Cortili sonori, le feste musicali di Asp Città di Bologna
Al via “Cortili Sonori”, la rassegna di sei concerti all’aperto ideata e promossa da ASP, che si terrà dal 28 maggio al 2 luglio 2026, tutti i giovedì alle ore 18.30.
L’iniziativa animerà due luoghi speciali di ASP nel centro storico, che testimoniano l’ impegno di Asp Bologna nel welfare e nella tutela della bellezza: il cortile del museo La Quadreria di Palazzo Rossi Poggi Marsili (via Marsala 7) e il cortile di Santa Marta (Strada Maggiore 74), il complesso che l’Asp sta trasformando in un’innovativa Senior House. Attraverso un programma che intreccia musica dal vivo, arti visive e teatro, Asp apre questi spazi alla città, trasformandoli in luoghi di incontro, socialità e cultura.
L’inaugurazione si terrà questo giovedì 28 maggio nel cortile di Santa Marta con l’Orchestra Senzaspine.
Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso libero e gratuito.
Fondo sociale regionale: 60 milioni per il 2026
Più risorse per minori, famiglie e fragili. Sfiorano i 60 milioni di euro (esattamente 59,8 milioni) le risorse complessive destinate al Fondo sociale regionale 2026, con un incremento di 2,6 milioni di euro rispetto all’anno precedente, pari a circa il +5%.
Dalla Giunta è arrivato il via libera al Programma annuale e alla ripartizione delle risorse destinate a rafforzare i servizi per l’infanzia, l’adolescenza e le famiglie, il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, il sostegno alle persone fragili e la promozione dell’inclusione.
L’incremento complessivo delle risorse deriva dall’aumento dei fondi finalizzati regionali e nazionali, mentre nella quota destinata al sistema sociale territoriale si registra una riduzione di circa 586mila euro dei trasferimenti nazionali. La Regione Emilia-Romagna, tuttavia, conferma integralmente il proprio investimento sul Fondo sociale regionale, garantendo continuità agli interventi e rafforzando le azioni rivolte alle fasce più vulnerabili della popolazione.
Il Fondo sociale regionale è lo strumento di programmazione integrata dei servizi e degli interventi sociali e sanitari, nonché il principale riferimento per la definizione dei Piani di zona: ora i Comuni e gli enti capofila di distretto sono chiamati a presentare i propri piani attuativi entro il 31 luglio 2026. La Regione garantirà il monitoraggio e la rendicontazione attraverso piattaforme digitali, assicurando trasparenza, tracciabilità e coerenza nell’utilizzo delle risorse.
“Anche quest’anno- sottolinea l’assessora regionale al Welfare, Isabella Conti– confermiamo il nostro investimento sul Fondo sociale regionale e, nel complesso, le risorse disponibili aumentano di 2,6 milioni di euro rispetto al 2025, pari a circa il 5% in più. Un risultato importante, soprattutto in un quadro in cui la quota nazionale destinata al sociale territoriale subisce una riduzione. Abbiamo scelto di garantire continuità ai servizi e di rafforzare gli interventi più vicini alle persone, sostenendo progetti territoriali e servizi di prossimità capaci di intercettare bisogni sempre più complessi”.
“Siamo chiamati- proseguono Conti e l’assessora con delega al Contrasto alle povertà, Elena Mazzoni– a dare risposte nuove a fragilità che cambiano: non solo povertà economica, ma anche povertà educativa e relazionale, disagio giovanile, ritiro sociale e difficoltà che coinvolgono famiglie e adolescenti. Per questo investiamo su comunità inclusive e sulla capacità dei territori di costruire reti educative e sociali attente alle persone più vulnerabili. Come sempre – chiudono le assessore- per dare concretezza agli investimenti e rafforzare i servizi sarà fondamentale il ruolo di enti locali, Terzo settore e scuole, partendo dal vantaggio che in Emilia-Romagna esiste una rete pubblica strutturata e integrata che ci permette, nei servizi sociali, di essere un modello virtuoso anche a livello nazionale”.
“Cresce e si rafforza anche l’impegno della Regione sul contrasto alla povertà estrema e alla grave marginalità- aggiunge Mazzoni– attraverso la continuità e il consolidamento di servizi territoriali e interventi di prossimità, dai centri servizi alle unità di strada, fino ai percorsi di housing first e housing led, costruiti in questi anni insieme agli enti locali e al Terzo settore”.
Dei 59,8 milioni di euro del Fondo previsti nel bilancio regionale, 25,8 milioni sono risorse regionali e 33,9 milioni provengono da finanziamenti nazionali. I fondi statali, nel dettaglio, derivano dal Fondo nazionale politiche sociali (27,7 milioni) e dal Fondo famiglia (6,2 milioni).
Le principali misure
Al contrasto alla povertà sono destinati 23,1 milioni di euro. Sulla parte restante dei fondi, anche quest’anno, come nel 2025, le priorità di intervento riguardano i Centri per le famiglie – che in Emilia-Romagna sono 42, oltre a 13 sedi secondarie a cui se ne aggiungeranno altre 17 -, le cosiddette fasce grigie della popolazione (cioè quelle in difficoltà economiche), gli adolescenti e i preadolescenti, a cui sono destinati complessivamente, tra risorse nazionali e regionali, 6,7 milioni.
I quasi 4 milioni di fondi nazionali saranno utilizzati per progetti su 3 assi strategici: supporto ai primi mille giorni attraverso figure di sostegno alla maternità e alla famiglia (a cui sono destinati un milione e 560mila euro), ascolto e counseling dedicati ad adolescenti e loro genitori (900mila euro), potenziamento del ruolo informativo dei Centri e contributo all’apertura di sedi secondarie (un milione e 500mila euro).
La maggior parte delle ulteriori risorse – oltre 2,2 milioni di euro (esattamente 2.225.600) del pacchetto complessivo di 2.725.600 euro – sono destinate alle azioni di consolidamento, sviluppo e qualificazione dei Centri per le Famiglie per rafforzare i servizi; azioni di consulenza e servizi in merito all’alfabetizzazione mediatica e digitale dei minori, con particolare attenzione alla loro tutela rispetto all’esposizione a contenuti pornografici e violenti; attività di prevenzione dell’uso di sostanze psicotrope; valorizzazione dell’invecchiamento attivo, attraverso il coinvolgimento delle persone anziane in attività di supporto alle famiglie; potenziamento degli interventi nei territori più fragili, in particolare nei comuni montani e nell’area ferrarese, favorendo una maggiore diffusione e accessibilità delle attività realizzate dai Centri.
La parte rimanente (500mila euro) è destinata alla realizzazione di interventi particolarmente innovativi, come arte e laboratori per bambini e ragazzi insieme alle loro famiglie per promuovere “il piacere di fare insieme” nel tempo libero; affiancamento familiare, ovvero famiglie che aiutano famiglie; fare community nel reale, promozione di esperienze di condivisione in gruppo e attività territoriali di prossimità.
Tra le risorse confermate, quelle per il programma sulle linee di indirizzo nazionali sull’intervento con bambini e famiglie in situazioni di vulnerabilità (Pippi), che ammonta a 1.121.488 euro, e quelle per il programma per le dimissioni protette, per 1.440.000 euro. Si tratta di un livello essenziale di prestazione sociale che garantisce la continuità assistenziale al momento della dimissione ospedaliera, attraverso il coordinamento tra medico curante, servizi sociali e sanitari.
Confermato anche per 350mila euro ‘Oltre la strada’, il progetto che garantisce la prosecuzione dei percorsi di fuoriuscita da condizioni di sfruttamento anche relativo alla tratta di esseri umani e, al contempo, di prevenire e contenere i danni alla salute delle persone coinvolte nei mercati della prostituzione, contribuendo alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e alla tutela della salute pubblica.
Fonte: Regione Emilia – Romagna
Minori e periferie: nelle grandi città un bambino su dieci vive in aree vulnerabili. Il rapporto di Save the Children

Nelle 14 principali città metropolitane italiane, circa 142 mila bambini e adolescenti — pari a 1 su 10 (10,3%) — crescono all’interno delle 158 “Aree di disagio socioeconomico urbano” (ADU) mappate dall’Istat. Un dato allarmante che fotografa una profonda frattura geografica ed educativa, dove il codice postale e il quartiere di nascita rischiano di ipotecare pesantemente il futuro dei più giovani.
È quanto emerge con drammatica chiarezza dal nuovo rapporto diffuso da Save the Children, intitolato “Le periferie dei bambini”. L’indagine analizza l’impatto dei divari territoriali sulla crescita dei minori, portando alla luce dinamiche di esclusione che richiedono risposte urgenti e strutturali da parte delle istituzioni e delle reti di welfare di comunità.
Povertà ed educazione: i tassi di abbandono raddoppiano nelle aree fragili
Il legame tra fragilità economica del contesto urbano e insuccesso scolastico è uno dei nodi centrali del rapporto. All’interno delle aree di disagio mapped (ADU), ben il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa. Questa precarietà materiale si traduce direttamente in barriere all’istruzione e povertà educativa:
-
Dispersione scolastica al doppio: Nelle periferie più vulnerabili, il tasso di abbandono scolastico o di ripetenza tra gli studenti delle scuole secondarie tocca il 15,4%, una cifra esattamente doppia rispetto alla media del resto dei comuni delle città metropolitane (ferma al 7,6%).
-
Barriere materiali ed economiche: Molti ragazzi subiscono l’esclusione sin dall’inizio dell’anno scolastico: il 16,7% degli studenti dell’ultimo anno delle scuole medie non dispone del materiale didattico necessario, e il 17,3% è costretto a rinunciare alle gite scolastiche per motivi economici (contro il 7,6% delle zone non vulnerabili).
-
Orientamento futuro ridimensionato: Il divario si riflette anche nelle aspettative di studio. Solo il 36,5% dei tredicenni che risiedono nelle zone fragili prevede di iscriversi al liceo, a fronte di ben il 66,9% dei coetanei che vivono in contesti socio-economici più favorevoli.
La forbice non si chiude con il percorso scolastico: la quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (NEET) sale al 35,6% nelle aree svantaggiate, staccando nettamente la media degli altri quartieri.
Lo stigma sociale e il forte senso di appartenenza dei ragazzi
Un altro aspetto inedito e significativo rilevato da Save the Children riguarda la dimensione psicologica e relazionale dei minori. Quasi la metà dei ragazzi intervistati (49,1%) percepisce uno stigma sociale verso il proprio quartiere, dichiarando di ritenere che la propria zona di residenza sia giudicata negativamente dagli esterni. Nelle aree meno vulnerabili, questa percezione di giudizio negativo scende al 29,5%.
Tuttavia, a fronte di questo pregiudizio esterno, l’indagine svela una forte risorsa interna: chi frequenta la scuola in questi quartieri manifesta un solido senso di appartenenza. Ben il 78,4% dei ragazzi si dichiara felice della propria scuola e del proprio ambiente, dimostrando una grande voglia di riscatto e di partecipazione attiva.
Interpellati su come migliorare il proprio territorio, i giovani hanno espresso richieste concrete che interpellano direttamente chi gestisce i servizi locali: al primo posto figurano servizi di pulizia e raccolta dei rifiuti più efficienti (54,2%), seguiti dalla necessità di avere più spazi pubblici di aggregazione, sport e verde comune.
Ripensare il welfare urbano a partire dai bisogni dei più piccoli
I dati di Save the Children confermano che la vulnerabilità sociale non è un elemento astratto, ma si radica nei territori e si alimenta delle carenze infrastrutturali e di servizi.
Per contrastare la povertà educativa e l’isolamento delle periferie, diventa essenziale promuovere una nuova stagione di co-progettazione territoriale. Scuole, reti del terzo settore, aziende di servizi pubblici e istituzioni locali devono stringere patti di comunità per trasformare le aree più fragili in “hub” di opportunità, potenziando l’offerta educativa, i servizi di prossimità e la qualità degli spazi urbani vissuti dalle nuove generazioni.
Il comunicato e la documentazione completa dell’indagine sono consultabili sul sito ufficiale di Save the Children Italia.
Spazio Comune e il nuovo Patto UE: a Bologna un confronto sulle risposte locali per accoglienza, protezione e integrazione
Sarà dedicato al tema delle politiche europee per l’accoglienza e all’importanza delle reti territoriali il convegno “Spazio Comune e il nuovo Patto UE: costruire risposte locali per l’accoglienza, la protezione e l’integrazione”, in programma mercoledì 21 maggio alle ore 9 nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, a Bologna.
L’iniziativa è promossa dal Comune di Bologna e da ASP Città di Bologna in collaborazione con UNHCR e rappresenta un momento di approfondimento e confronto sul nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, con particolare attenzione alle ricadute locali e al ruolo dei servizi territoriali nel garantire percorsi di accoglienza, tutela dei diritti e inclusione.
I lavori si apriranno alle 9.30 con i saluti istituzionali di Matilde Madrid, Assessora al Welfare, salute, fragilità, anziani, sicurezza urbana e Protezione civile del Comune di Bologna, e di Luca Rizzo Nervo, Delegato alle politiche su immigrazione e cooperazione internazionale presso la Presidenza della Regione Emilia-Romagna.
Sarà poi presentato lo stato di avanzamento del progetto Spazio Comune da parte del dott. Massimo Gnone di UNHCR. Seguirà un approfondimento dedicato alle Linee Guida sul nuovo Patto UE Migrazione e Asilo, curato dal Tavolo Sportelli Legali con gli interventi di Luigi Rol e Michela Bignami.
Tra i temi al centro della mattinata anche il diritto all’informazione e alla partecipazione delle comunità migranti, affrontato da Lucia Fresa, Responsabile dell’Unità Operativa Diritti, cooperazione e nuove cittadinanze del Comune di Bologna.
Dalle 11.30 alle 13.30 si terrà la tavola rotonda “Il nuovo Patto UE: costruire risposte locali per l’accoglienza, la protezione e l’integrazione”, moderata dalla giornalista Cristina Giudici.
Interverranno Luca Minniti, Presidente della sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini UE del Tribunale di Bologna, Agnese Palazzi di Unibo e Denise Venturi di UNHCR
L’incontro si propone come un’occasione di dialogo tra istituzioni, operatori, mondo accademico e realtà impegnate nei percorsi di accoglienza e inclusione, per condividere strumenti, pratiche e prospettive alla luce delle nuove politiche europee in materia migratoria.
Il futuro del lavoro di cura tra carenza di personale e innovazione: i dati dell’indagine presentata a Cesena
Si è tenuto lo scorso 14 maggio a Cesena il convegno dedicato al futuro e alle sfide cruciali del lavoro di cura, un momento di confronto strategico organizzato da ASP Cesena Valle Savio. L’incontro, che ha visto la partecipazione di esperti del settore ed esponenti istituzionali ha offerto un’importante occasione per fare il punto su un comparto che attraversa una profonda fase di transizione, stretto tra la crescente carenza di personale e la necessità di integrare nuove soluzioni tecnologiche.
Al centro del dibattito vi è stata la presentazione dell’indagine conoscitiva sul lavoro di cura e l’assistenza domiciliare, i cui dati integrali sono stati raccolti e resi disponibili nella relazione ufficiale dell’evento.
I principali risultati dell’indagine: i nodi emersi dal territorio
La relazione scientifica offre una fotografia nitida delle complessità che le famiglie e i servizi pubblici si trovano ad affrontare quotidianamente nella gestione della non autosufficienza e della fragilità. Dall’analisi emergono tre macro-tendenze fondamentali:
-
La contrazione dell’offerta professionale e la carenza di assistenti familiari: Il dato più allarmante riguarda la progressiva difficoltà nel reperire assistenti familiari (colf e badanti) e Operatori Socio-Sanitari (OSS) qualificati. A fronte di un progressivo e costante invecchiamento della popolazione locale, la disponibilità di personale formato non riesce a soddisfare la domanda delle famiglie, lasciando molti nuclei in una condizione di forte isolamento assistenziale.
-
Il peso economico e organizzativo sui caregiver familiari: L’indagine evidenzia come la quota principale del lavoro di cura graviti ancora direttamente sui familiari (spesso donne o giovani adulti caregiver). Questo impegno, che si protrae per anni in modo non retribuito, genera un forte impatto sul benessere psico-fisico del caregiver e sulla sua stabilità lavorativa, rendendo indispensabili interventi di sollievo, ascolto e orientamento.
-
Il ruolo strategico della formazione e dei punti di supporto pubblici: Emerge con forza il valore dei percorsi formativi dedicati. Strutture come il Punto di Appoggio al Lavoro di Cura di ASP Cesena Valle Savio e i corsi di formazione specifici (che dal 2009 a oggi hanno qualificato sul territorio quasi 600 persone) risultano determinanti per innalzare la qualità delle cure domestiche, garantire la sicurezza degli assistiti e prevenire il fenomeno del lavoro sommerso.
Innovazione tecnologica e integrazione dei servizi: le risposte per il futuro
Per rispondere alla carenza di personale, il convegno ha evidenziato come l’evoluzione del welfare di comunità debba necessariamente passare da una maggiore integrazione socio-sanitaria e dall’introduzione della tecnologia applicata alla cura.
Soluzioni legate alla domotica assistiva, alla teleassistenza e al telesoccorso non intendono sostituire il fattore umano — insostituibile nella relazione assistenziale —, ma puntano a qualificarlo, sollevando i caregiver dai compiti più usuranti e garantendo un monitoraggio continuo della sicurezza domiciliare dell’anziano fragilizzato.
Il monitoraggio del territorio e l’analisi dei bisogni reali rimangono la bussola per orientare le politiche pubbliche locali. La sfida per le Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP) e per l’Unione dei Comuni della Valle del Savio sarà quella di continuare a co-progettare e implementare una rete di supporti flessibili, capaci di intercettare le fragilità prima che si trasformino in una perdita totale di autonomia.
La relazione integrale con tutti i grafici e le tabelle statistiche emerse dall’indagine sul territorio è consultabile e scaricabile direttamente al seguente link: relazione.pdf.
ASP CESENA VALLE SAVIO – A Cesena una mattinata di confronto sul futuro del lavoro di cura, tra carenza di personale e innovazione tecnologica
Quali prospettive attendono il lavoro di cura nei prossimi anni? Come affrontare la crescente carenza di personale qualificato e quale ruolo potrà avere l’innovazione tecnologica, dall’intelligenza artificiale ai nuovi modelli organizzativi, nella qualità dell’assistenza? Saranno questi i temi al centro del convegno Lavoro di cura: quali prospettive, in programma giovedì 14 maggio, dalle 09:15 alle 13:30, nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana.
L’iniziativa è promossa da ASP Cesena Valle del Savio e dall’Unione dei Comuni Valle del Savio, con il contributo di BCC Romagnolo e la collaborazione di ASPER e Techne. L’obiettivo dell’incontro è aprire un confronto tra istituzioni, mondo accademico, professionisti del settore socio-sanitario e realtà del territorio sulle sfide che interessano il comparto dell’assistenza e della cura.
Ad aprire i lavori saranno il Presidente di ASP Cesena Valle del Savio Andrea Pulini, la Presidente dell’Unione dei Comuni Valle del Savio Monica Rossi e la direzione di BCC Romagnolo. Alle 09:45 spazio agli interventi di approfondimento. Verrà presentata un’indagine sulle professioni di cura nel territorio di Cesena e del comprensorio, illustrata da Lia Benvenuti, direttrice generale di Techne, e da Benedetta Siboni, professoressa associata di Economia aziendale all’Università di Bologna – Campus di Forlì. Seguirà un focus dedicato all’impatto delle nuove tecnologie sull’assistenza con l’intervento ‘L’assistenza del futuro: come l’Intelligenza Artificiale potrà modificare il lavoro di cura’, affidato a Guido Magrin di TeiaCare.
Alle 10:30 prenderà il via una tavola rotonda sulle possibili strategie territoriali per affrontare le criticità del settore. A introdurre il confronto sarà Isabella Conti, Assessora al Welfare della Regione Emilia-Romagna.
Porteranno il loro contributo Emanuela Giangrandi, coordinatrice ASPER–CISPEL, Simona Benedetti, responsabile del Centro Studi Legacoop Romagna, Loretta Vallicelli, vicepresidente OPI Forlì-Cesena, Maria Silvia Arcuti, dirigente scolastico del Liceo Monti di Cesena, Luca Decembrotto, professore associato del Corso di Laurea in Educatore Sociale dell’Università di Bologna, Luca Gelati, responsabile dell’Area Assistenziale della Regione Emilia-Romagna, e Marilena Pillati, coordinatrice Welfare di ANCI Emilia-Romagna.
L’incontro prevede anche interventi dal pubblico e si concluderà con le considerazioni finali affidate a Enzo Lattuca, Presidente della CTSS della Romagna.






