Il futuro del lavoro di cura tra carenza di personale e innovazione: i dati dell’indagine presentata a Cesena
Si è tenuto lo scorso 14 maggio a Cesena il convegno dedicato al futuro e alle sfide cruciali del lavoro di cura, un momento di confronto strategico organizzato da ASP Cesena Valle Savio. L’incontro, che ha visto la partecipazione di esperti del settore ed esponenti istituzionali ha offerto un’importante occasione per fare il punto su un comparto che attraversa una profonda fase di transizione, stretto tra la crescente carenza di personale e la necessità di integrare nuove soluzioni tecnologiche.
Al centro del dibattito vi è stata la presentazione dell’indagine conoscitiva sul lavoro di cura e l’assistenza domiciliare, i cui dati integrali sono stati raccolti e resi disponibili nella relazione ufficiale dell’evento.
I principali risultati dell’indagine: i nodi emersi dal territorio
La relazione scientifica offre una fotografia nitida delle complessità che le famiglie e i servizi pubblici si trovano ad affrontare quotidianamente nella gestione della non autosufficienza e della fragilità. Dall’analisi emergono tre macro-tendenze fondamentali:
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La contrazione dell’offerta professionale e la carenza di assistenti familiari: Il dato più allarmante riguarda la progressiva difficoltà nel reperire assistenti familiari (colf e badanti) e Operatori Socio-Sanitari (OSS) qualificati. A fronte di un progressivo e costante invecchiamento della popolazione locale, la disponibilità di personale formato non riesce a soddisfare la domanda delle famiglie, lasciando molti nuclei in una condizione di forte isolamento assistenziale.
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Il peso economico e organizzativo sui caregiver familiari: L’indagine evidenzia come la quota principale del lavoro di cura graviti ancora direttamente sui familiari (spesso donne o giovani adulti caregiver). Questo impegno, che si protrae per anni in modo non retribuito, genera un forte impatto sul benessere psico-fisico del caregiver e sulla sua stabilità lavorativa, rendendo indispensabili interventi di sollievo, ascolto e orientamento.
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Il ruolo strategico della formazione e dei punti di supporto pubblici: Emerge con forza il valore dei percorsi formativi dedicati. Strutture come il Punto di Appoggio al Lavoro di Cura di ASP Cesena Valle Savio e i corsi di formazione specifici (che dal 2009 a oggi hanno qualificato sul territorio quasi 600 persone) risultano determinanti per innalzare la qualità delle cure domestiche, garantire la sicurezza degli assistiti e prevenire il fenomeno del lavoro sommerso.
Innovazione tecnologica e integrazione dei servizi: le risposte per il futuro
Per rispondere alla carenza di personale, il convegno ha evidenziato come l’evoluzione del welfare di comunità debba necessariamente passare da una maggiore integrazione socio-sanitaria e dall’introduzione della tecnologia applicata alla cura.
Soluzioni legate alla domotica assistiva, alla teleassistenza e al telesoccorso non intendono sostituire il fattore umano — insostituibile nella relazione assistenziale —, ma puntano a qualificarlo, sollevando i caregiver dai compiti più usuranti e garantendo un monitoraggio continuo della sicurezza domiciliare dell’anziano fragilizzato.
Il monitoraggio del territorio e l’analisi dei bisogni reali rimangono la bussola per orientare le politiche pubbliche locali. La sfida per le Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP) e per l’Unione dei Comuni della Valle del Savio sarà quella di continuare a co-progettare e implementare una rete di supporti flessibili, capaci di intercettare le fragilità prima che si trasformino in una perdita totale di autonomia.
La relazione integrale con tutti i grafici e le tabelle statistiche emerse dall’indagine sul territorio è consultabile e scaricabile direttamente al seguente link: relazione.pdf.
ASP CESENA VALLE SAVIO – A Cesena una mattinata di confronto sul futuro del lavoro di cura, tra carenza di personale e innovazione tecnologica
Quali prospettive attendono il lavoro di cura nei prossimi anni? Come affrontare la crescente carenza di personale qualificato e quale ruolo potrà avere l’innovazione tecnologica, dall’intelligenza artificiale ai nuovi modelli organizzativi, nella qualità dell’assistenza? Saranno questi i temi al centro del convegno Lavoro di cura: quali prospettive, in programma giovedì 14 maggio, dalle 09:15 alle 13:30, nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana.
L’iniziativa è promossa da ASP Cesena Valle del Savio e dall’Unione dei Comuni Valle del Savio, con il contributo di BCC Romagnolo e la collaborazione di ASPER e Techne. L’obiettivo dell’incontro è aprire un confronto tra istituzioni, mondo accademico, professionisti del settore socio-sanitario e realtà del territorio sulle sfide che interessano il comparto dell’assistenza e della cura.
Ad aprire i lavori saranno il Presidente di ASP Cesena Valle del Savio Andrea Pulini, la Presidente dell’Unione dei Comuni Valle del Savio Monica Rossi e la direzione di BCC Romagnolo. Alle 09:45 spazio agli interventi di approfondimento. Verrà presentata un’indagine sulle professioni di cura nel territorio di Cesena e del comprensorio, illustrata da Lia Benvenuti, direttrice generale di Techne, e da Benedetta Siboni, professoressa associata di Economia aziendale all’Università di Bologna – Campus di Forlì. Seguirà un focus dedicato all’impatto delle nuove tecnologie sull’assistenza con l’intervento ‘L’assistenza del futuro: come l’Intelligenza Artificiale potrà modificare il lavoro di cura’, affidato a Guido Magrin di TeiaCare.
Alle 10:30 prenderà il via una tavola rotonda sulle possibili strategie territoriali per affrontare le criticità del settore. A introdurre il confronto sarà Isabella Conti, Assessora al Welfare della Regione Emilia-Romagna.
Porteranno il loro contributo Emanuela Giangrandi, coordinatrice ASPER–CISPEL, Simona Benedetti, responsabile del Centro Studi Legacoop Romagna, Loretta Vallicelli, vicepresidente OPI Forlì-Cesena, Maria Silvia Arcuti, dirigente scolastico del Liceo Monti di Cesena, Luca Decembrotto, professore associato del Corso di Laurea in Educatore Sociale dell’Università di Bologna, Luca Gelati, responsabile dell’Area Assistenziale della Regione Emilia-Romagna, e Marilena Pillati, coordinatrice Welfare di ANCI Emilia-Romagna.
L’incontro prevede anche interventi dal pubblico e si concluderà con le considerazioni finali affidate a Enzo Lattuca, Presidente della CTSS della Romagna.
Servizi educativi 0-6: l’Italia al bivio tra innovazione e carenza di personale. Le sfide per le aziende di servizio pubblico
Il settore dei servizi educativi per l’infanzia (0-6 anni) non è più un semplice “servizio accessorio”, ma si è trasformato in un’infrastruttura sociale strategica per il futuro del Paese. Una recente ricerca comparativa internazionale coordinata dalla Fondazione Agnelli – che analizza i sistemi di Italia, Francia, Germania, Spagna e Inghilterra – mette in luce come l’Italia si trovi oggi a un punto di svolta cruciale.
Per le aziende di servizio pubblico associate ad ASPER, comprendere queste dinamiche è fondamentale per orientare gli investimenti e la gestione operativa dei prossimi anni.
Tre sfide sistemiche per il welfare locale
Secondo lo studio, il potenziamento del sistema “Zero-Sei” è la risposta necessaria a tre grandi nodi critici:
- Sviluppo del bambino e contrasto alle disuguaglianze: Servizi di qualità riducono i divari di apprendimento fin dai primi anni di vita.
- Occupazione femminile e conciliazione: La disponibilità di nidi è il motore principale per permettere alle madri di restare nel mercato del lavoro.
- Shock demografico: In un’Italia segnata da un forte calo delle nascite, sostenere le responsabilità di cura è una priorità assoluta per la tenuta del tessuto sociale.
Il “Gap” italiano: partecipazione e investimenti
Nonostante i progressi, l’Italia sconta ancora un ritardo rispetto agli obiettivi europei. Mentre la frequenza delle scuole dell’infanzia (3-6 anni) è ormai universale (95%), la partecipazione ai servizi sotto i tre anni si attesta intorno al 39%, contro un obiettivo UE del 45% entro il 2030.
Sul fronte finanziario, la spesa pubblica italiana per le famiglie (circa l’1,9% del PIL) è cresciuta, ma resta lontana dai livelli di Francia e Germania (3,4% del PIL). Per le aziende locali, questo significa operare in un contesto di risorse crescenti ma ancora insufficienti a coprire la domanda potenziale, specialmente nelle fasce di popolazione più fragili.
Dalla ricerca emergono aspetti di estremo interesse per chi gestisce direttamente i servizi sul territorio:
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Carenza di personale e condizioni di lavoro: Uno dei temi caldi evidenziati è la difficoltà nel reperire personale qualificato e la necessità di migliorare le condizioni retributive e lavorative per rendere il settore attrattivo.
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Innovazione e Qualità: Il sistema italiano è riconosciuto per il suo “grande potenziale di innovazione sociale e pedagogica”. Per le associate ASPER, la sfida è mantenere standard elevati attraverso il monitoraggio costante e la valutazione delle politiche.
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Integrazione 0-6: Il passaggio verso un sistema integrato richiede uno sforzo organizzativo per superare la frammentazione tra nidi e scuole dell’infanzia, garantendo continuità educativa alle famiglie.
Il messaggio della Fondazione Agnelli è chiaro: investire nei servizi per l’infanzia non è solo un atto di welfare, ma una scelta di politica economica lungimirante. Per le aziende pubbliche, questo significa passare da una gestione emergenziale a una programmazione strategica, capace di coniugare sostenibilità dei costi, innovazione tecnologica e umanizzazione della cura.
L’articolo si basa sulla sintesi della ricerca “Partire bene: i servizi educativi per l’infanzia in Italia e in Europa” pubblicata da Fondazione Agnelli (2024).
Save the date: il futuro del lavoro di cura a Cesena
Il mondo dell’assistenza e del welfare sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Per riflettere sulle sfide attuali e sulle traiettorie future, l’ASP Distretto Cesena Valle Savio organizza un importante momento di confronto aperto a professionisti, istituzioni e cittadini.
Lavoro di cura: quali prospettive?
Il convegno, intitolato “Lavoro di cura: quali prospettive”, si terrà a Cesena il prossimo giovedì 14 maggio, dalle ore 9:00 alle 13:30, presso la prestigiosa cornice dell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana in Piazza Bufalini.
L’incontro nasce dall’esigenza di analizzare criticamente il settore, mettendo a fuoco tre pilastri fondamentali per i prossimi anni:
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Carenza di personale qualificato: come attrarre e formare nuove risorse in un settore sempre più cruciale.
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Sviluppo tecnologico: l’impatto dell’innovazione digitale e tecnica nel supporto quotidiano alla persona.
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Qualità delle prestazioni: garantire standard elevati e umanizzazione delle cure in un contesto in mutamento.
Una rete per il territorio
L’iniziativa vede la partecipazione dell’Unione dei Comuni Valle del Savio e gode del contributo del BCC Romagnolo.
ASPER, insieme a Cispe Tech, collabora alla realizzazione di questo evento.
Informazioni utili
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Quando: Giovedì 14 maggio, ore 9:00 – 13:30.
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Dove: Aula Magna Biblioteca Malatestiana, Piazza Bufalini, Cesena.
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Programma: Il programma dettagliato con tutti gli interventi sarà disponibile e diffuso a breve.
Il valore sociale del caregiver: lo studio del CNEL
Di fronte a una popolazione che invecchia, il ruolo di chi assiste i propri cari diventa un pilastro del welfare. Ma a quale prezzo? I dati del CNEL rivelano il profilo, le sfide e le eccellenze regionali di una figura fondamentale quanto fragile.
Il “valore sociale del caregiver” non è più solo un concetto etico, ma una necessità strutturale che il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) ha deciso di quantificare in un recente e dettagliato rapporto. Documentando la realtà di chi si prende cura di familiari non autosufficienti, lo studio evidenzia come il caregiver sia il vero “motore nascosto” del sistema di protezione sociale italiano, con un impatto profondo sulla salute, sull’economia e sull’equilibrio vita-lavoro.
L’identikit del Caregiver: donne, over 45 e a rischio povertà
Secondo il rapporto, i caregiver in Italia sono oltre 7 milioni. Un esercito silenzioso composto per il 58% da donne, con una concentrazione massima nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni.
Il dato che emerge con maggior forza è il rischio di impoverimento e isolamento:
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Impatto lavorativo: Il tasso di occupazione delle donne caregiver è di 4 punti inferiore rispetto a chi non ha responsabilità di cura.
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Salute mentale: Oltre il 40% dei caregiver manifesta sintomi depressivi o forte stress (burnout), dovuto a carichi di assistenza che spesso superano le 20 ore settimanali.
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Vulnerabilità economica: Circa la metà dei nuclei familiari con disabili dichiara un ISEE inferiore ai 9.000 euro, a dimostrazione di come la cura informale possa spingere verso la povertà.
Il “Modello Emilia-Romagna”: un’eccellenza nel riconoscimento
Se il quadro nazionale appare complesso, l’Emilia-Romagna si conferma come una delle regioni all’avanguardia nella tutela di questa figura. È stata infatti la prima regione in Italia a dotarsi di una legge specifica (Legge Regionale 2/2014) per il riconoscimento e il sostegno del caregiver familiare.
I punti chiave del supporto regionale
L’Emilia-Romagna non si limita al riconoscimento formale, ma ha costruito una rete di servizi che il rapporto CNEL cita come punto di riferimento:
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Integrazione nel PAI (Piano Assistenziale Individualizzato): Il caregiver non è un semplice spettatore, ma parte integrante del piano di cura, con diritti specifici a ricevere supporto dai servizi sociali e sanitari.
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La “Caregiver Card”: Uno strumento innovativo che permette il riconoscimento formale della figura presso i servizi pubblici e sanitari, facilitando l’accesso e la comunicazione con i professionisti.
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Supporto Psicologico e Prevenzione del Burnout: La regione promuove attivamente la valutazione dello stress (attraverso strumenti come la Scala Zarit) e offre percorsi di sollievo per prevenire il crollo fisico e mentale di chi assiste.
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Riconoscimento delle Competenze: Un tema caro al CNEL è la certificazione delle competenze acquisite nel lavoro di cura, affinché l’esperienza maturata possa diventare una risorsa spendibile nel mercato del lavoro formale.
Verso una tutela nazionale: la sfida legislativa
Il rapporto CNEL funge da ponte verso una legge quadro nazionale che possa uniformare le tutele su tutto il territorio. L’obiettivo è trasformare il “volontariato forzato” in una scelta supportata da diritti certi: contributi previdenziali, tutele assicurative e una reale conciliazione tra lavoro e assistenza.
In questo scenario, l’esperienza dell’Emilia-Romagna dimostra che investire sul caregiver significa investire sulla tenuta dell’intera comunità. Per siti come asper.cispeler.it, attenti alle dinamiche sociali e del lavoro, il messaggio è chiaro: sostenere chi cura non è solo un atto di civiltà, ma un requisito indispensabile per la sostenibilità futura del nostro Paese.
Per approfondire: È possibile consultare il documento integrale “Il valore sociale del caregiver”
ASP REGGIO EMILIA – Città delle Persone, nominato il nuovo Cda. La presidente è Alessandra Medici
É Alessandra Medici, project manager Art-ER con esperienza nell’ambito dell’Innovazione sociale e assessora a Welfare del Comune di Guastalla, la nuova presidente di ASP Reggio Emilia – Città delle persone.
La presidente è espressione del nuovo Cda nominato su designazione del Comune di Reggio Emilia, nella mattinata di mercoledì 8 aprile dall’Assemblea dei soci composta dal sindaco di Reggio Emilia (socio maggioritario), dal presidente della Provincia e dai soci privati rappresentati dal Seniore dei discendenti del Conte Girolamo Ancini e dal Seniore dei Discendenti di Raimondo Franchetti.
Gli altri membri del Consiglio di Amministrazione nominati dall’Assemblea sono Luca Poletti e Sandra Coriani. Nel pomeriggio i tre componenti hanno eletto in seno al Cda la presidente che subentra a Mariella Martini, la quale negli ultimi cinque anni ha ricoperto l’incarico affiancata da Simone Caprari e Giulia Notari.
“Alla dottoressa Mariella Martini – che in questi anni ha guidato con competenza e dedizione l’organo di indirizzo gestionale dell’Asp Città delle Persone, come agli altri membri del Cda uscente desidero esprimere i miei più sentiti ringraziamenti”, ha affermato il sindaco Marco Massari. “L’Asp – ha continuato il sindaco Massari rivolgendo i migliori auguri di buon lavoro al nuovo Cda – è l’azienda pubblica a cui è affidato un compito importantissimo per la tenuta della nostra comunità: l’organizzazione e l’erogazione di servizi socio-assistenziali e sociosanitari rivolti alle persone non autosufficienti, anziani e persone con disabilità in primis, ma anche delle comunità educative rivolte ai minori e famiglie e sempre più, è chiamata ad occuparsi anche di disagio giovanile: presto negli spazi dell’Asp inaugureremo un luogo dedicato e pensato proprio per i giovani”.
“L’invecchiamento della popolazione e il futuro dei nostri ragazzi, non solo in termini di disagio ma anche di opportunità che il territorio è in grado di offrire – aggiunge l’assessora alla Cura delle Persone Annalisa Rabitti – sono tra le principali sfide che ci troviamo ad affrontare come amministratori locali. Una sfida che richiede lungimiranza, innovazione e che affrontiamo attuando politiche per anziani, per persone con disabilità e politiche giovanili in strettissima sinergia tra loro: una strategia che vogliamo portare avanti lavorando tutti insieme: Comune, Asp – Città delle Persone, Asl e Terzo settore”.
Alessandra Medici, originaria di Brescello (RE) 37enne, una laurea magistrale in Relazioni internazionali conseguita all’Ateneo di Bologna e un master di secondo livello in Managment delle Organizzazioni non profit, per Art-ER, Società Consortile dell’Emilia-Romagna per favorire la crescita sostenibile della regione attraverso lo sviluppo di innovazione e conoscenza, attrattività e internazionalizzazione del territorio, ha lavorato all’implementazione di progetti europei e nazionali. Ha svolto assistenza tecnica alla Regione Emilia-Romagna in materia di rafforzamento di servizi e reti per l’innovazione sociale e l’economia sociale, occupandosi in particolare della Legge Regionale sull’economia sociale e del Codice del terzo settore.
In qualità di consigliera dell’Unione dei Comuni della Bassa reggiana ricopre anche il ruolo di presidente della Commissione Welfare ed è membro del programma Yep (Giovani Politici Eletti) del Comitato Europeo delle Regioni.
Sandra Coriani, nata a Baiso (RE), attualmente in pensione, ha all’attivo una ventennale carriera come dirigente delle Professioni sanitarie presso l’Azienda Usl Irccs di Reggio Emilia, iniziata all’Arcispedale SMN. All’interno delle strutture sanitarie del territorio ha ricoperto numerosi e qualificati incarichi che l’hanno portata anche ad essere coordinatrice dell’attività di emergenza/urgenza della Centrale operativa 118 Reggio Emilia Soccorso e prima ancora è stata responsabile della qualità dell’assistenza ai pazienti presso la Rianimazione del Santa Maria Nuova. Tra gli incarichi ricoperti anche quello nel Cda di Farmacie Comunali Riunite. Al tempo stesso ha svolto una lunga attività di docenza all’Università degli Studi di Modena presso il corso di Laurea magistrale in Scienze infermieristiche, il master di Coordinamento e il D.U. per Infermieri.
Luca Poletti, 49 anni, nativo di Laives (BZ) attualmente all’Ufficio sviluppo del personale della Provincia autonoma di Bolzano dove si occupa prevalentemente di E-Learning e Progetti Pnrr, dopo la Laurea magistrale in Scienze Politiche conseguita all’Università di Bologna, ha lavorato, fino al 2023 sul territorio reggiano, dove ha prevalentemente condotto esperienze dirigenziali in ambito privato. Inoltre, per una decina d’anni, dal 2004 al 2014, è stato assessore e vicesindaco del Comune di Albinea.
Regioni: bene l’approvazione del Piano Nazionale non autosufficienza. Ora sbloccare i fondi
E’ di circa 3 miliardi di euro lo stanziamento previsto nel nuovo Piano Nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, finanziato dal Fondo per le non autosufficienze con oltre 982 milioni per il 2025, 934 milioni per il 2026 e 1 miliardo e 108 milioni per il 2027. Le risorse sono ripartite tra una quota indistinta a supporto della fragilità e una quota vincolata all’attuazione dei LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali), all’assunzione di personale specializzato e alla realizzazione di progetti per la vita indipendente.
Le Regioni hanno sollecitato l’emanazione tempestiva della circolare esplicativa sulle anticipazioni finanziarie e l’erogazione delle prime quote disponibili; l’obiettivo è evitare criticità nella gestione dei servizi dovute a ritardi centrali, assicurando che le prestazioni arrivino regolarmente alle famiglie.
L’iniziativa segna un passo avanti nella programmazione sociale nazionale frutto di un confronto tra Governo e Regioni che deve continuare in modo proficuo e tiene conto anche della futura integrazione con il Piano dedicato alla cura della fragilità degli anziani, attualmente in fase di definizione.
Welfare, Adozione della Cartella sociale informatizzata
Con il Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 31 dell’11 marzo 2026, su proposta della Rete della protezione ed inclusione sociale, è stato adottato il documento recante “Linee guida e requisiti funzionali per la progettazione della Cartella sociale informatizzata”.
Si tratta di un’attività realizzata da ANCI su richiesta della Direzione Generale per lo Sviluppo sociale e gli aiuti alle povertà del Ministero, nel quadro delle misure sostenute dal PN Inclusione e lotta alla povertà 2021-2027 e delle attività finalizzate a migliorare e potenziare la capacità degli Ambiti territoriali sociali di rispondere adeguatamente alle necessità dei cittadini più fragili.
Il documento definisce, per la prima volta, un modello nazionale omogeneo che possa orientare la progettazione delle soluzioni informatiche per la gestione e il tracciamento degli interventi sociali e sociosanitari a livello locale, chiarendo i requisiti minimi per garantire l’interoperabilità con il Sistema Informativo Unitario dei Servizi Sociali (SIUSS) e con le principali banche dati nazionali e mettendo a disposizione un linguaggio condiviso per Regioni, ATS e Comuni.
Per saperne di più:
- Decreto ministeriale n. 31 dell’11 marzo 2026
- Linee guida e requisiti funzionali per la progettazione della Cartella sociale informatizzata
- Allegati
Fonte: Anci
Asp Ferrara. Alessandro Misiani è il nuovo amministratore unico: Triches rimane direttore generale
L’ avvocato Alessandro Misiani è il nuovo Amministratore Unico di Asp Ferrara mentre Stefano Triches continuerà a ricoprire il ruolo di direttore generale dell’azienda di servizi alla persona. Nei giorni scorsi l’assemblea dei soci, formata da rappresentanti dei Comuni di Ferrara, Masi Torello e Voghiera, ha formalizzato la nomina di Misiani, che si è già insediato presso la sede di via Ripagrande.
Come primo atto, il nuovo Amministratore Unico ha scelto di prorogare di 6 mesi l’incarico del direttore generale Stefano Triches, incontrando poi le posizioni organizzative di un’Azienda che continuerà a dare risposte a famiglie, minori, anziani e persone con disabilità del territorio.
Tutto questo grazie ad un contratto di gestione dei servizi sociali rinnovato lo scorso 1 luglio, che oltre ad un contributo fisso di 7,5 milioni di euro vede un flusso finanziario complessivo di circa 10 milioni di euro annuali, dovuto a trasferimenti da parte del Comune per progettualità specifiche. L’impegno economico è stato confermato anche per questo 2026.
Intesa in Conferenza Unificata sul Piano non autosufficienza 2025-2027 e riparto Fondo
In sede di Conferenza Unificata, che si è svolta il 18 marzo 2026, è stata raggiunta l’intesa sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delegato per le disabilità e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute e il Ministro dell’economia e delle finanze, di adozione del Piano nazionale per la non autosufficienza e di riparto del Fondo per le non autosufficienze relativo al triennio 2025-2027.
Il DPCM provvede al riparto alle Regioni per il successivo trasferimento agli Ambiti Territoriali Sociali delle risorse del Fondo per la Non Autosufficienza 2025-27, finalizzato alla copertura dei costi di rilevanza sociale dell’assistenza sociosanitaria per la platea delle persone con disabilità e le persone anziane non autosufficienti, che ammonta a 982,2 milioni nel 2025, 934,5 milioni di euro nel 2026 e 1.108,4 milioni di euro nel 2027.
Il decreto adotta anche il Piano per la non autosufficienza 2025-2027, che riguarda le persone con disabilità non autosufficienti fino ai 70 anni (frutto di un percorso condiviso, già approvato dalla Rete della protezione e dell’inclusione sociale e dalla CTFS) e prevede la successiva adozione con decreto (art.6) del Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziani (di età pari o superiore a 70 anni) 2025-27.
Sul totale delle risorse, sono previste quote vincolate:
- 250 milioni annui per i LEP anziani (assistenza domiciliare, servizi di sollievo e supporto alle famiglie) ripartiti per il 70% sulla base degli anziani residenti di età pari o superiore a 70 anni e per il 30% per i titolari di indennità di accompagnamento di età pari o superiori a 70 anni;
- 50 milioni per l’assunzione di personale sociale nei PUA;
- 14,64 milioni per i progetti di Vita indipendente.
Su richiesta di Anci, è stata introdotta una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse tra le due platee (persone con disabilità e anziani NA), senza un riparto rigido a monte: saranno Regioni e ATS a definire la programmazione in base alle esigenze territoriali.
Una parte delle risorse del FNA è destinata infatti in maniera indistinta a entrambe le platee: tale quota è pari a 605,1 milioni di euro per il 2025, 619,9 milioni di euro per il 2026 e 793,8 milioni di euro per il 2027, ed è ripartita tra le Regioni sulla base dei seguenti criteri (aggiornati su richiesta della Corte dei Conti e della CTFS):
- 80% in base alla popolazione residente pari o superiore ai 75 anni;
- 10% sull’incidenza delle indennità di accompagnamento
- 10% sulle certificazioni di gravità ex art. 3, comma 3 della Legge 104/92.
In sede di Conferenza, nell’esprimere l’intesa, Anci ha sottolineato tuttavia l’assoluta necessità, stante il grande ritardo accumulato, di procedere con la massima urgenza al perfezionamento dell’iter di adozione del decreto, nonché di procedere ad una revisione complessiva del funzionamento del Fondo, volta a superare le criticità strutturali attuali e a garantire una programmazione più fluida e stabile per i territori; esigenza che deve estendersi all’intero sistema di finanziamento delle politiche sociali.
Fonte: Anci









