Bilancio 2025: ASP Città di Bologna conferma la solidità economica e rafforza il proprio impegno nel welfare cittadino

Per il terzo anno consecutivo ASP Città di Bologna chiude il bilancio con un risultato positivo. L’esercizio 2025 si è concluso con un utile di 1.894.573 euro, confermando la capacità dell’Azienda di mantenere l’equilibrio economico e, allo stesso tempo, di rafforzare il proprio ruolo nel sistema di welfare cittadino.

Il risultato, letto insieme agli esiti del Bilancio sociale, testimonia la capacità di rispondere a una domanda sociale in costante crescita e a bisogni sempre più complessi, in un contesto che continua a mettere sotto pressione l’intero comparto socio-sanitario.

Nel 2025 il valore della produzione ha raggiunto i 105,5 milioni di euro, in aumento rispetto ai 97,3 milioni del 2024, mentre i ricavi derivanti dai servizi alla persona si sono attestati a oltre 82,3 milioni di euro.

Il bilancio 2025 dimostra che è possibile coniugare responsabilità economica e responsabilità sociale – afferma l’Amministratore Unico di ASP Città di Bologna, Stefano BrugnaraL’utile registrato non rappresenta un obiettivo in sé, ma una condizione necessaria per consolidare l’Azienda, ridurre progressivamente le perdite accumulate negli anni precedenti e continuare a investire nei servizi rivolti alle persone più fragili. Dietro i numeri ci sono migliaia di cittadini che ogni giorno trovano risposte ai propri bisogni grazie al lavoro delle nostre operatrici e dei nostri operatori.

Il risultato di esercizio è stato favorito anche da un importante lavoro di approfondimento con l’Agenzia delle Entrate sull’applicazione della disciplina fiscale dell’Azienda, che ha consentito di chiarire alcuni aspetti interpretativi relativi alla gestione del patrimonio immobiliare e di rivedere l’applicazione delle imposte sulla gestione corrente.

Anziani: servizi sempre più integrati

Prosegue il rafforzamento della rete dei servizi dedicati agli anziani, con un modello che integra residenzialità, assistenza domiciliare, sostegno ai caregiver e prevenzione dell’isolamento sociale.

Nel 2025 ASP ha gestito 375 posti nelle CRA95 posti nei centri diurni e servizi di assistenza domiciliare specializzata che hanno coinvolto 201 utenti e caregiver. Sono inoltre proseguite le attività di Bologna Serena, dei Centri Servizi Aperti, dei Caffè Alzheimer e dei percorsi di stimolazione cognitiva.

L’invecchiamento della popolazione richiede risposte nuove e sempre più integrate – sottolinea Brugnara. La sfida non è soltanto garantire posti nelle strutture, ma costruire comunità capaci di sostenere le persone a domicilio, valorizzando il ruolo delle famiglie e delle reti territoriali.”

Coesione sociale e accoglienza

Nel corso del 2025 è cresciuto anche l’impegno nell’area della coesione sociale, che rappresenta uno degli ambiti centrali dell’attività di ASP.

Sono stati registrati 1.422 interventi PRIS, con 2.095 beneficiari complessivi. I servizi dedicati alla grave emarginazione adulta hanno raggiunto 2.553 persone, mentre 634 nuclei familiari sono stati coinvolti nei servizi di accoglienza.

Particolarmente significativo anche il lavoro nell’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati sull’intero territorio metropolitano, con 1.968 posti SAI attivi al 31 dicembre 2025.

La casa come leva di inclusione

Il patrimonio immobiliare continua a essere uno degli strumenti fondamentali delle politiche di welfare dell’Azienda.

Nel 2025 sono stati utilizzati 222 alloggi per percorsi di transizione abitativa, che hanno accolto 309 nuclei familiari. Sono proseguiti i progetti di Housing First, gli interventi di riqualificazione destinati all’autonomia abitativa e si è conclusa la realizzazione dei 20 nuovi alloggi protetti di viale Roma, finanziati dal PNRR. È stata inoltre completata la riqualificazione dell’immobile di via Raimondi, destinato a interventi di housing temporaneo.

Complessivamente ASP gestisce 3.341 asset immobiliari attivi, che nel 2025 hanno generato oltre 7,2 milioni di euro di proventi da locazione, risorse reinvestite a sostegno delle attività sociali.

Rigenerazione del patrimonio pubblico

Nel corso del 2025 sono proseguiti anche gli investimenti strategici sul patrimonio immobiliare.

Tra gli interventi principali figurano il completamento della riqualificazione energetica del Centro Servizi Giovanni XXIII, attraverso opere di efficientamento energetico, il progetto di valorizzazione della Chiesa del Baraccano, che ha ottenuto 2,3 milioni di euro di finanziamenti attraverso i fondi dell’8×1000 dello Stato grazie a un progetto in partnership con la Diocesi, e l’avvio dei lavori di rigenerazione del Falansterio di via Saragozza.

Giovanni XXIII, Baraccano e Falansterio sono esempi emblematici di come il patrimonio richieda cura e investimenti significativi, per sostenere i quali sono indispensabili visione in prospettiva e capacità organizzativa – evidenzia Brugnara. È un lavoro fondamentale perché siamo consapevoli che ogni intervento sul patrimonio produce effetti diretti sulla qualità della vita degli inquilini, degli utenti dei servizi e dell’intera comunità cittadina.”

Cresce anche la Quadreria

Prosegue la crescita della Quadreria di ASP, il museo di via Marsala, che nel 2025 ha accolto 14.315 visitatori, con 304 giornate di apertura e 74 eventi temporanei, consolidando il proprio ruolo nell’offerta culturale cittadina.

Le persone al centro

Al 31 dicembre 2025 i dipendenti di ASP erano 527, di cui 380 donne e 147 uomini. Restano significative le difficoltà nel reperimento di infermieri e operatori socio-sanitari, una criticità che interessa tutto il settore.

Per affrontare questa sfida, l’Azienda ha continuato a investire in formazione, inserimento dei neoassunti, supervisione professionale, welfare aziendale e strumenti di conciliazione tra vita e lavoro.

La qualità dei servizi dipende prima di tutto dalle persone che vi lavorano – conclude Brugnara. Per questo continuiamo a investire nelle competenze, nel benessere organizzativo e nelle condizioni che consentono di attrarre e trattenere professionalità sempre più difficili da reperire.”

Il bilancio 2025 conferma così il percorso intrapreso da ASP Città di Bologna: mantenere una gestione economicamente solida per continuare a investire nello sviluppo dei servizi, nella valorizzazione del patrimonio pubblico e nella capacità di rispondere ai bisogni della comunità.

Fonte: Asp Bologna


Italia 2026, l’esplosione della povertà strutturale: «Sempre più poveri, sempre più a lungo»

Di fronte a una crisi che ha smesso di essere emergenza per farsi sistema, l’ultimo Report della Caritas scatta la fotografia drammatica di un Paese sospinto dalla morsa della cronicità, dall’erosione dei salari e dall’isolamento sociale. Oltre 282 mila le famiglie assistite: mai così tante.

ROMA – Non è più una parentesi. Non è l’onda lunga di uno shock congiunturale da assorbire. Nell’Italia del 2026 la povertà ha cambiato natura, radicandosi fino a mutare in una condizione di «strutturale normalità». L’allarme arriva dal Quarto Report Statistico Nazionale di Caritas Italiana, presentato a metà giugno e significativamente intitolato “Sempre più poveri, sempre più a lungo”.

I numeri raccolti dai centri d’ascolto lungo tutta la penisola descrivono un record storico: nel 2025 la rete Caritas ha incrociato e supportato 282.539 famiglie, registrando un aumento del 48% rispetto a un decennio fa (2015). Una mole di richieste che copre ormai il 12% dell’intera platea di persone in povertà assoluta stimata dall’Istat (circa 5,7 milioni di cittadini, quasi un residente su dieci). Ma a preoccupare l’organismo pastorale non è solo il dato quantitativo: è la cronicizzazione del disagio.

La gabbia della povertà cronica

Il vero elemento di rottura rispetto al passato è il fattore tempo. La povertà in Italia è diventata una trappola a lungo termine da cui è quasi impossibile uscire. Oltre un assistito su quattro (28,1%) è infatti in carico alla rete dei servizi Caritas da almeno cinque anni. Diminuiscono i “nuovi profili” di povertà temporanea, mentre si solidifica un blocco sociale di esclusi storici e intermittenti, incapaci di ritrovare l’autonomia economica a causa di un ascensore sociale totalmente bloccato.

«La povertà non appare più come una condizione transitoria legata a crisi circoscritte, ma come una realtà che tende a protrarsi nel tempo», osserva don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. Una vulnerabilità che logora i percorsi educativi, la stabilità psicofisica e la possibilità stessa di progettare un futuro.

Il paradosso del “lavoro povero”

Crolla definitivamente uno dei grandi miti della stabilità sociale novecentesca: l’idea che avere un’occupazione basti a proteggersi dall’indigenza. Il Report evidenzia che il 24% delle persone che si rivolgono alla Caritas possiede un lavoro. Un dato che esplode letteralmente nelle fasce d’età centrali e più produttive: tra i 35 e i 44 anni la percentuale di lavoratori poveri sale al 31,7%, attestandosi al 31% nella fascia tra i 45 e i 54 anni.

I bassi salari, il part-time involontario e la precarietà contrattuale — combinati con un’inflazione che morde il potere d’acquisto, trainata soprattutto dai costi energetici — rendono lo stipendio insufficiente a coprire i bisogni primari. Il ceto medio si assottiglia, e una platea sempre più vasta di famiglie, pur mostrando un ISEE familiare medio in leggera salita (passato da 4.315 a 4.974 euro), scivola nell’area della vulnerabilità. Un incremento che la Caritas interpreta non come un segnale di arricchimento, bensì come lo specchio dell’allargamento della fragilità a fasce precedentemente protette.

Solitudine e vulnerabilità sanitaria: i nuovi volti del disagio

Accanto alle privazioni materiali, il rapporto accende i riflettori su una devastante povertà relazionale. Quasi un assistito su tre vive in solitudine. L’isolamento sociale aggrava e amplifica la marginalità: tra le persone sole, ben il 59,9% sperimenta forme di povertà multipla (economica, abitativa, culturale). Cresce inoltre in modo marcato il peso degli anziani over 65, privi di reti familiari di supporto.

A questo quadro si salda l’emergenza sanitaria, che colpisce il 16,1% dei beneficiari. Chi soffre di problemi di salute si trova spesso schiacciato da un effetto accumulo: quasi sei individui su dieci sommano tre o più bisogni concomitanti, e la quota drammaticamente sale al 78,7% laddove sia presente una sofferenza mentale, evidenziando le difficoltà d’accesso a un Servizio Sanitario Nazionale sempre più in affanno.

La casa come emergenza primaria

La questione abitativa si conferma uno degli snodi più delicati. Se i dati Istat evidenziano come la grave deprivazione della casa interessi il 6,6% della popolazione generale e la povertà energetica il 9,1%, all’interno dell’universo Caritas queste percentuali si moltiplicano, trasformando le mura domestiche da luogo di protezione a fonte primaria di indebitamento e instabilità.

L’appello alle istituzioni: oltre la propaganda

L’analisi Caritas si traduce inevitabilmente in un forte richiamo alla responsabilità politica e sociale, ponendosi come un severo bagno di realtà rispetto alle narrazioni improntate al facile ottimismo. Di fronte alla rimodulazione degli strumenti di contrasto alla povertà, dal mondo sindacale e dal terzo settore si solleva la richiesta di dare un’impronta universalistica alle misure di sostegno (come l’Assegno di Inclusione – ADI) e di finanziare interventi territoriali complementari.

«La carità è anche atto di giustizia, oltre che gesto di prossimità», ricorda don Marco Pagniello. Per evitare che l’Italia si divida stabilmente in due, la sfida del welfare non può più essere delegata alla straordinarietà dei presidi parrocchiali o del volontariato. Richiede alleanze, riforme strutturali e una strategia di lungo periodo capace di aggredire le cause profonde di una povertà complessa, cronica e, purtroppo, sempre più normale.


‘Generare: nascere figli, crescere genitori’, in scena a Rimini dal 10 al 12 giugno la seconda edizione degli Stati generali dell’infanzia e dell’adolescenza

Gli Stati generali dell’infanzia, dell’adolescenza tornano come laboratorio permanente di idee e politiche pubbliche, mettendo al centro, quest’anno, il tema della natalità come responsabilità collettiva e scelta politica, culturale e sociale decisiva per il futuro della nostra regione e del Paese.

Dopo la prima edizione, lo scorso anno a Bologna, il ‘format’ 2026 promosso dalla Regione, si sposta a Rimini dal 10 al 12 giugno. Il programma della nuova edizione dal titolo ‘Generare: nascere figli, crescere genitori’, è stato presentato oggi a Bologna, nel corso di una conferenza stampa, dall’assessora a Scuola, Welfare e Politiche per l’infanzia Isabella Conti.

Educazione, adolescenza, servizi per l’infanzia, pari opportunità, lavoro femminile, salute, welfare di prossimità, trasformazioni sociali e nuove forme della genitorialità.

I grandi temi che attraversano la vita delle famiglie saranno affrontati nel consueto format di tre giorni, con incontri, dialoghi, lectio magistralis e dibattiti che coinvolgeranno alcune tra le voci più autorevoli del panorama italiano e internazionale: da Concita De Gregorio a Chiara Saraceno, dalla lectio magistralis dello psicoterapeuta Matteo Lancini agli interventi del demografo Alessandro Rosina, fino al contributo internazionale dell’antropologa Sarah Blaffer Hrdy dell’Università della California che interverranno insieme a professionisti, educatori ed operatori che ogni giorno lavorano a fianco di famiglie, bambini e adolescenti, rappresentanti istituzionali e decisori pubblici.

Il tema affrontato nell’edizione di quest’anno nasce dalla convinzione che parlare di infanzia significa parlare di futuro– dichiara Isabella Conti-. Abbiamo scelto un titolo che ha una direzione politica precisa: parlare di natalità non è qualcosa di astratto, ma qualcosa che incide sulla qualità della vita delle persone, sulle possibilità concrete che diamo ai giovani di costruire una famiglia e di crescere dei figli senza sentirsi soli. Oggi non basta interrogarsi sul calo delle nascite, bisogna chiedersi che tipo di società stiamo costruendo attorno alle bambine e ai bambini, alle madri, ai padri, alle famiglie. Questa edizione degli Stati Generali si collega direttamente al percorso della nuova legge regionale che stiamo costruendo sul sostegno alla natalità, all’infanzia e alla genitorialità ascoltando esperti, amministratori, servizi, scuole, operatori, famiglie e ragazze e ragazzi. Non una legge simbolica, ma un intervento capace di mettere insieme welfare, servizi educativi, conciliazione vita-lavoro, salute, scuola e comunità”.

“Anche il programma della tre giorni- spiega Contiè stato costruito con questa idea: non affrontare i temi in modo ideologico o astratto, ma partendo dalla vita concreta delle persone. Gli ospiti, molto diversi tra loro per professionalità e tipo di approccio, consentiranno di restituire un ampio sguardo multidisciplinare. L’idea che attraversa tutti gli interventi è che una bambina o un bambino non crescono da soli, ma dentro relazioni, servizi, scuole, città, famiglie e comunità. E allora anche le politiche pubbliche devono imparare ad accompagnarli, sostenerli, per creare fiducia”.

La Regione arriva a questo appuntamento forte di un riconoscimento significativo: il primo posto nella classifica nazionale delle regioni più “mother friendly” del Rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, realizzato da Save the Children in collaborazione con Istat.

“Un riconoscimento che ci rende orgogliosi perché racconta un lavoro profondo, coerente e condiviso che abbiamo portato avanti negli anni– conclude l’assessora-, ma che non vuole nascondere le difficoltà quotidiane delle famiglie che ancora resistono anche qui, in Emilia-Romagna. Viviamo in una società attraversata da cambiamenti rapidissimi che rischiano di far percepire la genitorialità come una corsa a ostacoli, schiacciata tra precarietà lavorativa, carichi familiari squilibrati e paura di dover rinunciare a parti di sé. Difendere la maternità, sostenere i genitori, investire nell’infanzia, occuparsi dei disagi dell’adolescenza e delle sfide delle nuove generazioni significa anche decidere quale società vogliamo essere domani. Ed è una società che vogliamo costruire insieme alle persone e ai territori, trovando risposte ai nuovi bisogni e alle nuove esigenze”.

IL PROGRAMMA

Mercoledì 10 giugno

L’apertura ufficiale della tre giorni è prevista alle ore 15 nella Sala Ressi del Teatro Galli con il presidente della Regione, Michele de Pascale, e la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Maria Roccella (in collegamento), chiamati a discutere del tema “La nascita è di tutti, ripensare il nascere come responsabilità condivisa”. Sulla stessa questione interverranno anche le coordinatrici dell’intergruppo regionale sulla questione demografica, Ludovica Carla Ferrari ed Elena Ugolini, dopo i saluti in apertura del sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, e della vicesindaca, Chiara Bellini.

L’assessora regionale Isabella Conti, promotrice dell’evento, introdurrà i lavori della giornata che apriranno con l’intervento della studiosa di architettura Florencia Andreola sul rapporto tra infanzia e spazio urbano e della giornalista e scrittrice Concita De Gregorio, sullo sguardo dell’infanzia verso il mondo adulto.

Uno dei momenti centrali sarà poi la lectio dello psicologo Matteo Lancini su cosa significa essere genitori oggi e come riportare il tema della genitorialità dentro una dimensione pubblica e comunitaria.

Giovedì 11 giugno

La seconda giornata, che si svolgerà al cinema Fulgor, sarà dedicata maggiormente al tema demografico e alle politiche che possono davvero creare fiducia nel futuro. Interverranno studiosi di livello internazionale come il demografo Alessandro Rosina e la ricercatrice Anna Rotkirch (in collegamento dalla Finlandia), che aiuteranno a capire cosa accade nei Paesi che riescono a sostenere le famiglie e la natalità.

Nel corso della sessione pomeridiana, si parlerà anche di capitale umano, salute nei primi mille giorni di vita, sostegno alla maternità e alla paternità, con professionisti ed esperti che lavorano ogni giorno sul campo e, in apertura, i saluti dell’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi. “Chi si prende cura dei padri?”. È questo l’interrogativo su cui si concentrerà poi l’intervento della psicologa Maria Stella Epifanio che affronta il tema di come superare stereotipi e redistribuire la cura.

Venerdì 12 giugno

La terza giornata, che ritorna come ambientazione nella sala Ressi del teatro Galli, sarà dedicata alle trasformazioni delle famiglie e al mondo degli adolescenti. Si parlerà di famiglie plurali con la scrittrice Espérance  Hakuzwimana e lo psicoterapeuta Gianmarco Ciavolino e di fragilità educative, di adolescenti in cerca di adulti, con voci autorevoli come quelle della sociologa Chiara Saraceno e dello psicoterapeuta Alberto Pellai.

Significativa la presenza, nel corso delle tre giornate, di interlocutori istituzionali quali il direttore regionale Inps Emilia-Romagna, Francesco Ricci, la garante per l’Infanzia e l’adolescenza Regione, Claudia Giudici, il presidente Giovani imprenditori di Confindustria Emilia-Romagna, Leonardo Figna, e Federica Venturelli, assessore del Comune di Modena, in rappresentanza di Anci Emilia-Romagna.

Eventi collaterali

Oltre che nei talk diurni, gli Stati Generali si svilupperanno anche fuori dai luoghi istituzionali tradizionali, coinvolgendo teatri, cinema e spazi pubblici della città di Rimini con due grandi appuntamenti animati serali aperti alla cittadinanza.

All’Arena Francesca da Rimini il 10 giugno Matteo Bussola e Federico Taddia proporranno “Padri eterni”, una riflessione sul ruolo dei padri e sulle relazioni familiari oggi.

L’11 giugno saranno di scena le esilaranti Mammadimerda, fondatrici e performer di un blog di grande successo che celebra il ‘non farcela’ come stile di vita, sul tema “Le pari opportunità si costruiscono a scuola”.

A queste due serate, si aggiunge la serata conclusiva del 12 giugno al Teatro Galli, “Diritti minori”, realizzata in collaborazione con il Festival Mare di Libri, con Alessia Canducci, Paola Caridi, Fabio Geda e Kento, dedicata ai diritti dei bambini e degli adolescenti attraverso parole, letture e testimonianze.

Il programma completo e i materiali della manifestazione sono disponibili all’indirizzo https://www.regione.emilia-romagna.it/eventi/generarea cui  saranno aggiunti, a evento concluso, anche i video di tutti gli interventi integrali dei relatori presenti.

Fonte: Regione Emilia – Romagna


Minori nelle strutture residenziali: rinnovato il protocollo d’intesa per rafforzarne la tutela, migliorare la qualità del sistema di accoglienza e potenziare il coordinamento tra istituzioni

Rafforzare la tutela delle persone di minore età accolte nelle strutture residenziali del territorio, migliorare la qualità del sistema di accoglienza e potenziare il coordinamento tra istituzioni.

A questi obiettivi guarda il rinnovo del Protocollo d’intesa sottoscritto dalla Regione Emilia‑Romagna assieme ai principali soggetti impegnati nella tutela dei minori sul territorio: Procura della Repubblica di Bologna presso il Tribunale per i Minorenni dell’Emilia-Romagna, Tribunale per i Minorenni dell’Emilia‑Romagna, Centro per la Giustizia Minorile per l’Emilia-Romagna e le Marche, Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) Emilia‑Romagna.

Il protocollo, firmato da tutti i sottoscrittori in viale Aldo Moro a Bologna nella sede dell’assessorato alle Politiche per l’infanzia e l’adolescenza, consolida e prolunga di altri 5 anni la collaborazione avviata nel 2020 su impulso della Procura presso il Tribunale per i Minorenni, puntando a rendere ancora più efficace il sistema integrato di vigilanza e monitoraggio delle strutture che ospitano minori e giovani adulti. Presenti l’assessora regionale alle Politiche per l’infanzia e l’adolescenza, Isabella Conti, il procuratore capo della Procura presso il Tribunale per i Minorenni Giuseppe Di Giorgio, la presidente del Tribunale per i Minorenni Gabriella Tomai, la garante regionale per l’Infanzia e l’adolescenza Claudia Giudici, per Anci la coordinatrice del settore Welfare, sociosanitario e benessere urbano, Marilena Pillati, e per il Centro di Giustizia minorile il direttore Nicola Palmiero.

Due le premesse fondamentali su cui si basa l’accordo, esplicitate nel documento: da un lato, il minore necessita di un contesto di accoglienza, educativo e di cura il più possibile aderente a un modello relazionale/familiare funzionale al suo benessere psicofisico e dall’altro, questo sistema risulta tanto più efficace quanto più è supportato da un’azione integrata e da strumenti che consentono, nel rispetto dei diversi mandati istituzionali, un proficuo scambio d’informazioni anche attraverso l’utilizzo di una piattaforma informativa comune resa disponibile dalla Regione, con accessi differenziati a seconda dei compiti dei singoli Enti e nel pieno rispetto della normativa sulla privacy consente la mappatura delle strutture e il monitoraggio continuo dei flussi di accoglienza.

“Questa sottoscrizione– sottolinea l’assessora Continon rappresenta solo un atto formale, ma un impegno concreto da parte di tutte le realtà istituzionali coinvolte a lavorare per un obiettivo comune, di fondamentale importanza: la tutela delle persone di minore età accolte nelle comunità, che richiede responsabilità condivisa, trasparenza e strumenti sempre più efficaci. Grazie al sistema informativo comune e al lavoro sinergico si punta a una conoscenza aggiornata del sistema, a garantire controlli ancora più puntuali e, soprattutto, percorsi di accoglienza di qualità per bambini, bambine, ragazzi e ragazze che vivono spesso situazioni di grande difficoltà e fragilità”.

“Il nostro impegno- prosegue Contiè duplice: da un lato rafforzare la vigilanza e la capacità di intervento, dall’altro sostenere e valorizzare le realtà che ogni giorno lavorano per offrire ai minori contesti educativi adeguati, sicuri e capaci di accompagnarli quotidianamente nel loro percorso di crescita”.

Con la sottoscrizione dell’intesa – che prevede momenti di verifica periodica per adeguare le azioni alle esigenze emergenti – la Regione Emilia-Romagna rinnova il proprio impegno a facilitare il coordinamento e il supporto al sistema di tutela ed accoglienza dei minori e delle loro famiglie, anche attraverso la definizione e l’aggiornamento della piattaforma informativa dedicata; il proprio ruolo di coordinamento e supporto al sistema, impegnandosi in particolare a mettere a disposizione e aggiornare la piattaforma informatica dedicata, garantendo assistenza e adeguamento costanti; promuovere analisi approfondite dei dati raccolti, anche attraverso gruppi di lavoro interistituzionali, promuovere verso gli Enti gestori delle Comunità e i Coordinamenti regionali delle comunità educative, mamma-bambino, case-famiglia e comunità famigliari, l’informazione e la formazione relativa all’adozione dei sistemi informatici, fornendo il supporto necessario e prevedendo momenti di verifica.

Il nuovo sistema informativo

Da anni in Emilia-Romagna è attiva una stretta collaborazione tra tutti gli Enti coinvolti per qualificare il sistema di cura e accoglienza per le persone di minore età e la Regione, alla sottoscrizione della prima intesa nel 2020, aveva accolto la richiesta fatta dalla Procura presso il Tribunale per i Minorenni di collaborare per definire un sistema di monitoraggio delle strutture e dei flussi di accoglienza. Quest’esigenza, dettata inizialmente dagli obblighi semestrali di verifica che la Procura ha per legge, si è tradotta in un percorso più articolato che ha visto la partecipazione anche del Tribunale per i Minorenni, dell’Ufficio della Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, di Anci e del Centro di Giustizia Minorile. Oggi la sinergia si concretizza nell’utilizzo di un sistema informativo comune, alimentato dagli Enti gestori delle comunità che accolgono anche persone di minore età, accessibile nel pieno rispetto della riservatezza dei dati personali e delle funzioni di ciascun Ente coinvolto.

Fonte: Regione Emilia – Romagna


Cortili sonori, le feste musicali di Asp Città di Bologna

Al via “Cortili Sonori”, la rassegna di sei concerti all’aperto ideata e promossa da ASP, che si terrà dal 28 maggio al 2 luglio 2026, tutti i giovedì alle ore 18.30.
L’iniziativa animerà due luoghi speciali di ASP nel centro storico, che testimoniano l’ impegno di Asp Bologna nel welfare e nella tutela della bellezza: il cortile del museo La Quadreria di Palazzo Rossi Poggi Marsili (via Marsala 7) e il cortile di Santa Marta (Strada Maggiore 74), il complesso che l’Asp sta trasformando in un’innovativa Senior House. Attraverso un programma che intreccia musica dal vivo, arti visive e teatro, Asp apre questi spazi alla città, trasformandoli in luoghi di incontro, socialità e cultura.

L’inaugurazione si terrà questo giovedì 28 maggio nel cortile di Santa Marta con l’Orchestra Senzaspine.

Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso libero e gratuito.


Fondo sociale regionale: 60 milioni per il 2026

Più risorse per minori, famiglie e fragili. Sfiorano i 60 milioni di euro (esattamente 59,8 milioni) le risorse complessive destinate al Fondo sociale regionale 2026, con un incremento di 2,6 milioni di euro rispetto all’anno precedentepari a circa il +5%.

Dalla Giunta è arrivato il via libera al Programma annuale e alla ripartizione delle risorse destinate a rafforzare i servizi per l’infanzia, l’adolescenza e le famiglie, il contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, il sostegno alle persone fragili e la promozione dell’inclusione.

L’incremento complessivo delle risorse deriva dall’aumento dei fondi finalizzati regionali e nazionali, mentre nella quota destinata al sistema sociale territoriale si registra una riduzione di circa 586mila euro dei trasferimenti nazionali. La Regione Emilia-Romagna, tuttavia, conferma integralmente il proprio investimento sul Fondo sociale regionale, garantendo continuità agli interventi e rafforzando le azioni rivolte alle fasce più vulnerabili della popolazione.

Il Fondo sociale regionale è lo strumento di programmazione integrata dei servizi e degli interventi sociali e sanitari, nonché il principale riferimento per la definizione dei Piani di zona: ora i Comuni e gli enti capofila di distretto sono chiamati a presentare i propri piani attuativi entro il 31 luglio 2026. La Regione garantirà il monitoraggio e la rendicontazione attraverso piattaforme digitali, assicurando trasparenza, tracciabilità e coerenza nell’utilizzo delle risorse.

“Anche quest’anno- sottolinea l’assessora regionale al Welfare, Isabella Conti– confermiamo il nostro investimento sul Fondo sociale regionale e, nel complesso, le risorse disponibili aumentano di 2,6 milioni di euro rispetto al 2025, pari a circa il 5% in più. Un risultato importante, soprattutto in un quadro in cui la quota nazionale destinata al sociale territoriale subisce una riduzione. Abbiamo scelto di garantire continuità ai servizi e di rafforzare gli interventi più vicini alle persone, sostenendo progetti territoriali e servizi di prossimità capaci di intercettare bisogni sempre più complessi”.

“Siamo chiamati- proseguono Conti e l’assessora con delega al Contrasto alle povertà, Elena Mazzoni– a dare risposte nuove a fragilità che cambiano: non solo povertà economica, ma anche povertà educativa e relazionale, disagio giovanile, ritiro sociale e difficoltà che coinvolgono famiglie e adolescenti. Per questo investiamo su comunità inclusive e sulla capacità dei territori di costruire reti educative e sociali attente alle persone più vulnerabili. Come sempre – chiudono le assessore- per dare concretezza agli investimenti e rafforzare i servizi sarà fondamentale il ruolo di enti locali, Terzo settore e scuole, partendo dal vantaggio che in Emilia-Romagna esiste una rete pubblica strutturata e integrata che ci permette, nei servizi sociali, di essere un modello virtuoso anche a livello nazionale”.

“Cresce e si rafforza anche l’impegno della Regione sul contrasto alla povertà estrema e alla grave marginalità- aggiunge Mazzoni– attraverso la continuità e il consolidamento di servizi territoriali e interventi di prossimità, dai centri servizi alle unità di strada, fino ai percorsi di housing first e housing led, costruiti in questi anni insieme agli enti locali e al Terzo settore”.

Dei 59,8 milioni di euro del Fondo previsti nel bilancio regionale, 25,8 milioni sono risorse regionali e 33,9 milioni provengono da finanziamenti nazionali. I fondi statali, nel dettaglio, derivano dal Fondo nazionale politiche sociali (27,7 milioni) e dal Fondo famiglia (6,2 milioni).

Le principali misure

Al contrasto alla povertà sono destinati 23,1 milioni di euro. Sulla parte restante dei fondi, anche quest’anno, come nel 2025, le priorità di intervento riguardano i Centri per le famiglie – che in Emilia-Romagna sono 42, oltre a 13 sedi secondarie a cui se ne aggiungeranno altre 17 -, le cosiddette fasce grigie della popolazione (cioè quelle in difficoltà economiche), gli adolescenti e i preadolescenti, a cui sono destinati complessivamente, tra risorse nazionali e regionali, 6,7 milioni.

I quasi 4 milioni di fondi nazionali saranno utilizzati per progetti su 3 assi strategici: supporto ai primi mille giorni attraverso figure di sostegno alla maternità e alla famiglia (a cui sono destinati un milione e 560mila euro), ascolto e counseling dedicati ad adolescenti e loro genitori (900mila euro), potenziamento del ruolo informativo dei Centri e contributo all’apertura di sedi secondarie (un milione e 500mila euro).

La maggior parte delle ulteriori risorse – oltre 2,2 milioni di euro (esattamente 2.225.600)  del pacchetto complessivo di 2.725.600 euro – sono destinate alle azioni di consolidamento, sviluppo e qualificazione dei Centri per le Famiglie per rafforzare i servizi; azioni di  consulenza e servizi in merito all’alfabetizzazione mediatica e digitale dei minori, con particolare attenzione alla loro tutela rispetto all’esposizione a contenuti pornografici e violenti; attività di prevenzione dell’uso di sostanze psicotropevalorizzazione dell’invecchiamento attivo, attraverso il coinvolgimento delle persone anziane in attività di supporto alle famiglie; potenziamento degli interventi nei territori più fragili, in particolare nei comuni montani e nell’area ferrarese, favorendo una maggiore diffusione e accessibilità delle attività realizzate dai Centri.

La parte rimanente (500mila euro) è destinata alla realizzazione di interventi particolarmente innovativi, come arte e laboratori per bambini e ragazzi insieme alle loro famiglie per promuovere “il piacere di fare insieme” nel tempo libero; affiancamento familiare, ovvero famiglie che aiutano famiglie; fare community nel reale, promozione di esperienze di condivisione in gruppo e attività territoriali di prossimità.

Tra le risorse confermate, quelle per il programma sulle linee di indirizzo nazionali sull’intervento con bambini e famiglie in situazioni di vulnerabilità (Pippi), che ammonta a 1.121.488 euro, e quelle per il programma per le dimissioni protette, per 1.440.000 euro. Si tratta di un livello essenziale di prestazione sociale che garantisce la continuità assistenziale al momento della dimissione ospedaliera, attraverso il coordinamento tra medico curante, servizi sociali e sanitari.

Confermato anche per 350mila euro ‘Oltre la strada’, il progetto che garantisce la prosecuzione dei percorsi di fuoriuscita da condizioni di sfruttamento anche relativo alla tratta di esseri umani e, al contempo, di prevenire e contenere i danni alla salute delle persone coinvolte nei mercati della prostituzione, contribuendo alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e alla tutela della salute pubblica.

Fonte: Regione Emilia – Romagna


Minori e periferie: nelle grandi città un bambino su dieci vive in aree vulnerabili. Il rapporto di Save the Children

Nelle 14 principali città metropolitane italiane, circa 142 mila bambini e adolescenti — pari a 1 su 10 (10,3%) — crescono all’interno delle 158 “Aree di disagio socioeconomico urbano” (ADU) mappate dall’Istat. Un dato allarmante che fotografa una profonda frattura geografica ed educativa, dove il codice postale e il quartiere di nascita rischiano di ipotecare pesantemente il futuro dei più giovani.

È quanto emerge con drammatica chiarezza dal nuovo rapporto diffuso da Save the Children, intitolato “Le periferie dei bambini”. L’indagine analizza l’impatto dei divari territoriali sulla crescita dei minori, portando alla luce dinamiche di esclusione che richiedono risposte urgenti e strutturali da parte delle istituzioni e delle reti di welfare di comunità.

Povertà ed educazione: i tassi di abbandono raddoppiano nelle aree fragili

Il legame tra fragilità economica del contesto urbano e insuccesso scolastico è uno dei nodi centrali del rapporto. All’interno delle aree di disagio mapped (ADU), ben il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa. Questa precarietà materiale si traduce direttamente in barriere all’istruzione e povertà educativa:

  • Dispersione scolastica al doppio: Nelle periferie più vulnerabili, il tasso di abbandono scolastico o di ripetenza tra gli studenti delle scuole secondarie tocca il 15,4%, una cifra esattamente doppia rispetto alla media del resto dei comuni delle città metropolitane (ferma al 7,6%).

  • Barriere materiali ed economiche: Molti ragazzi subiscono l’esclusione sin dall’inizio dell’anno scolastico: il 16,7% degli studenti dell’ultimo anno delle scuole medie non dispone del materiale didattico necessario, e il 17,3% è costretto a rinunciare alle gite scolastiche per motivi economici (contro il 7,6% delle zone non vulnerabili).

  • Orientamento futuro ridimensionato: Il divario si riflette anche nelle aspettative di studio. Solo il 36,5% dei tredicenni che risiedono nelle zone fragili prevede di iscriversi al liceo, a fronte di ben il 66,9% dei coetanei che vivono in contesti socio-economici più favorevoli.

La forbice non si chiude con il percorso scolastico: la quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (NEET) sale al 35,6% nelle aree svantaggiate, staccando nettamente la media degli altri quartieri.

Lo stigma sociale e il forte senso di appartenenza dei ragazzi

Un altro aspetto inedito e significativo rilevato da Save the Children riguarda la dimensione psicologica e relazionale dei minori. Quasi la metà dei ragazzi intervistati (49,1%) percepisce uno stigma sociale verso il proprio quartiere, dichiarando di ritenere che la propria zona di residenza sia giudicata negativamente dagli esterni. Nelle aree meno vulnerabili, questa percezione di giudizio negativo scende al 29,5%.

Tuttavia, a fronte di questo pregiudizio esterno, l’indagine svela una forte risorsa interna: chi frequenta la scuola in questi quartieri manifesta un solido senso di appartenenza. Ben il 78,4% dei ragazzi si dichiara felice della propria scuola e del proprio ambiente, dimostrando una grande voglia di riscatto e di partecipazione attiva.

Interpellati su come migliorare il proprio territorio, i giovani hanno espresso richieste concrete che interpellano direttamente chi gestisce i servizi locali: al primo posto figurano servizi di pulizia e raccolta dei rifiuti più efficienti (54,2%), seguiti dalla necessità di avere più spazi pubblici di aggregazione, sport e verde comune.

Ripensare il welfare urbano a partire dai bisogni dei più piccoli

I dati di Save the Children confermano che la vulnerabilità sociale non è un elemento astratto, ma si radica nei territori e si alimenta delle carenze infrastrutturali e di servizi.

Per contrastare la povertà educativa e l’isolamento delle periferie, diventa essenziale promuovere una nuova stagione di co-progettazione territoriale. Scuole, reti del terzo settore, aziende di servizi pubblici e istituzioni locali devono stringere patti di comunità per trasformare le aree più fragili in “hub” di opportunità, potenziando l’offerta educativa, i servizi di prossimità e la qualità degli spazi urbani vissuti dalle nuove generazioni.


Il comunicato e la documentazione completa dell’indagine sono consultabili sul sito ufficiale di Save the Children Italia.


Spazio Comune e il nuovo Patto UE: a Bologna un confronto sulle risposte locali per accoglienza, protezione e integrazione

Sarà dedicato al tema delle politiche europee per l’accoglienza e all’importanza delle reti territoriali il convegno “Spazio Comune e il nuovo Patto UE: costruire risposte locali per l’accoglienza, la protezione e l’integrazione”, in programma mercoledì 21 maggio alle ore 9 nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, a Bologna.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Bologna e da ASP Città di Bologna in collaborazione con UNHCR e rappresenta un momento di approfondimento e confronto sul nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, con particolare attenzione alle ricadute locali e al ruolo dei servizi territoriali nel garantire percorsi di accoglienza, tutela dei diritti e inclusione.

I lavori si apriranno alle 9.30 con i saluti istituzionali di Matilde Madrid, Assessora al Welfare, salute, fragilità, anziani, sicurezza urbana e Protezione civile del Comune di Bologna, e di Luca Rizzo Nervo, Delegato alle politiche su immigrazione e cooperazione internazionale presso la Presidenza della Regione Emilia-Romagna.

Sarà poi presentato lo stato di avanzamento del progetto Spazio Comune da parte del dott. Massimo Gnone di UNHCR. Seguirà un approfondimento dedicato alle Linee Guida sul nuovo Patto UE Migrazione e Asilo, curato dal Tavolo Sportelli Legali con gli interventi di Luigi Rol e Michela Bignami.

Tra i temi al centro della mattinata anche il diritto all’informazione e alla partecipazione delle comunità migranti, affrontato da Lucia Fresa, Responsabile dell’Unità Operativa Diritti, cooperazione e nuove cittadinanze del Comune di Bologna.

Dalle 11.30 alle 13.30 si terrà la tavola rotonda “Il nuovo Patto UE: costruire risposte locali per l’accoglienza, la protezione e l’integrazione”, moderata dalla giornalista Cristina Giudici.

Interverranno Luca Minniti, Presidente della sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini UE del Tribunale di Bologna, Agnese Palazzi di Unibo e Denise Venturi di UNHCR

L’incontro si propone come un’occasione di dialogo tra istituzioni, operatori, mondo accademico e realtà impegnate nei percorsi di accoglienza e inclusione, per condividere strumenti, pratiche e prospettive alla luce delle nuove politiche europee in materia migratoria.

Scarica qui il programma


Il futuro del lavoro di cura tra carenza di personale e innovazione: i dati dell’indagine presentata a Cesena

Si è tenuto lo scorso 14 maggio a Cesena il convegno dedicato al futuro e alle sfide cruciali del lavoro di cura, un momento di confronto strategico organizzato da ASP Cesena Valle Savio. L’incontro, che ha visto la partecipazione di esperti del settore ed esponenti istituzionali  ha offerto un’importante occasione per fare il punto su un comparto che attraversa una profonda fase di transizione, stretto tra la crescente carenza di personale e la necessità di integrare nuove soluzioni tecnologiche.

Al centro del dibattito vi è stata la presentazione dell’indagine conoscitiva sul lavoro di cura e l’assistenza domiciliare, i cui dati integrali sono stati raccolti e resi disponibili nella relazione ufficiale dell’evento.

I principali risultati dell’indagine: i nodi emersi dal territorio

La relazione scientifica offre una fotografia nitida delle complessità che le famiglie e i servizi pubblici si trovano ad affrontare quotidianamente nella gestione della non autosufficienza e della fragilità. Dall’analisi emergono tre macro-tendenze fondamentali:

  1. La contrazione dell’offerta professionale e la carenza di assistenti familiari: Il dato più allarmante riguarda la progressiva difficoltà nel reperire assistenti familiari (colf e badanti) e Operatori Socio-Sanitari (OSS) qualificati. A fronte di un progressivo e costante invecchiamento della popolazione locale, la disponibilità di personale formato non riesce a soddisfare la domanda delle famiglie, lasciando molti nuclei in una condizione di forte isolamento assistenziale.

  2. Il peso economico e organizzativo sui caregiver familiari: L’indagine evidenzia come la quota principale del lavoro di cura graviti ancora direttamente sui familiari (spesso donne o giovani adulti caregiver). Questo impegno, che si protrae per anni in modo non retribuito, genera un forte impatto sul benessere psico-fisico del caregiver e sulla sua stabilità lavorativa, rendendo indispensabili interventi di sollievo, ascolto e orientamento.

  3. Il ruolo strategico della formazione e dei punti di supporto pubblici: Emerge con forza il valore dei percorsi formativi dedicati. Strutture come il Punto di Appoggio al Lavoro di Cura di ASP Cesena Valle Savio e i corsi di formazione specifici (che dal 2009 a oggi hanno qualificato sul territorio quasi 600 persone) risultano determinanti per innalzare la qualità delle cure domestiche, garantire la sicurezza degli assistiti e prevenire il fenomeno del lavoro sommerso.

Innovazione tecnologica e integrazione dei servizi: le risposte per il futuro

Per rispondere alla carenza di personale, il convegno ha evidenziato come l’evoluzione del welfare di comunità debba necessariamente passare da una maggiore integrazione socio-sanitaria e dall’introduzione della tecnologia applicata alla cura.

Soluzioni legate alla domotica assistiva, alla teleassistenza e al telesoccorso non intendono sostituire il fattore umano — insostituibile nella relazione assistenziale —, ma puntano a qualificarlo, sollevando i caregiver dai compiti più usuranti e garantendo un monitoraggio continuo della sicurezza domiciliare dell’anziano fragilizzato.

Il monitoraggio del territorio e l’analisi dei bisogni reali rimangono la bussola per orientare le politiche pubbliche locali. La sfida per le Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP) e per l’Unione dei Comuni della Valle del Savio sarà quella di continuare a co-progettare e implementare una rete di supporti flessibili, capaci di intercettare le fragilità prima che si trasformino in una perdita totale di autonomia.


La relazione integrale con tutti i grafici e le tabelle statistiche emerse dall’indagine sul territorio è consultabile e scaricabile direttamente al seguente link: relazione.pdf.


ASP CESENA VALLE SAVIO – A Cesena una mattinata di confronto sul futuro del lavoro di cura, tra carenza di personale e innovazione tecnologica

Quali prospettive attendono il lavoro di cura nei prossimi anni? Come affrontare la crescente carenza di personale qualificato e quale ruolo potrà avere l’innovazione tecnologica, dall’intelligenza artificiale ai nuovi modelli organizzativi, nella qualità dell’assistenza? Saranno questi i temi al centro del convegno Lavoro di cura: quali prospettive, in programma giovedì 14 maggio, dalle 09:15 alle 13:30, nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana.

L’iniziativa è promossa da ASP Cesena Valle del Savio e dall’Unione dei Comuni Valle del Savio, con il contributo di BCC Romagnolo e la collaborazione di ASPER e Techne. L’obiettivo dell’incontro è aprire un confronto tra istituzioni, mondo accademico, professionisti del settore socio-sanitario e realtà del territorio sulle sfide che interessano il comparto dell’assistenza e della cura.

Ad aprire i lavori saranno il Presidente di ASP Cesena Valle del Savio Andrea Pulini, la Presidente dell’Unione dei Comuni Valle del Savio Monica Rossi e la direzione di BCC Romagnolo. Alle 09:45 spazio agli interventi di approfondimento. Verrà presentata un’indagine sulle professioni di cura nel territorio di Cesena e del comprensorio, illustrata da Lia Benvenuti, direttrice generale di Techne, e da Benedetta Siboni, professoressa associata di Economia aziendale all’Università di Bologna – Campus di Forlì. Seguirà un focus dedicato all’impatto delle nuove tecnologie sull’assistenza con l’intervento ‘L’assistenza del futuro: come l’Intelligenza Artificiale potrà modificare il lavoro di cura’, affidato a Guido Magrin di TeiaCare.

Alle 10:30 prenderà il via una tavola rotonda sulle possibili strategie territoriali per affrontare le criticità del settore. A introdurre il confronto sarà Isabella Conti, Assessora al Welfare della Regione Emilia-Romagna.

Porteranno il loro contributo Emanuela Giangrandi, coordinatrice ASPER–CISPEL, Simona Benedetti, responsabile del Centro Studi Legacoop Romagna, Loretta Vallicelli, vicepresidente OPI Forlì-Cesena, Maria Silvia Arcuti, dirigente scolastico del Liceo Monti di Cesena, Luca Decembrotto, professore associato del Corso di Laurea in Educatore Sociale dell’Università di Bologna, Luca Gelati, responsabile dell’Area Assistenziale della Regione Emilia-Romagna, e Marilena Pillati, coordinatrice Welfare di ANCI Emilia-Romagna.

L’incontro prevede anche interventi dal pubblico e si concluderà con le considerazioni finali affidate a Enzo Lattuca, Presidente della CTSS della Romagna.

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