuovi, capace di generare benessere psicologico e relazionale”.
“Tutto ciò che genera relazioni, ascolto e sostegno reciproco rafforza il tessuto della società”, il monito della sociologa Chiara Saraceno.
Si è affrontato poi il tema delle famiglie plurali con la scrittrice Espérance Hakuzwimana e con lo psicoterapeuta e psicanalista Gian Marco Ciavolino: “Le famiglie contemporanee non sono più riconducibili a un unico modello: si moltiplicano le esperienze, si intrecciano culture, lingue, storie migratorie e percorsi affettivi che ridefiniscono continuamente cosa significhi essere famiglia”.
L’attesa lectio dello psicoterapeuta Alberto Pellai ha evidenziato ancora una volta come dietro al disagio adolescenziale spesso si nasconda una domanda profonda: “chi c’è per me?”. Le nuove sfide educative tra fragilità crescenti e il bisogno di presenza autentica.
La sociologa Sara Nanetti ha messo in luce come le diverse forme di genitorialità non si sviluppano mai in isolamento, ma siano sempre inserite in contesti sociali, economici e culturali che possono sostenerle oppure renderle più fragili. Famiglia, scuola, servizi e comunità costruiscono insieme lo spazio entro cui diventare ed essere genitori oggi.
Sferzante e incisiva la riflessione della giornalista e scrittrice Concita De Gregorio: “Il tema non è dare figli alla patria. Il tema è dare una patria ai figli”.
I video di tutti gli interventi integrali dei relatori saranno disponibili a breve all’indirizzo https://www.regione.emilia-romagna.it/eventi/generare
Fonte: Regione Emilia – Romagna
L’Emilia-Romagna punta alla domiciliarità: per i caregiver investimento da oltre 5 milioni di euro
Potenziare la platea dei caregiver in regione, garantendo maggiori tutele a questa figura che ricopre un ruolo centrale nel sistema di welfare emiliano-romagnolo. L’Emilia-Romagna vuole sostenere queste figure tanto che nel 2025 ha stanziato oltre 5 milioni di euro a loro sostegno.
È quanto è emerso dall’informativa che l’assessora al Welfare Isabella Conti ha svolto nel corso della commissione politiche per la salute presieduta da Gian Carlo Muzzarelli.
Alla luce delle parole di Conti maggioranza e opposizione concordano sul chiedere maggiori tutele per la figura del caregiver, considerata come figura centrale nel sistema di welfare regionale. Opinioni diverse, invece, sulla proposta di legge nazionale avanzata dal Governo: il centrodestra la sostiene, il centrosinistra ne sottolinea i potenziali limiti.
La relazione dell’assessora
“La popolazione emiliano-romagnola sta invecchiando, è quindi fondamentale interrogarsi sulla tenuta del sistema: i caregiver familiari, contribuiscono a garantire la funzionalità della macchina regionale del welfare”, spiega l’assessora al Welfare Isabella Conti che a riprova dell’impegno della Regione ricorda come “l’Emilia-Romagna è stata la prima Regione a riconoscere formalmente la figura del caregiver con una legge del 2014 e nel 2024 abbiamo poi istituito un fondo dedicato al loro sostegno grazia al quale nel 2025 abbiamo investito 3 milioni di euro sul fondo regionale caregiver, che si aggiungono ai 2,3 milioni di risorse nazionali”. Conti è molto critica sulla nuova legge nazionale sui caregiver, in fase di approvazione: “Ci fa fare dei passi indietro: è sbagliato l’obbligo della residenza, così come quello della parentela con l’assistito, è un errore, poi, prevedere vincoli sulle ore di assistenza. In Italia i caregiver arrivano a 8 milioni (in gran parte donne), di cui il 40% presta cura quotidiana all’assistito, 24 ore su 24”.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
‘Generare: nascere figli, crescere genitori’, in scena a Rimini dal 10 al 12 giugno la seconda edizione degli Stati generali dell’infanzia e dell’adolescenza
Gli Stati generali dell’infanzia, dell’adolescenza tornano come laboratorio permanente di idee e politiche pubbliche, mettendo al centro, quest’anno, il tema della natalità come responsabilità collettiva e scelta politica, culturale e sociale decisiva per il futuro della nostra regione e del Paese.
Dopo la prima edizione, lo scorso anno a Bologna, il ‘format’ 2026 promosso dalla Regione, si sposta a Rimini dal 10 al 12 giugno. Il programma della nuova edizione dal titolo ‘Generare: nascere figli, crescere genitori’, è stato presentato oggi a Bologna, nel corso di una conferenza stampa, dall’assessora a Scuola, Welfare e Politiche per l’infanzia Isabella Conti.
Educazione, adolescenza, servizi per l’infanzia, pari opportunità, lavoro femminile, salute, welfare di prossimità, trasformazioni sociali e nuove forme della genitorialità.
I grandi temi che attraversano la vita delle famiglie saranno affrontati nel consueto format di tre giorni, con incontri, dialoghi, lectio magistralis e dibattiti che coinvolgeranno alcune tra le voci più autorevoli del panorama italiano e internazionale: da Concita De Gregorio a Chiara Saraceno, dalla lectio magistralis dello psicoterapeuta Matteo Lancini agli interventi del demografo Alessandro Rosina, fino al contributo internazionale dell’antropologa Sarah Blaffer Hrdy dell’Università della California che interverranno insieme a professionisti, educatori ed operatori che ogni giorno lavorano a fianco di famiglie, bambini e adolescenti, rappresentanti istituzionali e decisori pubblici.
“Il tema affrontato nell’edizione di quest’anno nasce dalla convinzione che parlare di infanzia significa parlare di futuro– dichiara Isabella Conti-. Abbiamo scelto un titolo che ha una direzione politica precisa: parlare di natalità non è qualcosa di astratto, ma qualcosa che incide sulla qualità della vita delle persone, sulle possibilità concrete che diamo ai giovani di costruire una famiglia e di crescere dei figli senza sentirsi soli. Oggi non basta interrogarsi sul calo delle nascite, bisogna chiedersi che tipo di società stiamo costruendo attorno alle bambine e ai bambini, alle madri, ai padri, alle famiglie. Questa edizione degli Stati Generali si collega direttamente al percorso della nuova legge regionale che stiamo costruendo sul sostegno alla natalità, all’infanzia e alla genitorialità ascoltando esperti, amministratori, servizi, scuole, operatori, famiglie e ragazze e ragazzi. Non una legge simbolica, ma un intervento capace di mettere insieme welfare, servizi educativi, conciliazione vita-lavoro, salute, scuola e comunità”.
“Anche il programma della tre giorni- spiega Conti– è stato costruito con questa idea: non affrontare i temi in modo ideologico o astratto, ma partendo dalla vita concreta delle persone. Gli ospiti, molto diversi tra loro per professionalità e tipo di approccio, consentiranno di restituire un ampio sguardo multidisciplinare. L’idea che attraversa tutti gli interventi è che una bambina o un bambino non crescono da soli, ma dentro relazioni, servizi, scuole, città, famiglie e comunità. E allora anche le politiche pubbliche devono imparare ad accompagnarli, sostenerli, per creare fiducia”.
La Regione arriva a questo appuntamento forte di un riconoscimento significativo: il primo posto nella classifica nazionale delle regioni più “mother friendly” del Rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, realizzato da Save the Children in collaborazione con Istat.
“Un riconoscimento che ci rende orgogliosi perché racconta un lavoro profondo, coerente e condiviso che abbiamo portato avanti negli anni– conclude l’assessora-, ma che non vuole nascondere le difficoltà quotidiane delle famiglie che ancora resistono anche qui, in Emilia-Romagna. Viviamo in una società attraversata da cambiamenti rapidissimi che rischiano di far percepire la genitorialità come una corsa a ostacoli, schiacciata tra precarietà lavorativa, carichi familiari squilibrati e paura di dover rinunciare a parti di sé. Difendere la maternità, sostenere i genitori, investire nell’infanzia, occuparsi dei disagi dell’adolescenza e delle sfide delle nuove generazioni significa anche decidere quale società vogliamo essere domani. Ed è una società che vogliamo costruire insieme alle persone e ai territori, trovando risposte ai nuovi bisogni e alle nuove esigenze”.
IL PROGRAMMA
Mercoledì 10 giugno
L’apertura ufficiale della tre giorni è prevista alle ore 15 nella Sala Ressi del Teatro Galli con il presidente della Regione, Michele de Pascale, e la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Maria Roccella (in collegamento), chiamati a discutere del tema “La nascita è di tutti, ripensare il nascere come responsabilità condivisa”. Sulla stessa questione interverranno anche le coordinatrici dell’intergruppo regionale sulla questione demografica, Ludovica Carla Ferrari ed Elena Ugolini, dopo i saluti in apertura del sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, e della vicesindaca, Chiara Bellini.
L’assessora regionale Isabella Conti, promotrice dell’evento, introdurrà i lavori della giornata che apriranno con l’intervento della studiosa di architettura Florencia Andreola sul rapporto tra infanzia e spazio urbano e della giornalista e scrittrice Concita De Gregorio, sullo sguardo dell’infanzia verso il mondo adulto.
Uno dei momenti centrali sarà poi la lectio dello psicologo Matteo Lancini su cosa significa essere genitori oggi e come riportare il tema della genitorialità dentro una dimensione pubblica e comunitaria.
Giovedì 11 giugno
La seconda giornata, che si svolgerà al cinema Fulgor, sarà dedicata maggiormente al tema demografico e alle politiche che possono davvero creare fiducia nel futuro. Interverranno studiosi di livello internazionale come il demografo Alessandro Rosina e la ricercatrice Anna Rotkirch (in collegamento dalla Finlandia), che aiuteranno a capire cosa accade nei Paesi che riescono a sostenere le famiglie e la natalità.
Nel corso della sessione pomeridiana, si parlerà anche di capitale umano, salute nei primi mille giorni di vita, sostegno alla maternità e alla paternità, con professionisti ed esperti che lavorano ogni giorno sul campo e, in apertura, i saluti dell’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi. “Chi si prende cura dei padri?”. È questo l’interrogativo su cui si concentrerà poi l’intervento della psicologa Maria Stella Epifanio che affronta il tema di come superare stereotipi e redistribuire la cura.
Venerdì 12 giugno
La terza giornata, che ritorna come ambientazione nella sala Ressi del teatro Galli, sarà dedicata alle trasformazioni delle famiglie e al mondo degli adolescenti. Si parlerà di famiglie plurali con la scrittrice Espérance Hakuzwimana e lo psicoterapeuta Gianmarco Ciavolino e di fragilità educative, di adolescenti in cerca di adulti, con voci autorevoli come quelle della sociologa Chiara Saraceno e dello psicoterapeuta Alberto Pellai.
Significativa la presenza, nel corso delle tre giornate, di interlocutori istituzionali quali il direttore regionale Inps Emilia-Romagna, Francesco Ricci, la garante per l’Infanzia e l’adolescenza Regione, Claudia Giudici, il presidente Giovani imprenditori di Confindustria Emilia-Romagna, Leonardo Figna, e Federica Venturelli, assessore del Comune di Modena, in rappresentanza di Anci Emilia-Romagna.
Eventi collaterali
Oltre che nei talk diurni, gli Stati Generali si svilupperanno anche fuori dai luoghi istituzionali tradizionali, coinvolgendo teatri, cinema e spazi pubblici della città di Rimini con due grandi appuntamenti animati serali aperti alla cittadinanza.
All’Arena Francesca da Rimini il 10 giugno Matteo Bussola e Federico Taddia proporranno “Padri eterni”, una riflessione sul ruolo dei padri e sulle relazioni familiari oggi.
L’11 giugno saranno di scena le esilaranti Mammadimerda, fondatrici e performer di un blog di grande successo che celebra il ‘non farcela’ come stile di vita, sul tema “Le pari opportunità si costruiscono a scuola”.
A queste due serate, si aggiunge la serata conclusiva del 12 giugno al Teatro Galli, “Diritti minori”, realizzata in collaborazione con il Festival Mare di Libri, con Alessia Canducci, Paola Caridi, Fabio Geda e Kento, dedicata ai diritti dei bambini e degli adolescenti attraverso parole, letture e testimonianze.
Il programma completo e i materiali della manifestazione sono disponibili all’indirizzo https://www.regione.emilia-romagna.it/eventi/generarea cui saranno aggiunti, a evento concluso, anche i video di tutti gli interventi integrali dei relatori presenti.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
Minori nelle strutture residenziali: rinnovato il protocollo d’intesa per rafforzarne la tutela, migliorare la qualità del sistema di accoglienza e potenziare il coordinamento tra istituzioni
Rafforzare la tutela delle persone di minore età accolte nelle strutture residenziali del territorio, migliorare la qualità del sistema di accoglienza e potenziare il coordinamento tra istituzioni.
A questi obiettivi guarda il rinnovo del Protocollo d’intesa sottoscritto dalla Regione Emilia‑Romagna assieme ai principali soggetti impegnati nella tutela dei minori sul territorio: Procura della Repubblica di Bologna presso il Tribunale per i Minorenni dell’Emilia-Romagna, Tribunale per i Minorenni dell’Emilia‑Romagna, Centro per la Giustizia Minorile per l’Emilia-Romagna e le Marche, Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) Emilia‑Romagna.
Il protocollo, firmato da tutti i sottoscrittori in viale Aldo Moro a Bologna nella sede dell’assessorato alle Politiche per l’infanzia e l’adolescenza, consolida e prolunga di altri 5 anni la collaborazione avviata nel 2020 su impulso della Procura presso il Tribunale per i Minorenni, puntando a rendere ancora più efficace il sistema integrato di vigilanza e monitoraggio delle strutture che ospitano minori e giovani adulti. Presenti l’assessora regionale alle Politiche per l’infanzia e l’adolescenza, Isabella Conti, il procuratore capo della Procura presso il Tribunale per i Minorenni Giuseppe Di Giorgio, la presidente del Tribunale per i Minorenni Gabriella Tomai, la garante regionale per l’Infanzia e l’adolescenza Claudia Giudici, per Anci la coordinatrice del settore Welfare, sociosanitario e benessere urbano, Marilena Pillati, e per il Centro di Giustizia minorile il direttore Nicola Palmiero.
Due le premesse fondamentali su cui si basa l’accordo, esplicitate nel documento: da un lato, il minore necessita di un contesto di accoglienza, educativo e di cura il più possibile aderente a un modello relazionale/familiare funzionale al suo benessere psicofisico e dall’altro, questo sistema risulta tanto più efficace quanto più è supportato da un’azione integrata e da strumenti che consentono, nel rispetto dei diversi mandati istituzionali, un proficuo scambio d’informazioni anche attraverso l’utilizzo di una piattaforma informativa comune resa disponibile dalla Regione, con accessi differenziati a seconda dei compiti dei singoli Enti e nel pieno rispetto della normativa sulla privacy consente la mappatura delle strutture e il monitoraggio continuo dei flussi di accoglienza.
“Questa sottoscrizione– sottolinea l’assessora Conti– non rappresenta solo un atto formale, ma un impegno concreto da parte di tutte le realtà istituzionali coinvolte a lavorare per un obiettivo comune, di fondamentale importanza: la tutela delle persone di minore età accolte nelle comunità, che richiede responsabilità condivisa, trasparenza e strumenti sempre più efficaci. Grazie al sistema informativo comune e al lavoro sinergico si punta a una conoscenza aggiornata del sistema, a garantire controlli ancora più puntuali e, soprattutto, percorsi di accoglienza di qualità per bambini, bambine, ragazzi e ragazze che vivono spesso situazioni di grande difficoltà e fragilità”.
“Il nostro impegno- prosegue Conti– è duplice: da un lato rafforzare la vigilanza e la capacità di intervento, dall’altro sostenere e valorizzare le realtà che ogni giorno lavorano per offrire ai minori contesti educativi adeguati, sicuri e capaci di accompagnarli quotidianamente nel loro percorso di crescita”.
Con la sottoscrizione dell’intesa – che prevede momenti di verifica periodica per adeguare le azioni alle esigenze emergenti – la Regione Emilia-Romagna rinnova il proprio impegno a facilitare il coordinamento e il supporto al sistema di tutela ed accoglienza dei minori e delle loro famiglie, anche attraverso la definizione e l’aggiornamento della piattaforma informativa dedicata; il proprio ruolo di coordinamento e supporto al sistema, impegnandosi in particolare a mettere a disposizione e aggiornare la piattaforma informatica dedicata, garantendo assistenza e adeguamento costanti; promuovere analisi approfondite dei dati raccolti, anche attraverso gruppi di lavoro interistituzionali, promuovere verso gli Enti gestori delle Comunità e i Coordinamenti regionali delle comunità educative, mamma-bambino, case-famiglia e comunità famigliari, l’informazione e la formazione relativa all’adozione dei sistemi informatici, fornendo il supporto necessario e prevedendo momenti di verifica.
Il nuovo sistema informativo
Da anni in Emilia-Romagna è attiva una stretta collaborazione tra tutti gli Enti coinvolti per qualificare il sistema di cura e accoglienza per le persone di minore età e la Regione, alla sottoscrizione della prima intesa nel 2020, aveva accolto la richiesta fatta dalla Procura presso il Tribunale per i Minorenni di collaborare per definire un sistema di monitoraggio delle strutture e dei flussi di accoglienza. Quest’esigenza, dettata inizialmente dagli obblighi semestrali di verifica che la Procura ha per legge, si è tradotta in un percorso più articolato che ha visto la partecipazione anche del Tribunale per i Minorenni, dell’Ufficio della Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, di Anci e del Centro di Giustizia Minorile. Oggi la sinergia si concretizza nell’utilizzo di un sistema informativo comune, alimentato dagli Enti gestori delle comunità che accolgono anche persone di minore età, accessibile nel pieno rispetto della riservatezza dei dati personali e delle funzioni di ciascun Ente coinvolto.
Fonte: Regione Emilia – Romagna







